Juventus Campione d'Italia 2013-2014 | Il pagellone stagionale

Juventus Campione d’Italia 2013-2014: il pagellone stagionale

Juventus Campione d’Italia 2013-2014: il pagellone stagionale

Juventus Campione d’Italia 2013-2014, il pagellone stagionale: i voti ai bianconeri che hanno conquistato il terzo e storico scudetto consecutivo

juventus-campione-2014-pagellone

Juventus Campione d’Italia 2013-2014: il pagellone della straordinaria stagione bianconera. Il terzo e storico scudetto consecutivo è lo scudetto di tutti: del mister, del presidente, di tutta la dirigenza, dei calciatori, dei tifosi… nessuno escluso. Onore a tutti.

Buffon 7.5: Sul serio, ha davvero 36 anni? In una stagione da record dove raramente la sua porta è stata bersaglio per le conclusioni altrui, Gigione ha dimostrato una freschezza atletica ed una rapidità nei movimenti da far invidia ai più giovani emergenti nel suo ruolo, imponendosi per l’ennesimo anno, da quando calca palcoscenici importanti, sul podio dei migliori tre estremi difensori in circolazione. Sempre presente, sicuro e determinante quando chiamato in causa, ha commesso nell’arco di un campionato intero una sola prestazione negativa su 35 gare disputate (ne mancano ancora 3 alla conclusione), rispondendo comunque energicamente e con fermezza alle critiche post crollo in terra fiorentina. Leader indiscusso della squadra e capitano navigato dei bianconeri, ha dato prova di poter dare ancora tanto a Torino e la sua gente. Sponda, e Dio ce ne scampi, bianconera. SEMPREVERDE.

Storari 6.5: C’è gloria anche per lui. Protagonista sopratutto nelle due ed uniche gare in Coppa Italia, il secondo di Buffon ha confermato ancora una volta la propria affidabilità in caso di defezione del numero 1, mostrando a 37 anni suonati un’ottima prontezza di riflessi.

Bonucci 7: Attento, grintoso, volenteroso, ma.. troppo sicuro di sé. Partito tre anni fa come ennesimo bidone acquistato dalla dirigenza bianconera e trasformato da Conte in leader difensivo del reparto arretrato, Bonucci ha senz’altro compiuto passi da gigante nel corso degli ultimi anni e di questa stagione in particolare, ma non è ancora riuscito a smaltire del tutto quegli eccessi di sicurezza (o superficialità) che più volte lo hanno condotto sulla strada dell’errore. Bravo nel valutare le situazioni sottopressione, a favorire la fluidità della manovra palla al piede e ad inventare talvolta ottimi lanci per i compagni in avanti, deve assolutamente limare quelle piccole imperfezioni che gli impediscono di fare il salto di qualità al livello internazionale, riuscendo finalmente ad imporsi con completa sicurezza su palcoscenici che inevitabilmente la Juve dovrà cominciare a calcare già dall’anno prossimo. Disattenzioni come quella col Galatasaray od il Benfica, dovranno rimanere un lontano ricordo.

Barzagli 7.5: Nessuna novità. Solido, tenace, accorto e mai (e qui bisogna davvero ripeterlo) MAI sorpassabile, è stata la certezza ineluttabile della retroguardia bianconera, imponendosi per il terzo anno consecutivo nella gestione vincente Conte come miglior difensore centrale della squadra. Con un senso della posizione unico ed un’abilità di prevedere le giocate portentosa, è stato parte fondamentale di quel blocco invalicabile che ha portato la Juventus a non subire reti per un lunghissimo numero di giornate, dimostrandosi ancora una volta elemento imprescindibile per la rosa bianconera. Vittima di alcuni acciacchi fisici che lo hanno tormentato per tutta la stagione, ha sventolato, solo nel finale, bandiera bianca ai propri guai, congedandosi comunque in un periodo del campionato dove meno dolorosa sarebbe stata la sua assenza in campo.

