Michel Platini: "Si, la Juve puo' vincere la Champions" | JMania

Michel Platini: “Si, la Juve puo’ vincere la Champions”

Vi segnaliamo una bella intervista al presidente UEFA Platini di Roberto Beccantini (La Stampa, qui il link), nel quale Le Roi Michel si dice fiducioso per le italiane in Champions….e un po’ meno per il Barcellona. Presidente Platini, chi vince la Champions? «Fossi nel Barcellona di Ibrahimovic mi toccherei…». Perché? «Perché da quando la Coppa dei …

Vi segnaliamo una bella intervista al presidente UEFA Platini di Roberto Beccantini (La Stampa, qui il link), nel quale Le Roi Michel si dice fiducioso per le italiane in Champions….e un po’ meno per il Barcellona.

Presidente Platini, chi vince la Champions?
«Fossi nel Barcellona di Ibrahimovic mi toccherei…».

Perché?
«Perché da quando la Coppa dei Campioni è diventata, appunto, Champions League, mai è stata vinta due volte di seguito dalla stessa squadra. Sottolineo: mai. E sto parlando di diciassette edizioni, non di una».

Come lo spiega?
«Premessa: io sono nato nel culto della vecchia formula, sorteggio ed eliminazione diretta, o la va o la spacca. Ai miei tempi, inoltre, le aventi diritto erano esclusivamente le società campioni. Oggi, invece, le nazioni grandi possono schierarne quattro, addirittura. E questo, se da un lato annacqua il fascino, dall’altro accentua l’equilibrio, moltiplica le trappole».
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Sono in crescita le finali-derby : Real-Valencia nel 2000, Milan-Juve nel 2003, Manchester United-Chelsea nel 2008.
«In cambio, sono scomparse le razzie tipo Real, cinque di fila».

Ogni tanto salta fuori la storia del campionato d’Europa per club. Qualcuno vorrebbe rubare l’idea all’Uefa.
«Mi scusi, ma l’attuale Champions non è già un campionato d’Europa per club?».

Quindici partite con
i preliminari, tredici senza: ancora poche, dicono.
«Difficile, aumentarle: ci vorrebbero calendari più umani, ma fino a quando ci saranno campionati di prima divisione a venti squadre, mi dica lei come possiamo fare».

È stato il battesimo della sua «riformina» anti poteri forti: dal due più due (due squadre subito alla fase a gironi, due ai preliminari) al tre più uno. Bilancio?
«Sarà un caso ma erano quattordici anni che gli ungheresi non ne piazzavano una. Alludo al Debrecen, sì. Lo scopo era quello di allargare il più possibile la base. Siamo sulla buona strada».

Al vertice, in com
penso, arrivano sempre i soliti.
«E allora? Compito del sottoscritto non è decidere chi vince ma scegliere criteri che possano allargare le porte d’ingresso».

Crede sul serio nel fair play finanziario?
«Per chi mi ha preso? Le società lo hanno approvato in assemblea. Debiti sotto controllo, rapporto costi-ricavi, l’abc di una sana competizione sportiva».

Ha letto Van Basten? Caro Milan, senza soldi non si vince.
«Che scoperta. È sempre stato così. Non penserete mica che il fair play finanziario porti il Debrecen al posto del Real e viceversa? Non scherziamo. I soldi sono cruciali, nella vita come nello sport. Mi accontenterei, e lo sa, che non diventassero l’unità di misura di tutto, per tutti. Mi lasci sperare, ancora, nella forza delle idee».

Fatto pace con Florentino Perez?
«Come posso far pace se non ci siamo mai dichiarati guerra? Colpa di alcuni giornali spagnoli che ce l’hanno con me dai veleni di Atletico Madrid-Marsiglia, campo squalificato per insulti razzisti. Ogni volta che parlo del Real, gonfiano i titoli. Nel dettaglio: se dichiaro che 94 milioni di euro per un giocatore sono una follia, passo per nemico del Real. Se aggiungo che non basta avere un harem di stelle per sedurre il mondo, odio Perez. Suvvia…».

Le italiane?
«La Juventus si è rinforzata, l’Inter pure. Il Milan, invece, sta soffrendo e la Fiorentina è lì, in gruppo. Non sarà facile scalzare inglesi e spagnoli, ma Inter e Juve sì, mi sembrano proprio più attrezzate».

Marsiglia-Milan, Juventus-Bordeaux, Lione-Fiorentina. Tanto per cambiare, Italia-Francia.
«Tanto per cambiare, mai come in questi frangenti il presidente dell’Uefa si sente svizzero».

Juve-Bordeaux però la giocò, stagione 1984-85, semifinali di Coppa dei Campioni
«Tre a zero per noi a Torino, due a zero per loro al ritorno. Era il Bordeaux più forte della storia. L’unico avversario che riuscì a battere la mia Juve, nelle coppe, con due gol di scarto. E senza un miracolo di Bodini, non so mica come sarebbe andata».

La finale al sabato?
«Resto convinto che, senza nulla togliere alla sacralità dell’evento, il sabato contribuirà a riempire lo stadio di famiglie. La domenica non si lavora e non si va a scuola».

Dagli arbitri di porta, più aiuti o più confusione?
«Più aiuti. Li sperimenteremo in Europa League. Tuffi, contatti, rigori sì-rigori no, gol fantasma: mi aspetto un salto di qualità nella “traduzione” degli episodi più scabrosi».

In Italia fa molto discutere la tessera del tifoso, una sorta di schedatura mascherata. La sua opinione?
«Quando una libertà prevarica un’altra libertà, credo che intervenire dall’alto sia corretto, legittimo. Nello stesso tempo, prima o poi le emergenze finiscono dappertutto. A ogni modo, massima fiducia nell’operato delle istituzioni italiane».

Come procede la lotta ai bracconieri di giovani talenti?
«Procede in piena sintonia con Blatter, rimane uno dei punti salienti del mio programma».

Sogna sempre di consegnare la coppa alla Juventus?
«Non ci casco più. Nel senso che dormo poco e ho smesso di sognare…».

Fracassi Enrico per Juvemania.it

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