Juventus, Llorente: "Ho pensato di mollare, rinato grazie a Conte"

Juventus, Llorente: “Ho pensato di mollare, rinato grazie a Conte”

Juventus, Llorente: “Ho pensato di mollare, rinato grazie a Conte”

Fernando Llorente, attaccante spagnolo della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’

FBL-WC2014-SPAIN-TRAININGFernando Llorente, cinque gol in otto partite da titolare, ha ormai conquistato la Juventus e i suoi tifosi. Non è un caso, infatti, che sia giunta nuovamente la convocazione nella nazionale spagnola, dopo una serie infinita di esclusioni. Oggi, il bomber basco ha rilasciato una lunga intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’, nel corso della quale ha parlato un po’ di tutto, a partire dal suo momento d’oro: “Ho avuto la fortuna di cominciare a giocare quando finalmente stavo trovando la forma – dice Llorente – . Gli infortuni di Vucinic e Quagliarella mi hanno dato un’opportunità che ho cercato di sfruttare al meglio. Ho avuto a disposizione partite, minuti, e più giocavo meglio mi sentivo. Ho preso il ritmo”.

Dopo la stagione passata fuori rosa all’Athletic Bilbao, l’inizio alla Juventus è stato tutto in salita. Llorente racconta esattamente com’è andata:

“Cosa è successo in estate? Succede che ai normali problemi di ambientamento dovuti al cambio di Paese, compagni, squadra e città si aggiungono carichi di lavoro che in vita mia non avevo mai sperimentato. Sono arrivato bene in ritiro – prosegue -, mi sentivo forte però il mio corpo non era abituato a lavorare tanto e a un certo punto negli Stati Uniti mi sono sentito vuoto, totalmente scarico. E se il fisico non va, anche la testa inizia a faticare. E ho cominciato ad avere dei dubbi. Sulla scelta, su di me, su tutto. Nell’Athletic di Bielsa non mancava intensità? Era diverso: Bielsa è ossessionato dal calcio e siamo arrivati ad avere doppie sessioni di allenamento da 3 ore l’una, però era un’intensità più mentale che fisica. Ci si concentrava a lungo su un singolo movimento, poi lunghe pause. Bielsa ti svuotava mentalmente, passavamo ore sul campo e restava poco tempo per distrarsi, staccare. Qui no, è tutto diretto, senza fermarsi mai. E il mio fisico non ce l’ha fatta”.

Addirittura, c’è stato un momento in cui l’attaccante spagnolo ha pensato di mollare:

“Come sono  uscito dalla crisi? Col lavoro e la fiducia di tutto l’ambiente. Poi evidentemente anche il corpo ha fatto lo switch, il cambio necessario, potremmo dire che ha accettato il cambio radicale di abitudini e sono ripartito. Le partite hanno fatto il resto. Se ho pensato di mollare e di andar via a gennaio? Dubbi sì, e tanti. Anche perché la concorrenza è tremenda, siamo 5 attaccanti e non è facile trovare spazio. Non sono arrivato fino a quel punto – rivela – , il mercato di gennaio è stato tirato in ballo dalla stampa, però sono stato male, sì. L’importante è stato non abbassare la testa e continuare a lottare, a lavorare duro. Il lavoro paga sempre.

Fondamentale l’apporto morale anche di Antonio Conte:

“Mi diceva di aver pazienza. Che alla Juve avevano sofferto anche Platini e Zidane, che la Serie A è differente, che abituarsi costa tempo e fatica. Aspettava che succedesse esattamente ciò che è successo, prima nel male e ora nel bene. Mi è stato vicino. Se ha dubitato di me? Dovrebbe chiederlo a lui, non lo so. Può essere – ammette -, perché c’è stato un momento in cui stavo davvero male. Non mi riconoscevo nemmeno io. Però intorno a me ho sempre sentito fiducia. E prima della sfida con il Real al Bernabeu ha spiegato molto bene le difficoltà fisiche e mentali che avevo vissuto l’anno scorso. Conosceva bene la mia situazione perché nei mesi scorsi ne avevamo parlato varie volte”.