Chiellini 7+: Innata aggressività. Conoscenza ormai assodata della squadra torinese, il Chiello è stato il terzo baluardo inamovibile della squadra di Conte, l’unico probabilmente privo di rincalzi adeguati, capaci di sostituire la cattiveria e la foga agonistica che domenicalmente il difensore toscano mette in campo con i suoi avversari. Tenace, mordente e sempre sul pezzo, ha conseguito nel corso dell’annata un percorso in assoluta evoluzione, partendo col freno tirato nelle prime uscite stagionali e migliorando sempre più come rendimento e prestazioni col passare dei mesi, rispondendo con fermezza e sul campo alle prime critiche che lo denigravano.

Caceres 7+: Sorprendente. Dopo una stagione altalenante, condita da un paio di apparizioni tutt’altro che memorabili, si prospettava un altr’anno di panchina e travagli per l’uruguagio ex Barça, che oltrepassando invece tutte le aspettative di tifosi e non, si è ritagliato uno spazio importante nella cavalcata vittoriosa dei bianconeri, sfruttando efficacemente le chance e gli spazi che il mister gli ha concesso nel corso dell’anno. Iniziando come vice-Lichtsteiner sul lato destro, con dedizione e duro lavoro è andato via via guadagnandosi il posto da titolare nel terzetto inviolabile di difesa, approfittando astutamente dei guai fisici e muscolari dell’acciaccato Barzagli. Rapido, attento e mai esitante, è riuscito a non far pesare un’assenza gravosa come quella del centrale toscano, dimostrando di poter far parte meritatamente di un gruppo vincente come quello bianconero.

Ogbonna 6–: Insomma. Per il costo del cartellino e il ruolo che doveva ricoprire nell’arco del campionato, ci si aspettava molto di più dal centrale ex-Toro, che di fatto non ha mantenuto fede alle premesse che su di lui si erano create ad inizio campionato. Visibilmente in difficoltà in alcuni momenti del campionato, è riuscito raramente a mostrare il centrale solido ed attento delle annate precedenti, palesando delle incertezze significative più a livello mentale che fisico. Da rivedere sono certamente alcuni automatismi col resto del reparto ed una serie di situazioni che più volte lo hanno portato a cadere in fallo col diretto avversario. Sinceramente non sappiamo se la stagione prossima farà ancora parte della truppa bianconera, ma se così fosse, dovrà seriamente confutare i pareri negativi che si sono creati intorno a lui.

Lichtsteiner 7.5: Incisivo e determinante più di quanto generalmente si possa pensare, Licthsteiner è stato senza ombra dubbio una delle armi in più per la truppa di Antonio Conte, che in alcuni frangenti difficoltosi del campionato ha trovato nel terzino svizzero l’ultima ancora di salvezza per sbloccare la partita. Sempre presente ed ordinato nella fase difensiva, ha dimostrato di non avere eguali quando c’era da spingere in avanti verso la trequarti campo avversaria, riuscendo costantemente a saltare l’uomo e a servire palloni invitanti per i compagni di squadra. Perfetto negli inserimenti alle spalle della difesa, ha contribuito abbondantemente al trionfo record in campionato della Vecchia Signora. 4 POLMONI.

Asamoah 7+: Da un lato la costanza e la puntualità di un vero treno svizzero, dall’altro la prestanza fisica ed il vigore di un fiume sempre in piena, capace di inondare con le sue folate le lenti e impreparate retroguardie avversarie. Diligente, scrupoloso, nel dar manforte ai compagni di difesa, diventava imprendibile palla al piede quando si lanciava nelle praterie che gli avversari gli concedevano ingenuamente, ostentando una condizione atletica ed una prepotenza muscolare a dir poco spaventosa. Raramente in difficoltà, ha mostrato solamente nelle ultime uscite stagionali un lieve calo di rendimento nelle prestazioni in campo, palesando un comprensibile, e soprattutto umano, affaticamento dopo mesi e mesi di performance ad altissimi livelli. A parte questo, comunque, una perenne spina nel fianco.

