Luciano Moggi: "Prova di forza della Juventus" | JMania

Luciano Moggi: “Prova di forza della Juventus”

Capita che i disastri facciano sensazione. Tale, sicuramente, è stato l’effetto derivato dal clamoroso tonfo del Milan, che ha fatto più rumore del trionfo dell’Inter e di quello della Juve a Roma. Se uno come Teocoli giunge a invocare la rimozione del management (via Galliani e Braida) e non, come abitualmente accade, dell’allenatore, significa che …

luciano_moggiCapita che i disastri facciano sensazione. Tale, sicuramente, è stato l’effetto derivato dal clamoroso tonfo del Milan, che ha fatto più rumore del trionfo dell’Inter e di quello della Juve a Roma. Se uno come Teocoli giunge a invocare la rimozione del management (via Galliani e Braida) e non, come abitualmente accade, dell’allenatore, significa che il fondo è stato toccato. Il circo mediatico ha le sue regole e gli eccessi giungono puntuali; da lì ad invocare la rimozione di due persone che hanno dato tanto alla società, però, ce ne passa.

Milan giudicato senza attenuanti, Inter vista come macchina perfetta. Un quadro idilliaco per Mourinho ma del resto la questione era già nota: i nerazzurri dispongono dell’organico più forte (qualità e scelta), di un tecnico che si esalta quando la ruota gira per il verso giusto (e va però in tilt quando i meccanismi s’inceppano). I rapporti di forza in campo nel derby erano noti e solo speranzosi cuori milanisti potevano pensare a un ribaltamento dei pronostici. I rossoneri hanno pagato i difetti di preparazione, la difesa gruviera sulla fascia sinistra, la condizione sofferente di Gattuso, il Pirlo poco ispirato, e la scommessa (perduta) su Ronaldinho. In tanti hanno scoperto con ritardo quello dico da tempo: il Milan paga la discontinuità del brasiliano che sorride sempre e produce poco. Per provare a dare una scossa, in definitiva, va rivisto lo schema di squadra e gli attori che lo debbono interpretare. Tra questi non può esserci ancora Ronaldinho, almeno dall’inizio: non corre, non aiuta i compagni, sorride soltanto. Lo capì Ancelotti, lo dovrà capire Leonardo. E non venite a dirmi che l’equivoco della panchina possa aver condizionato il risultato.
L’Inter dal canto suo ha dimostrato parzialmente la bontà del suo impianto e la probabilità di poter dominare anche quest’anno il campionato, ma il derby stravinto e il suo risultato non vanno presi con le pinze. La squadra di Mourinho è piena di talenti che al momento non fanno squadra, pur potendo decidere le sorti di una partita in qualsiasi momento, anche non giocando bene.
Scrissi che il Milan poteva essere grande con le piccole e piccolo con le grandi, e confermo questa mia convinzione. La squadra rossonera ha in panchina un allenatore non ancora pronto, che si ostina a dare vantaggi agli avversari giocando in condizioni sostanziali di inferiorità numerica, con tre punte oltretutto, nessuna delle quali sa rientrare. Non tiene conto che quelli che in passato tiravano la carretta ora corrono meno (Gattuso) e pressano male (sempre Ringhio), o corrono e basta (Flamini). Il tecnico del Milan non capisce che le punte si esprimerebbero meglio se fossero meglio servite e che il centrocampo deve avere maggiore più verticalizzazione: perché Seedorf sta fuori?
La Juve si coccola Diego, ma la Roma e Spalletti ci hanno messo del loro per farsi del male: Totti solo in avanti e in condizione approssimativa segnava anticipatamente l’esito della contesa. La difesa è inguardabile e l’unico che svetta in questo momento è De Rossi. Curioso l’atteggiamento di Mexes in occasione del secondo gol: a furia di rinculare ha portato Diego a tu per tu con il proprio portiere…
La Juve, affondando nelle crepe dell’avversario (ancora a zero punti), ha dato comunque grande dimostrazione di forza; Ferrara ha dimostrato grande lucidità tattica e ha saputo superare le ragioni del cuore. In altre condizioni di risultato ci sarebbe stato spazio per Del Piero. Resta il dubbio sulla sofferta tenuta del vantaggio, come nella prima gara contro il Chievo, ma in fondo contano i risultati e la classifica che vede i bianconeri a +2 sull’Inter.

Al momento ci sono coraggiose “new entry”, prevedibilmente di passaggio: penso a Genoa, Samp e Lazio, appaiate alla Juve e in ottima salute. Il Napoli ha ripreso quota e quest’anno farà meglio della scorsa stagione. Chi invece sembra aver invertito la tendenza è il Cagliari. In attesa del risveglio di Gilardino e di un Mutu sgombro di preoccupazione per la vicenda che lo angustia (eccessiva sotto tutti i profili), la Fiorentina ha colto la sua prima vittoria sul Palermo (ancora Jovetic). Il Parma ha preso i tre punti che cercava contro il Catania, che avrebbe meritato il pari. Bari e Bologna si sono divise equamente la posta.
(Libero)

Un commento

  1. Comunque ditegli al caro Moggi che quando c’era lui alla Juve, a Roma non si vinceva molto spesso….
    Ditemi quello che volete ma non mi piace come opinionista….

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