Intervista al nuovo allenatore della Juventus, Luigi Del Neri | JMania

Intervista al nuovo allenatore della Juventus, Luigi Del Neri

Prima regola: comanda lui. Luigi Del Neri («scritto staccato, mi piace di più») appende subito l’avviso: «Penso che nessun giocatore sia indispensabile e chi non collabora con me sta fuori». Detto con tranquillità, come facesse parte del mestiere, e in effetti è così, senza fare il fenomeno: «Chi sono? Uno che allena, che cerca di …

Prima regola: comanda lui. Luigi Del Neriscritto staccato, mi piace di più») appende subito l’avviso: «Penso che nessun giocatore sia indispensabile e chi non collabora con me sta fuori». Detto con tranquillità, come facesse parte del mestiere, e in effetti è così, senza fare il fenomeno: «Chi sono? Uno che allena, che cerca di insegnare qualcosa, nulla di più». Vista la deriva vagamente anarchica dello spogliatoio juventino nella coda degli ultimi anni, è comunque un buon codice. Tra oggi e domani firmerà un contratto biennale con la Juve e riceverà i gradi del comando. Le idee però sono già piuttosto chiare, sul campo e a parole, esposte con schiettezza e senza tante scorciatoie. Una sicurezza che a tratti rischia di sconfinare nella presunzione, ma che va molto meglio dell’ipocrisia, pratica ampiamente diffusa tra gli abitanti del pallone.

Gigi Del Neri, cosa ha detto ieri al presidente Riccardo Garrone?
«Che la Juve è sempre la Juve, e che a questa offerta proprio non si poteva dire di no. Si può rifiutare la Juve?».

Quando ha pensato che sarebbe potuto diventare bianconero?
«Negli ultimi tempi, davvero. Quando si è allontanato Benitez. Ma sono stato zitto, ero troppo concentrato sulla Samp, per una grande impresa ».

Non si sente un ripiego?
«Vuole fare polemica? No, mi sembra normale che quando si fa una scelta importante si voglia puntare e si scelga il massimo. Con lo stesso criterio, posso dire di essere stato preferito ad altri, o giudicato più adatto. Almeno per qualcuno conta ancora la meritocrazia, cosa ha fatto uno: non sempre succede».

La Grande occasione all’alba dei sessant’anni.
«Con la Juve hanno iniziato sui sessant’anni Capello, e poi Ranieri: non posso farlo io?».

È un traguardo?
«Non voglio che lo sia. Un punto da cui ripartire, piuttosto ».

Una rivincita?
«Non devo prendermi nessuna rivincita, con nessuno».

Del Neri bravissimo con le piccole, molto meno con le grandi: chiacchiera da bar?
«Sbagliata, semmai. Al Porto mi lasciarono solo un mese, ma per un motivo: volevo dare fiducia a giocatori come Bosingwa, Bruno Alves, Quaresma, Seitaridis. Non me lo hanno permesso: ma forse aveva ragione il sottoscritto. E oltre alle chiacchiere ci sarebbero anche altri fatti».

Prego.
«In quel mese, in un’amichevole a Toronto, battemmo il Liverpool, futuro campione d’Europa: queste cose non si scrivono, però».

C’è anche la Roma.
«Non mi cacciarono, come molti dissero, me ne andai io, quando eravamo settimi, dopo 34 punti in 24 partite: non era il mio posto».

Alla Juve qualche suo collega ha avuto guai con alcuni campioni.
«È l’aspetto che mi preoccupa di meno, sono ottimista e ho fiducia nei giocatori ».

Magari qualcuno non ne ha in lei.
«Chi non collabora sta fuori».

In principio fu la squadra.
«Credo che non ci sia un giocatore indispensabile, parlo in generale: anzi, il grande giocatore deve mettersi al servizio della squadra, e aumentarne il livello ».

Integralista del 4-4-2: altra chiacchiera?
«Che male c’è? Guardi che se qualcuno ha una formula con la quale si vince di sicuro, io l’adotto subito. Visto che non esiste, scelgo il sistema che, a mio avviso, meglio interpreta la mia idea di calcio».

Diego, di professione trequartista , può giocare con lei?
«Non ne ho idea, perché bisogna anche vedere cosa gli avevano chiesto quest’anno».

È una Juve tutta da rifare?
«No, ci vuole molta calma, perché quella appena finita mi è sembrata una stagione molto particolare. Qui ci sono giocatori di qualità, e dovremo valutare tutto molto bene».

Del Neri o Delneri?
«Sui documenti attaccato, ma a me piace staccato. Non capisco perché i brasiliani con quattro nomi possano chiamarsi Pelé e io non Del Neri».

Pensava di tornare in una big?
«Guardi che ero felice anche quando allenavo in C, ma lo dico davvero. E poi dieci anni filati di serie A sono già un buon risultato, e una chance come questa c’è pure chi non ce l’ha: però, penso di essermela guadagnata».

Credits: La Stampa
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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