Isla 5: La nota stonata dello spartito bianconero. Tante, troppe le chance che il cileno ha sprecato nel corso della stagione, opportunità che francamente altri giocatori sarebbero stati in grado di cogliere meglio dell’esterno ex-udinese. Mai veramente convincente ed autore sì e no di un paio di prestazioni sulla sufficienza, ha palesato definitivamente quella carenza di mezzi tecnici che in una squadra di altissimo profilo non possono essere assolutamente ammessi. Per quel che ci riguarda, non è tanto un accanirsi per partito preso verso un unico giocatore, ma piuttosto un prendere atto, dopo due anni, dell’evidente inadeguatezza di un elemento all’interno di un gruppo. Dispiace umanamente per il giocatore, ma il campo così ha parlato.

Padoin-Peluso 6: Politico. Non hanno trovato ampi spazi per dimostrare il proprio valore, ma d’altro canto se hanno seduto spesso lì su quella panchina un motivo ci sarà. Le rare volte in cui sono stati chiamati in causa, comunque, con impegno e dedizione hanno cercato di offrire il proprio apporto alla manovra di squadra, mostrando attaccamento per la maglia che indossavano. Detto ciò, come per il discorso fatto per Isla, elementi come questi non si addicono molto ad una squadra che punta a vincere in Europa. Tolto l’impegno e il grande valore umano che sicuramente li caratterizza, c’è poco o nulla (in fatto di qualità calcistiche, ovviamente).

Vidal 8.5: Avevate dei dubbi? Dopo due stagioni altisonanti disputate su ritmi elevatissimi, il guerriero è riuscito a ripetersi incredibilmente anche nella terza stagione trionfale in maglia bianconera, conducendo una stagione strepitosa e perennemente sopra il livello abituale dei compagni in campo. Regista quando c’era da impostare palla a terra, interdittore quando occorreva sradicare la sfera dai piedi altrui, incursore quando Pirlo necessitava di soluzioni in più per servire i compagni, bomber a sangue freddo quando bisognava schiaffarla dentro, il cileno ha dimostrato ancora una volta tutta la sua poliedricità ed ecletticità nell’arco di questa stagione, prestando fede a quelle valutazioni positivissime che lo vogliono fra i migliori centrocampisti al mondo nel proprio ruolo. Unico per tenacia e bramosia di vittoria contro qualsiasi avversario, ha inciso pure quest’anno il proprio nome sul terzo tricolore storico, rimarcando quella imprescindibilità che lo caratterizza da 3 anni a questa parte.

Pirlo 8.5: Abbado usava la bacchettina da maestro per indicare i tempi alla propria orchestra. Lui di oggetti simili non ne ha proprio bisogno e col semplice utilizzo della propria immensa classe ha diretto nell’annata bianconera uno spartito pragmaticamente perfetto, privo di sbavature o stonature che mal si addicono a degli ottimi strumentisti. Preciso, dolce, sublime nel tocco di palla, ha inventato melodiose sinfonie con giocate sempre più estasianti ed efficaci per i compagni di squadra, rimarcando quell’unicità che lo distingue da tempo dal resto del mondo pallonaro. Da piedi magici e prodigiosi come i suoi, fuoriusciva un vero e proprio miele per gli occhi dei tifosi, che di fronte a cotanta magnificenza hanno rischiato più volte di cadere vittime di una crisi stendhaliana. Risolutivo e determinante quando veniva richiesta maggiore concretezza, ha inciso a lettere maiuscole il proprio nome su questo storico e terzo scudetto dell’era Conte, spiattellando ancora una volta sul viso dei miscredenti di poter risultare utile alla causa bianconera.