Facendo alcune considerazioni sulla serie A, Llorente ammette quanto sia più difficile segnare rispetto alla Spagna:

“Qui dicono che la Serie A è noiosa? E io dico che è tattica, noiosa per niente. E che è molto più difficile far gol in Italia che in Spagna. Ci si difende di più e meglio, spesso con 5 uomini, e in area ti strattonano tutti, sempre. In Spagna non è così”.

La Roma è sempre in testa al campionato, ma i campioni d’Italia sono vicinissimi:

“Roma da +5 a +1? Perché noi non abbiamo mai mollato. All’inizio abbiamo fatto degli errori, siamo partiti con qualche problema ma non ci siamo mai allontanati troppo, e ora siamo vicinissimi. La Juventus è così”, spiega ancora Llorente.

Tra i compagni di squadra, manco a dirlo, quello che lo sorprende ogni giorno è Andrea Pirlo:

“Chi mi sorpreso di più alla Juve? Il gruppo, l’ambiente, eccezionali. La presenza di tanti italiani serve a cementare gli altri, e la cosa aiuta i nuovi ad inserirsi. Poi se devo citare un singolo dico Pirlo. Da fuori vedevo la qualità, ma in allenamento fa impressione. Se lo vedi tutti i giorni non ti stupisci affatto dei suoi gol su punizione. Quei colpi li ripete e li ripete… Ha percentuali altissime – dice – , tira sempre così”.

Per il futuro, il top player si chiama Paul Pogba:

“Lo conoscevo meno ma l’avevo visto quando sfidammo il Manchester United con l’Athletic, e poi in tv l’anno scorso, quando guardavo la Juve preparandomi al trasferimento. Tutti mi dicevano grandi cose di lui. Ora ho capito perché… dal vivo. Ha il potenziale di un vero crack”.

Infine, qualche battuta sul ritorno in nazionale:

“Il ko di Diego Costa mi ha riportato in nazionale? Ero a Londra a vedere Rafa Nadal e mi hanno chiamato. Mi dispiace per lui, però di nuovo cerco di sfruttare l’opportunità. La concorrenza qui è tremenda, c’è grande qualità, sarà dura. Il mio primo obiettivo è far bene con la Juve, e una squadra di queste dimensioni costituisce un trampolino ideale: se ho spazio, faccio bene e vinciamo, le mie possibilità di andare al Mondiale aumentano in maniera esponenziale – conclude – : non può esserci vetrina migliore”.

Foto Getty Images – Tutti i diritti riservati

Un commento

  1. Perdonatemi se scantono, ma dopo aver letto della petizione dei giornalisti del quotidiano rosa, nel non accettare il trasferimento della loro sede di Via Solferino, ecco l’ennesimo errore dei nostri giocatori nel rilasciare interviste, ad un giornale nemico. Ci siamo, altresì, lamentati della domanda di Sconcerti sul fuorigioco di Llorente, e continuiamo a farci l’autogol. Boicotaggio, all’ennesima potenza, ai quotidiani sportivi e network televisivi con personaggi nemici della Juve, salvaguardando ovviamente presenze e clausole contrattuali poste in essere con le Società; ovvero applicazione rigida delle norme che regolano la comunicazione tra le parti. Ascoltate le interviste rilasciate dagli Allegri e dai Mazzarri, come sviano con le risposte sulle questioni spinose. Sconcerti non avrebbe mai posto una domanda del genere a Galliani. I nostri rappresentanti, ad incominciare da Marotta, debbono tirar fuori la cattiveria se vogliono essere rispettati. Se fossi stato al posto di Conte, avrei aggiunto alla risposta che Sconcerti quando veste la casacca del tifoso diventa pericoloso come un ultras (o forse ancora meglio era snobbare la domanda per non perdere il proverbiale aplomb del nostro mister), dimenticando il suo ruolo e la sua professione.

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