Marotta: "Milan - Juventus la partita più importante della mia carriera" | JMania

Marotta: “Milan – Juventus la partita più importante della mia carriera”

Marotta: “Milan – Juventus la partita più importante della mia carriera”

Si avvicina la sfida scudetto di San Siro e Beppe Marotta, direttore generale e amministratore delegato dell’Area Sport della Juventus attende la gara come una sorta di esame: in palio ci sono tre punti che potrebbero valere oro e che diranno cosa farà da grande la Juventus. Intervistato dalla ‘Gazzetta dello Sport’, il dirigente bianconero …

Beppe MarottaSi avvicina la sfida scudetto di San Siro e Beppe Marotta, direttore generale e amministratore delegato dell’Area Sport della Juventus attende la gara come una sorta di esame: in palio ci sono tre punti che potrebbero valere oro e che diranno cosa farà da grande la Juventus. Intervistato dalla ‘Gazzetta dello Sport’, il dirigente bianconero ha spiegato che sapore abbia questa gara: “Un sapore inaspettato: pur essendo ottimista, non immaginavo di vivere una vigilia così importante. E poi un sapore dolce perché la Juve torna a essere al centro dell’attenzione generale. Domani tutto il mondo avrà gli occhi puntati su Milan-Juve: il nostro brand è tornato là dove deve stare”.

Alla gara non prenderà parte Ibrahimovic… “Indifferenti. Il Milan, purtroppo, è fortissimo con o senza Ibra. La gara resta difficilissima. Affascinante, ma dura – spiega ancora Marotta – La svolta della nuova Juve? Il primo confronto con Conte: quel giorno capimmo che lui sarebbe stato il nostro “profeta” e avrebbe potuto mettere in pratica la nostra filosofia”.

A fare la differenza per la Juventus, anche un ex rossonero di lusso, Andrea Pirlo. Quando è stato avvicinato da Marotta? “Appena il regolamento ce lo ha consentito. Il Milan è stato molto corretto. Al di là delle sue qualità tecniche, Andrea è fondamentale nello spogliatoio per il suo carisma e la carriera. Il dubbio era legato alle sue condizioni fisiche, ma a parte l’ultimo anno nel Milan ha sempre giocato oltre 30 gare a campionato. Più difficile riformare o rifondare una squadra? E’ più difficile capire dove sei e se il gruppo esprime le sue potenzialità. Durante il primo colloquio con Andrea Agnelli, discutemmo di un ambiente demotivato. Un ciclo era finito e bisognava intervenire. Del Piero? Tra Ale e la Juve il rapporto è ottimo. Quel giorno il presidente non fece altro che parlare pubblicamente di un accordo tra le parti”.

Sono quasi due anni di Juve, qual è la cosa più importante che ha fatto il direttore? “Scegliere dei bravi collaboratori. Abbiamo completamente rinnovato l’azienda calcio Juventus: è rimasto un solo dirigente del passato. Abbiamo cambiato medici, allenatori, giocatori, magazzinieri, direttore commerciale e marketing. Della rosa di due anni fa ci sono appena cinque giocatori».

Quest’anno sono arrivati tanti ‘gregari’, l’anno prossimo sarà quello dei top player? “Il nostro modello è il gioco di squadra, ma vorremmo aggiungere qualità. E’ difficile non solo per la Juve ma per tutte le squadre italiane approcciare giocatori che costano più di 30 milioni e guadagnano in proporzione. Si sottolineano le difficoltà del nostro attacco senza contare l’enorme lavoro tattico e fisico delle punte. E poi per quanto riguarda la differenza reti siamo secondi dietro al Milan: significa che abbiamo un buon gruppo e una squadra equilibrata. Di sicuro vogliamo tornare in Champions per essere competitivi. Non possiamo dimenticare di aver registrato uno dei fatturati più bassi degli ultimi anni, ma grazie anche allo stadio siamo convinti di poterci muovere bene sul mercato. Ci confronteremo con il nostro allenatore per capire le sue esigenze. Volendo fare un paragone, noi abbiamo creato un modello di auto in cui è vincente il pilota, ossia Conte, che ha trasmesso la giusta mentalità. Noi siamo affamati e vogliamo continuare a esserlo. Tra gli obiettivi c’è il progressivo inserimento di quattro o cinque prodotti del settore giovanile. Dal 1996 a oggi c’è il solo Marchisio titolare e De Ceglie nella rosa: non è accettabile. Per i prossimi 5 anni abbiamo previsto un investimento di 30 milioni (6 milioni all’anno, ndr) per ingaggiare nuovi talenti”.

E’ chiaro, ormai, passerà tutto per Conte. Chi lo ha scelto l’estate scorsa? “Il nostro team dirigenziale si confronta di continuo. Mal’intuizione fu di Andrea Agnelli che ne ha parlato con me, Nedved e Paratici. Ci siamo trovati d’accordo in fretta. Il rinnovo di Buffon? Gigi è un campione con grandissime qualità tecniche, fisiche e umane. E’ tornato il vero Buffon e il suo desiderio è comune al nostro. Se vuole restare a vita per noi è ok”.

Domani, intanto, ci sarà la partita più importante della carriera di Marotta… “Sì. La mia carriera è iniziata in provincia, adesso sto toccando il massimo anche se inizia il difficile. Ma per tutta la nuova Juve questa sfida ha un sapore speciale. Agnelli ha detto ai ragazzi della Primavera dopo il successo al Torneo di Viareggio: “Non dimenticherò mai la vostra vittoria, è il mio primo trofeo”. Galliani ha vinto tutto. La nostra serenità? Nasce dalla compattezza. E ora dobbiamo avere la presunzione e l’arroganza di partecipare per vincere. Tagliavento? E’ un ottimo arbitro. Io ho sempre parlato della gestione della gara, non degli episodi. E credo che Tagliavento, che ricordo nel famoso Inter-Sampdoria del gesto delle manette di Mourinho, sia una garanzia: un arbitro esperto per una partita di alto livello. Complotti anti-Juve? No. Trovo però che ci sia l’impossibilità di comunicare con il settore arbitrale. Calciopoli è una ferita profonda che dà spazio a interpretazioni differenti. Resta il fatto che una situazione di iniquità non si può cancellare”.

Tornando al mercato, Marotta spiega di quali acquisti va più orgoglioso, Barzagli o Pirlo? Di entrambi. E mi ha lasciato grande amarezza l’avventura di Martinez: un buon giocatore che ha sentito troppo il peso della maglia della Juve. Krasic invece non rientra negli schemi tattici di Conte. In un contesto differente resta un buon giocatore”.

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