Pogba 8.5: Genio e sregolatezza. Hai 20, sei l’enfant prodige più promettente di tutto il pianeta, il mondo ti loda ed innalza a futuro pallone d’oro, vuoi dirmi che un tantino non ti monti la testa? Sicuramente si, anche se con Conte gli spazi ed i tempi per farlo sono veramente ristretti. Vera e propria esplosione di questa stagione, Pogba ha confermato quei giudizi che già l’hanno scorso lo davano come sicuro predestinato di questo sport, disputando una stagione strepitosa ed al di sopra dell’usuale rendimento di squadra. Mai banale nelle giocate e nel tocco di palla, ha estasiato i propri tifosi con spunti di nitida classe cristallina, siglando spaventose reti da fuori area (quello col Napoli in primis) e palesando il proprio talento persino in semplici disimpegni sottopressione in zone morte del campo. Vittima dell’eccessiva consapevolezza nei propri mezzi, si è trovato più volte sul punto di cadere e perdere quanto di guadagnato, ma con i costanti richiami di Conte e le immense qualità di cui è dotato, ha evitato di inciampare nella stessa sorte di Narciso. Con la speranza che perfezioni quotidianamente il proprio talento e rimanga soprattutto alla corte della Vecchia Signora, ci auguriamo il meglio per questo prezioso patrimonio calcistico.

Marchisio 8: Come il numero che porta in spalla. Al netto del suo percorso con Conte in panchina, questo è stato indubbiamente l’anno più complicato che il principino abbia dovuto affrontare, vuoi per l’esplosione straripante del giovane Pogba, vuoi per i guai fisici che a inizio campionato lo hanno penalizzato fortemente. Bloccato da quei problemi al ginocchio sorti nella finale di supercoppa a Roma con la Lazio, la stagione di Marchisio è stato un continuo risalire la china verso una migliore condizione atletica, che almeno fino alle prime battute del girone di ritorno è parsa tardare ad arrivare. Meglio nella seconda parte del campionato, il principino è riuscito via via a rimpadronirsi di quegli spazi che il destino aveva deciso di sottrargli impietosamente nelle ultime settimane di agosto, rispondendo a suon di reti (poche ma importanti) e prestazioni alle critiche irriconoscenti di tifosi e giornalisti. L’unico in grado di sostituire degnamente il genio di Pirlo, ha sopperito abbondantemente, in questi ultimi mesi, al calo fisico generale dei suoi compagni di reparto, evitando più volte che la nave bianconera capitolasse affondo.

Tevez 9: Sensazionale. Senza mezzi termini, il migliore di questa storica e trionfale cavalcata scudetto. Appellato da giornali e media come “grasso”, “finito” e poco decisivo, Tevez ha letteralmente portato una ventata d’aria fresca al campionato italiano, impressionando non poco per classe, qualità, atteggiamento e foga tifosi bianconeri e non. Subito a segno nella prima gara ufficiale della Juventus, l’argentino si è ripetuto in seguito, per poi non fermarsi più, nella trasferta inaugurale a Marassi, con la Samp, risolvendo con una rete la delicatissima trasferta e mostrando allo Stivale intero di chi si stava realmente parlando. Unico, al pari forse di Vidal, per grinta, tenacia e desiderio di sopraffare l’avversario sotto ogni punto di vista, l’Apache si è reso determinante oltre con le 19 reti in campionato, attraverso il suo metodo ammirevole di approcciarsi alle partite, diventando giornalmente il trascinatore per eccellenza della truppa di Conte. Avesse lasciato maggiormente il segno in campo europeo, a quest’ora il 10 in pagella non glielo avrebbe tolto certamente nessuno, ma quel poco che l’argentino è riuscito a costruire fuori dai confini nostrani, non basta per meritargli il massimo dei voti. Detto questo, un giocatore straordinario. Altro che “TOP PLAYER”.

