Juventus: il pagellone dell'ottava giornata | JMania

Juventus: il pagellone dell’ottava giornata

3. Il modulo e il gioco. Sappiamo tutti che a inizio campionato abbiamo giocato partite esaltanti (e ahimé uniche) con due moduli diversi: 4-rombo-2 a Roma, e 4-4-2 a Genova. Ora è fin troppo facile evidenziare le cose che non vanno. Basta vedere le nostre azioni tipo: Azione Diego a 80 metri dalla porta: palla …

20090927-633896714967963750w3. Il modulo e il gioco. Sappiamo tutti che a inizio campionato abbiamo giocato partite esaltanti (e ahimé uniche) con due moduli diversi: 4-rombo-2 a Roma, e 4-4-2 a Genova. Ora è fin troppo facile evidenziare le cose che non vanno. Basta vedere le nostre azioni tipo: Azione Diego a 80 metri dalla porta: palla a Buffon, palla agli esterni bloccati, palla a Diego nella nostra metà campo = Diego braccato e di spalle, azione lenta, ritardata o bloccata, esterni che non si muovono senza palla. Azione Lancio alle 2 statue la davanti: Palla a Buffon, palla ai centrali, nessuno sale, esterni bloccati, centrocampisti non si propongono, lancio lunghissimo verso le due boe davanti, facilmente stoppate. Diamo troppi punti di riferimento: i 2 centrali offensivi statici sono facilmente marcabili se il lancio arriva dalle retrovie e non hanno le caratteristiche per bruciare in velocità il marcatore palla a terra o “inventarsi” un gol da soli; sarebbero letali con cross dal fondo, che però non arrivano mai.


Diego non ha gli spazi che aveva all’inizio, e ha sempre addosso, visto che la manovra è lenta, almeno due uomini avversari. Così non si va da nessuna parte, con la Fiorentina abbiamo giocato bene 20 minuti del primo tempo, di puro “fisico”, con il gol e un paio di bagarre sotto porta, e altri 10 minuti nella ripresa con Sissoko due volte al tiro e Melo di testa fuori misura. Guarda caso, il primo tempo Grosso ha giocato 15 minuti decenti con un paio di cross non inguardabili e Amauri e Iaquinta si sono spesso ostacolati ingolositi dalle poche cose che arrivavano in mezzo, e nel secondo tempo Momo arrivava al tiro perkè era il più dinamico e propositivo. Non si arriva in porta con schermi, i nostri ultimi gol sono spesso episodici : il lancio di Cannavaro col Bordeaux, quello di Poulsen con la Fiore, l’incursione di Zebina. Al contrario, vedere Vargas che serve Gilardino a ripetizione, o Padalino che trova sempre Pazzini pronto mi intristisce.
4. Ferrara. Il voto è alla partita e al periodo. Io continuo a pensare che Ciro possa essere un buon mister, per di più vincente. Non si vincono 6 partite di seguito nel campionato italiano da esordiente a caso, e non si giocano partite trionfali e brillanti (Roma, Genoa) con una squadra tutta nuova se sei un allenatore incapace. Ciro ha alcune attenuanti: la difficoltà di assemblare un organico con molti pezzi pregiati nuovi e qualche deficit, e l’imprevedibilità di una forma fisica non al top vista la preparazione dura fatta per “durare” a lungo e la frequente indisponibilità e impegni delle nazionali di questo periodo (credo il mese con più impegni “nazionali” di sempre). Se a questo aggiungiamo che in alcuni ruoli cardine la forma fisica o gli infortuni gli hanno dato un Diego a metà giri e l’assenza di Del Piero, Tiago, Zebina, Cannavaro e Sissoko, finiscono gli alibi di Ciro. Il voto basso è perchè la flessibilità dei moduli va dimostrata partita per partita (come a Genova) e non ogni 5 minuti o dopo un’ora di gioco scialbo. Voto basso perchè Ciro ha una grande squadra tra le mani, l’appoggio totale e compatto della dirigenza (e almeno all’inizio, dei tifosi e della stampa). Voto basso perchè il morale e la grinta avrebbero dovuto essere al massimo e invece sul campo balbettiamo spesso. Voto basso dal quale può e deve risalire. Senza ulteriori appelli.
4 anche a Grygera: non certo la prestazione più grigia del gruppo, ma sicuramente il giocatore con minori margini di crescita: è venuto finalmente il tempo di prendere atto che il ceco può essere un discreto terzinaccio bloccato in qualche squadra di media classifica, non certo il terzino di una Juve vincente con il modulo a Rombo, tra l’altro costringe Poulsen ad un (vano) recupero su Vargas.
4 a numerosi arbitraggi di ieri (Milan-Roma, Lazio-Samp..), che a favore della juve sarebbero stati definiti SCANDALOOOOOSI per settimane e settimane.
4 a Iaquinta, mi dispiace tanto per Vincenzone, sempre il più tosto e volenteroso della truppa, ma un pò di panchina ora gli farebbe bene, per ritornare ad essere quel formidabile attaccante esterno che consumava la fascia come pochi, andando a finalizzare accentrandosi. E’ diventato invece una boa statica, complice il modulo bloccato e gli scarsi rifornimenti dalle fasce, e finché lo stellone lo ha assistito abbiamo goduto con lui, da qualche partita non ne imbrocca una, e certo Iaquinta è Iaquinta, non Van Basten o Trezeguet.
4 a Melo. Se fosse un Nocerino, Blasi, Poulsen qualsiasi allora forse non si noterebbe così tanto la sua prestazione mediocre in un contesto di complessivo grigiore, invece Felipe è il perno duro e talentuoso del Brasile dominatore del mondo, oltre ad esserci costato tanti soldi e Zanetti. Stavolta non solo resta troppo basso e schiacciato sui due centrali (che non avrebbero bisogno di una diga così statica per 90 minuti), ma non riparte palla al piede manco mezza volta (il suo compagno di nazionale Lucio, partendo da dietro lo fa molto più spesso), non azzecca un solo lancio che superi i 10 metri (che ci riesca Poulsen è tutto dire), restando così basso costringe Diego a venirsi a prendere palla manco fosse un Pirlo o un D’Agostino e, soprattutto, non ci mette almeno la solita verve. Si segnalano invece 2 minuti di sua totale sbadatezza con amnesie continue, stavolta non letali.
5. Amauri, ma solo per il gol ritrovato (anche se avrei preferito ritornasse al gol in modo più convinto che una semplice palla da spingere dentro). Anche per lui vale il discorso dell’involuzione di Iaquinta. 2 boe così, senza esterni dal cross facile, non ce le possiamo permettere.
5 a Grosso: peccato, stavolta nei primi 20 minuti sembrava convinto e propositivo, buona gamba, buoni inserimenti e cross ancora da mettere a punto. Poi forse si è accorto di avere la maglia bianconera e non quella azzurra ed è ritornato a spingere poco e subire molto, mettendo in difficoltà anche i vari Poulsen e Sissoko di turno. Ininfluente (e grave) il suo apporto negli ultimi 20 minuti, con DeCeglie (ng) davanti, quando la Juve avrebbe dovuto schiacciare la viola nella sua area.
5 a D’Agostino, per chi lo rimpiange ancora, il futuro regista stellare del Real, il bravo ragazzo ha una media voto di 5,75 nelle prime 8 partite, non segna, non imposta, non fa assist e soprattutto si fa saltare come un birillo da un pimpante Valdes, per un gol spettacolare.

6. Diego. Onestamente non vedo cosa possa fare di più Dieguito inserito in questo modo in questa squadra, se non magari sradicare palla a Montolivo e andare a segnare da solo, come con la Roma o provarci da fermo su punizione come col Palermo. Se i tifosi lo vogliono più avanti, Ferrara gli dice di andare più avanti, tutto il mondo gli chiede di stare più avanti, ma lui viene a prendersi palla ben dietro la metà campo, un motivo ci sarà pure. A me pare che Diego, che è trequArtista con spirito generoso e combattivo alla Gattuso, quando si accorge che la palla illanguidisce nella nostra metà campo, senza nessuno che sappia o voglia portarla avanti, ripiega naturalmente ad afferrarla e cerca di lottare contro tutto e tutti per fare qualcosina di buono. Le sue lacune del periodo sono lo specchio delle lacune di squadra: Melo non avanza e lui è costretto a indietreggiare, gli esterni non si propongono e lui è costretto a temporeggiare prima di servirli, le punte non indietreggiano e restano ferme senza palla e lui è costretto a rimanere basso per non sguarnire troppo il centrocampo. Attorno a sè ha il prode Sissoko che non conosce bene e il prode Poulsen al quale, conoscendolo bene, non se la sente di affidare la palla. A sinistra raramente incoccia Grosso che sale, mentre a destra ha il vuoto desolante. Quando entra Camoranesi (ng.) si rende protagonista di un delizioso duetto ravvicinato con Mauro German che forse andava inserito prima. Diego in questa squadra e con questo modulo, non sorretto da interpreti all’altezza tecnicamente e fisicamente, diventa un Cossu qualsiasi. Speriamo che in Champions e a Siena possa agire più avanti, libero di sprigionare il suo immenso talento.
6 anche ai due centrali, Cannavaro e Chiellini, il primo ci è mancato molto, viste le alterne prestazioni di Legro, il secondo è un monumento alla costanza (elevata) di prestazioni. Aspettiamo anche i loro gol, su calcio d’angolo, che potrebbero risolverci un pò di partite.
7. Gli Assenti. Gli assenti hanno ragione, per ora. Ma speriamo di non doverli rimpiangere più. 7 a Zanetti, che ora sembra da lontano la pietra angolare che avrebbe consentito a questa juve di diventare il barcellona, e che invece è solo un ottimo e intelligentissimo giocatore, quando il fisico lo sorregge. 7 a Ranieri, che senza un arbitraggio scandaloso, avrebbe ancora la media punti più alta degli allenatori di A, questa stagione. 7 ad Almiron, che un golletto in A, dopo anni di desolato abbandono, l’ha fatto (da Tiago, pur di superiore spessore, lo aspettiamo ancora). 7 a Stankovic, che il 90% dei tifosi che ripudiavano Poulsen e che speravano ancora in un troppo costoso Xabi Alonso (li sarebbe valsi tutti quei 18 mln), non volle a Torino.
7 a Del Piero, che l’anno scorso di questi tempi, in una squadra dal gioco ancor più latitante (e dall’elenco sterminato di infortuni) salvava la baracca con punizioni chirurgiche. 7 all’Inter, perchè è un diesel, che a volte si inceppa (ricordiamoci quante partite ha giocato come la nostra contro la Fiorentina o col Bologna, ma ha poi vinto al 93simo o con autogol, invenzioni, rigori inventati o fortuna), ma a volte con due-tre fiammate incenerisce gli avversari (Milan, Napoli, Genoa). Fortuna che con la Dinamo Kiev ritornerà la solita interuccia.

8. I margini di miglioramento. Andiamo ragazzi, questa era la classifica all’ottava giornata dell’anno scorso: Inter 17, Napoli 17, Udinese 17, Milan 16, Catania 15,Atalanta 13, Fiorentina 13, Genoa 13,Lazio 13, Juventus 12. Era una squadra già rodata, ma inferiore all’attuale, eppure con un suo gioco lineare (per quanto non brillante). Tuttavia la Juve di Ranieri infilò una striscia vincente che la riportò al vertice, prima di riperdersi poi nella solita paura dell’alta quota, nei soliti rimpianti, nell’infortunio di Momo prima e Amauri poi (lontano parente dell’attuale), e nel calo netto di Del Piero.
Abbiamo un nuovo allenatore (per di più inesperto), abbiamo alcuni elementi cardine nuovi (per di più dei campioni che devono amalgamarsi in nuovi moduli e non brocchi), abbiamo effettuato una preparazione che punta alla lunga durata e, dopo un’esaltante inizio, ora siamo terzi (3° non decimi come l’anno scorso, o come il Milan) a 4 punti da un’Inter collaudata e più temibile che mai), siamo terzi e ci mancano all’appello 2 punti in più a Genoa e due maledetti punti col Bologna. Abbiamo recuperato Momo, recupereremo Marchisio, e perchè no, anche Tiago, per dare alternative fresche in mezzo, recupereremo sempre più Diego, ritornerà Alex e Ciro ci penserà più di una volta a intestardirsi con un rombo finora più ombre che luci. Forza ragazzi, sotto con il Maccabi!
(Credtis: Juvenews.net)

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