Juventus sull’OTTOvolante | JMania

Juventus sull’OTTOvolante

Juventus sull’OTTOvolante

(Di Gaver) I più “anziani” ricorderanno certamente qualcosa che va bene al di la delle eliminazioni recenti per mano del Chelsea o la batosta decisiva casalinga col Bayern, o ancora quei due anni non sfruttati con l’armata Capello quando, una squadra fantastica, non seppe essere protagonista così come i nomi dei calciatori in rosa imponevano. …

champions-league-2013(Di Gaver) I più “anziani” ricorderanno certamente qualcosa che va bene al di la delle eliminazioni recenti per mano del Chelsea o la batosta decisiva casalinga col Bayern, o ancora quei due anni non sfruttati con l’armata Capello quando, una squadra fantastica, non seppe essere protagonista così come i nomi dei calciatori in rosa imponevano.
E andranno anche al di la delle tre finali perse con Lippi, quando un po’ di buona sorte e attenzione in piu poteva consegnarci addirittura quattro coppe dalle grandi orecchie (e non una) durante l’era del grande Marcello; basti solo pensare, a tal proposito, alla prestazione incolore col Borussia condita dall’annullamento di un gol regolare di Vieri e dalla non concessione di due rigori netti alla Juve (su Jugovic e Del Piero), al gol in fuorigioco concesso in finale al Real, ed al palo di Mr. Conte (sullo 0-0) durante la finale di Manchester col Milan oltre, sempre in quella gara, a defezioni del calibro di Nedved prima e Davids in corso d’opera e ai due rigori di Montero e Zalayeta da ripetere, visto che Dida era ben due (2) metri avanti rispetto alla linea di porta.
I più temerari (come il sottoscritto), difatti si spingeranno persino fino al gol di Archibald col Barca di fine anni 80’ (ed ai gol clamorosi sbagliati da Pacione contro i Catalani), al gol regolare annullato a Manfedonia al Bernabeu (sempre loro) per poi volare fino ad Atene 83’ quando un tiro deviato di Magath mi diede il primo dolore calcistico della mia vita, quando sempre quella sera un rigore vistoso non dato a Platini poteva cambiare le cose.

Come vedete, diciamo che un certo metro di giudizio esiste da sempre.
Ma tant’è, è tutto passato, è tutto già nel dimenticatoio, deposto in quell’archivio dei ricordi che puoi scegliere di aprire o no a seconda della felicità che quella rievocazione potrebbe farti provare.
Oggi è un altro tempo, un’altra stagione calcistica, i valori sono ben diversi e lontani dai tempi rievocati, in alcuni casi in meglio, in altri decisamente in sott’ordine; ma la Juve sa che il solo pronunciare le sillabe del suo nome imponga il lottare per i traguardi più ambiti.
Sull’ottovolante dicevo; un ottovolante che è di nuovo parte della nostra realtà, del nostro vivere il calcio, di quei profumi di primavera che attendono le partite che contano, dell’attesa per scontri diretti senza possibilità di appello.
Dopo alcuni anni siamo di nuovo qui, a giocarci l’Europa, come abbiamo sempre fatto.
E se le finali perse (ben 5) tendono ad intristire il nostro animo di tifoso, di contro devono renderci orgogliosi di una società che ha sempre lottato fino in fondo, come dimostra il cammino Europeo della Juve, che annovera ben 7 finali di Coppa dei Campioni, 1 di Coppa delle Coppe e 5 di Coppa Uefa.

Adesso inizia una nuova storia, una società rinnovata, una squadra rifondata che ha però ben saldo lo spirito da sempre addosso a questi colori, andato sempre e costantemente al di la dei propri protagonisti e infondendo una cultura dell’appartenenza e del sacrificio mai schiava dei nomi in campo. E’ stato cosi , per esempio, con n. 10 come Benetti, lo è stato ugualmente anche quando la 10 è finita sulle spalle di Sir. Alex Del Piero. Giocatori infinitamente diversi, ma tremendamente vicini nello spirito di appartenenza al gruppo.
Sarà cosi anche stavolta perchè la Juve va oltre ogni nome, la Juve andrà a disputare match che le competono, cosciente della sua forza e rispettosa di ogni avversaria, ma certa che la sua presenza tra le OTTO grandi d’Europa non sia un caso, ma il legittimo risultato di due anni da favola.
Senza calcoli e senza fronzoli perchè quando arrivi fin qui, qualunque sia il tuo nome, è desiderio andare avanti; che sia Porto/Malaga o Bayern Monaco poco importa, interessa solo lo spirito che i calciatori avranno quando scenderanno in campo; è importante quanto loro saranno certi del dovere che li attende e quanto, soprattutto, saranno vogliosi di scrivere la Storia.

Sarà una bella primavera, sarà un onore sfidare nuovamente il gotha del calcio continentale, ed in panchina c’è il meglio che poteva esserci in questo preciso momento storico;  penso sinceramente che sia anche il caso di instaurare un silenzio critiche, a volte legittime, altre meno, che tendono però solo a rendere complicata la presenza in squadra di alcuni calciatori. Al calciomercato si penserà poi, a chi dovrà sostituire chi ci sarà tempo per pensare per tecnico e dirigenti, coscienti sempre che è legittimo gettare le basi adesso per il futuro ma, i migliori al mondo, fino a giugno, dovranno essere quei 20-25 che ADESSO indossano la casacca bianconera.
A prescindere dall’opportunità e dalla ricerca di tranquillità dovuta dal momento, sono convinto che questi calciatori (tutti) abbiano i titoli per essere i preferiti, per non far rimpiangere ne chi non c’è più ne chi potrebbe arrivare.
Se siamo qui adesso, dopo meno di due anni, a lottare per il secondo titolo consecutivo, oltre che a sognare con le migliori d’Europa, il merito è soprattutto loro.

Saluti

2 commenti

  1. Fé, sugli episodi sfortunati delle finali 97 e 98 mi chiedo, a costo di risultare banale, cosa si direbbe ancora oggi se a beneficiarne fosse stata la Juve! Di Dida fuori dai pali mi ricordo ancora chiaramente, ma a rivedere il filmato maagri anche Buffon in una o due occasioni non era sulla linea. Boh!

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