Juventus, Marotta | "Sogno Serie A a 18 squadre"

Juventus, Marotta: “In Italia troppe pressioni sui giovani, sogno Serie A a 18”

Juventus, Marotta: “In Italia troppe pressioni sui giovani, sogno Serie A a 18”

Beppe Marotta, dg della Juventus, ha risposto alle domande dei tifosi tramite la Gazzetta: il calcio italiano e il futuro della Juventus i temi più caldi

marotta-mediaset-juventusBeppe Marotta, dg e ad dell’area sport Juventus, si è sottoposto ad una serie di domande dei tifosi veicolate dlala Gazzetta dello Sport, che nei giorni scorsi le ha raccolte per lui. È stata l’occasione, per il dirigente dei campioni d’Italia, di spaziare tra diversi argomenti, dal sistema calcio italiano alla Juventus del futuro. “Si deve migliorare, educando i tifosi del domani. Un compito che riguarda la famiglia, la scuola, il club. La Juve ha istituito il liceo sportivo per modulare impegno calcistico e scolastico ed evitare abbandoni. Tra i progetti segnalo «Gioca con me», in collaborazione con l’Unesco. La formazione delle nuove generazioni deve essere in cima all’agenda”, ha esordito Marotta.

Si parla di giovani e della possibilità di vedere un campionato per le squadre B, ecco il parere del dg bianconero:

I talenti esistono anche in Italia – argomenta – , come dimostrano i risultati delle nazionali giovanili. Mentre in Germania e Spagna il gap tra le grandi e il resto delle squadre è incredibile, da noi si fa fatica ogni domenica. Questo non ti consente di far esordire i giovani, anche per le pressioni di tifosi e media. Il progetto delle seconde squadre, propedeutiche alla crescita dei talenti, è portato avanti da tempo dalla Juventus. Consente, peraltro, di avere una metodologia di allenamento unificata alla prima squadra e di far crescere gli allenatori, com’è successo al Barcellona con Guardiola. Purtroppo nelle categorie inferiori, dove c’è un eccesso di squadre professionistiche, vedono male questo progetto….

Si parla di tecnologia in soccorso degli arbitri, la Juve è contraria:

La Juve è fortemente contraria alla moviola in campo: snaturerebbe il gioco del calcio, che si fonda sulla continuità dell’azione. Peraltro le immagini della tv non sempre stabiliscono la verità. La tecnologia sarebbe utile sul gol-non gol, puntualizza.

Lo Juventus Stadium è il primo stadio di proprietà in Italia, ma secondo alcuni è troppo piccolo. Possibilità di ampliamento?

Lo stadio è nato così e rimarrà così. Gli attuali 41mila posti sono la dimensione perfetta: abbiamo spesso i sold out e una media di riempimento di oltre il 90%.

La Juve è vicina al terzo scudetto consecutivo (facciamo gli scongiuri del caso, ndr), cosa manca ancora per primeggiare in Europa secondo Marotta?

Durante il ciclo del presidente Andrea Agnelli la Juve ha recuperato centralità nel sistema Italia. Ora vogliamo alzare l’asticella, ma bisogna aumentare la potenza di fuoco attraverso l’incremento del fatturato. Col Real che fattura 520 milioni, il Barcellona 480, il Bayern 430, è evidente la loro superiore capacità di investimento. È necessario, poi, che la squadra cresca in esperienza, aggiunge il dg.

Molti ritengono che con un altro top player la Juventus si all’altezza di Bayern e soci:

Abbiamo sempre l’obiettivo di migliorarci. Ogni anno facciamo un passo in avanti e anche nel prossimo mercato lo faremo. Ma la Juventus non dipende dal top player bensì dal gioco di squadra: basti pensare al numero di giocatori che vanno in gol. Quest’anno, in realtà, è probabile che la perdita di bilancio sia superiore all’anno scorso. Comunque, bisogna trovare giocatori duttili e polivalenti per il progetto, che può prevedere la possibilità di utilizzare più moduli. Quagliarella e Vucinic in partenza? È prematuro parlarne oggi – replica Marotta -. Abbiamo investito in questi anni su diversi giovani che si stanno mettendo in mostra in giro per l’Italia. Faremo in modo di riportare dentro alcuni di loro.

Capitolo Scuffet: sul fenomeno dell’Udinese, considerato il nuovo Buffon, c’è anche la Juve?

Si vede che Scuffet è bravo, ci sono tutte le premesse perché diventi il Buffon del futuro, anche grazie agli insegnamenti del maestro Lorenzo Di Iorio, il preparatore dei portieri dell’Udinese. Ma considerarlo oggi un fenomeno è un azzardo. Noi, per esempio, abbiamo un giovane bravo come Leali che sta giocando in B. Bisogna avere pazienza coi giovani”.

Poi una piccola battuta sulle considerazioni di qualche tempo fa di Fabio Capello:

Il campionato italiano che da qualcuno è stato definito poco allenante, dal punto di vista dello stress e delle motivazioni è altamente allenante. A Catania, nonostante ci fosse una differenza di 55 punti tra noi e loro, hanno giocato la partita della vita. La differenza con l’estero sta qui, nelle difficoltà che le big incontrano quando giocano con le provinciali. È necessaria la riduzione della Serie A a 18 squadre. Così il calendario, tra nazionali e coppe, si allenterebbe e i giocatori sarebbero meno affaticati.

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