Llorente 8+: “E’ bello ma non balla”, dicevano. Screditato ad inizio campionato come l’ennesimo bidone proveniente dal fùtbol iberico, il navarro è riuscito a ribaltare quello sciocco luogo comune che vedeva i giocatori spagnoli non riuscire ad incidere pesantemente nel calcio nostrano, dimostrando invece un’ottima propensione ai metodi italiani ed un’incisività mostruosa sul cammino dei bianconeri. In discreta difficoltà , è vero, nelle prime fasi della stagione, Llorente è riuscito a guadagnarsi col lavoro sul campo ed i il duro sacrificio la fiducia di Conte, andando a plasmare con lo gnometto di Fuerte Apache un duetto tutto pepe&forzafisica. Estremamente funzionale al gioco dei bianconeri ed in grado di apportare alla manovra valide alternative, il nazionale spagnolo ha comprovato per l’ennesima volta la lungimiranza in fatto di parametri zero della coppia Marotta-Paratici, capaci di acquistare, senza spendere una lira, elementi di elevatissimo profilo.

Vucinic-Osvaldo-Quagliarella-Giovinco 6: Messi tutti insieme hanno dato un discreto contributo alla cavalcata bianconera, ma presi singolarmente è stato offerto molto poco. Chi per un motivo, chi per un altro, non sono riusciti ad incidere nella stagione come le altre due punte di diamante dello scacchiere juventino, riuscendo solo a tratti ed in alcuni spezzoni del campionato ad offrire prestazioni apprezzabili. Vittima di alcuni acciacchi ed una sorte impietosa, Vucinic poteva senza ombra di dubbio affiancare gli altri due attaccanti pagellati precedentemente, ma le difficoltà del caso ed alcune problematiche hanno fatto sì che il montenegrino sparisse pian piano dalla scena bianconera, per poi riapparire solo nel finale per qualche comparsa insignificante. Lievemente più decisivi, Quagliarella ed Osvaldo si sono dati il cambio, a gennaio, nel ruolo di quarto attaccante in cima alla lista dei pensieri di Conte, andando a colorare quei brevi scampoli a disposizione con un paio di golletti estemporanei. Meglio e nettamente più decisiva degli altri, è stata la presenza di Sebastian Giovinco, che partito come quinto attaccante in rosa, ha scavalcato pian piano sempre più posizioni, arrivando a guadagnarsi, nel finale di stagione, spazi importanti per mettersi in mostra e non deludendo affatto le aspettative del mister. Estremamente significativo per la ripresa della formica atomica è stato il gesto, plateale, che Conte mise in scena durante Juventus-Chievo, e che in parte risollevò gli umori del piccolo attaccante.

Conte 8+: Complimenti mister, complimenti davvero. In tre stagioni da quando siedi su quella illustre panchina hai riportato il nome della Juventus di fianco a quelli dei top club europei, mancando solo quel passettino, fondamentale, che consacrerebbe definitivamente il tuo lavoro alla Vecchia Signora. Dopo due stagioni straordinarie ed irripetibili, sei riuscito a battere ogni record che il campionato nostrano ti ha posto innanzi, rendendo addirittura vana per vincere il titolo una montagna di punti (85) come quella conquistata dalla Roma. Una squadra praticamente perfetta, un numero di vittorie impressionanti (30 fino a questo momento), una media punti stratosferica. Ma quel neo evidentissimo del flop europeo rende il tutto un po’ più amaro, e l’eliminazione recentissima causata dal Benfica non può che logorare il petto di ogni tifoso. A titolo conquistato ci auguriamo vivamente dei miglioramenti significativi fuori dai confini nazionali e un raggiungimento (quanto prima) di quella coppa che da troppi anni manca in casa Juve. Esclusa questa breve considerazione, porgiamo le più sentite congratulazioni al mister Conte, ai ragazzi e a tutta quanta la dirigenza, meritevoli di aver costruito, dopo già due annate trionfali, qualcosa di eccezionale. Con la “matematica” finalmente ottenuta, possiamo gridarlo a pieni polmoni, I CAMPIONI DELL’ ITALIA SIAMO NOI!

Commenta

Questo sito utilizza cookies di terze parti. Per saperne di più o bloccare tutti o alcuni cookie leggi l'Informativa. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Leggi l'informativa

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi