Giulemanidallajuve: "Non torna niente" | JMania

Giulemanidallajuve: “Non torna niente”

Di seguito un intervento di Paola Cicconofri, coordinatrice dell’associazione “GiulemanidallaJuve” I media, le loro manipolazioni, la “falsa” realtà, il gioco di potere, sono soltanto alcuni degli elementi che abbiamo imparato bene a conoscere e da cui difenderci. Pochissime le voci fuori dal coro, pochissimi coloro che vogliono essere “fuori dal coro”; il rischio è quello …

giulemaniDi seguito un intervento di Paola Cicconofri, coordinatrice dell’associazione “GiulemanidallaJuve

I media, le loro manipolazioni, la “falsa” realtà, il gioco di potere, sono soltanto alcuni degli elementi che abbiamo imparato bene a conoscere e da cui difenderci.
Pochissime le voci fuori dal coro, pochissimi coloro che vogliono essere “fuori dal coro”; il rischio è quello di rimanere esclusi dal mondo televisivo o giornalistico che conta.
«Non torna niente», proprio come è solito ripetere Oliviero Beha nel suo piccolo spazio che ogni settimana dedica al mondo sportivo. Due, tre minuti che, sfruttati nel modo dovuto, danno chiaramente l’idea di quello che oggi è il calcio e lo sport in generale, nel nostro Paese.
Il calcio è marcio, calciopoli lo ha reso evidente a tutti, ma Beha sottolinea: «Non può trattarsi solo di Moggi», evidenziando «la difformità della giustizia sportiva». «Moggi viene trattato alla stregua di una sorta di discarica per la monnezza del calcio e al posto dei deferimenti di tre anni fa, adesso ci sono i conferimenti, i rifiuti di monnezza, tutto nella discarica Moggi. Non va bene, non è giustizia questa». Moggi, il capro espiatorio che fa comodo al sistema, colui che ancora oggi, nel bene e nel male, può essere usato per giustificare imbarazzanti situazioni.
Le domandine stuzzicano la curiosità: «Ne sappiamo abbastanza di calciopoli? per me non ne sappiamo nulla o quasi nulla». Ed ancora: «Lo sapete voi che, a giudicare dalle testimonianze, sembrerebbe che le cose non siano andate esattamente come ci è stato fatto credere? Di tutto questo non si sa niente e questo non è bello». Lo abbiamo appurato e lo ripetiamo da tre anni a questa parte. Anche per noi la domanda rimane la stessa: ciò che l’opinione pubblica conosce è la verità o solo quello che serve al sistema per mantenere gli attuali equilibri? Quanti cercano di approfondire questo scandalo che ha così profondamente modificato il nostro calcio?
«Calciopoli, di cui non parla più nessuno. Meravigliosa astinenza od omissione», ci ripete Beha. Un paradosso, si cercano notizie che arrivano con il contagocce e, quando ci sono, non sono solo difformi, ma ad uso e consumo dello stesso sistema che prima ha fatto nascere calciopoli e che ora cerca di legittimarlo, «quasi quasi, mi auguro che non ne parlino più se devono dire il contrario». Beha fa riferimento alla Gazzetta dello Sport, che in un articolo a firma di Galdi ha stravolto il contenuto delle dichiarazioni del teste Manfredi Martino a Napoli.
Non solo. Nella puntata del primo novembre, l’invito è palese: «Io mi fido della vostra curiosità, perché se aspettate i giornali pare che possiate aspettare tutta la vita». L’interrogativo rimane lo stesso: «Ora, se questo (Moggi) è Barbablù, quello che ha combinato tutto, che bisogno c’è di far cambiare a qualcun altro qualche testimonianza?», in riferimento alla denuncia per “pressioni” subite dall’ex designatore Pairetto dall’avvocato di una delle parti civili.
Aveva esternato anche per il processo Gea, che come sappiamo non ha incuriosito nessuno nel momento in cui si è dimostrato un flop totale per l’accusa, e Beha: «Si è svolta la causa e nessuno ha riferito come sono andate le cose. Non si sa nulla. Tutte le testimone contro Moggi sono state ritrattate: se questi testimoni mentono, devono essere incriminati per falsa testimonianza. Questo caso Moggi rischia di peggiorare se viene condannato sulla base del fatto che da innocente non serve a nessuno, da colpevole è utile o prezioso perché hanno trovato il capro espiatorio. Andare a sentenza su una vicenda come questa, con queste testimonianze fa effetto. Io ho paura di una giustizia così».
Calciopoli, ma non solo. Il giornalista parla del nostro calcio anche in chiave europea: «Le squadre italiane giocano male, tengono botta perché hanno giocatori di qualità e le competizioni europee ci dimostrano la pochezza». Sposta poi l’attenzione su due club, la Roma e la Fiorentina. La Roma, con la sua «invereconda» cifra di debiti ed un dubbio: «Rosella Sensi, nominata vice presidente della lega calcio, non mi dà l’idea di essere sul punto di vendere ». A proposito della Fiorentina, di recente al centro dell’attenzione per la polemica scatenata sulla zona dove dovrebbe nascere il nuovo stadio, dice Beha : «fa pensare che l’interesse non sia più per il calcio ma per una nuova speculazione». Poniamoci anche noi la stessa domanda, speculazione o calcio?
Il mondo arbitrale. Beha le chiama «nequizie arbitrali» e non sono altro che gli errori o «orrori» a cui dobbiamo assistere ogni giornata di campionato o giornata «da ufficio inchieste». «Sarebbe bene che gli arbitri non chiedessero nulla, non si regolassero sulla loro carriera personale e difendessero la loro indipendenza. Da tre anni, dal caso calciopoli – basato sugli arbitri – questo problema non è stato risolto, ma con il livellamento verso il basso che ha il calcio italiano un arbitro diventa decisivo». La domanda retorica che il giornalista si pone e invita a porci è: «perché mi dovrei fidare degli arbitri? Io non mi fido!». Ed ancora: «Io continuo a dire che va bene il presupposto degli arbitri in buona fede perché adesso non c’è più calciopoli, Moggi è stato defenestrato e via dicendo, ma se gli arbitri continuano a fare gli stessi errori, perché io mi devo fidare che siano in buona fede? Chi me lo dice? Sulla parola? Mi devo fidare del designatore Collina che guadagna 580.000,00 euro l’anno più le spese per le missioni?». E c’è anche la metafora: «Siccome il problema di Calciopoli era quello degli arbitri, qui siamo di fronte a una strana domanda. Come per i serial killer, il problema è: se chi ha assassinato qualcuno è in galera e continuano gli omicidi, o quel qualcuno non era da solo oppure addirittura non era stato lui. Quindi se adesso il designatore degli arbitri è quell’ex super arbitro di Collina e ne fanno di tutti i colori, perché stavolta dobbiamo pensare che sia tutto normale mentre invece fino a due anni fa c’era un’associazione addirittura a delinquere?».
Please, qualcuno può rispondere?
Ma prima di cercare una spiegazione, vale la pena di ricordare anche alcune situazioni non chiare: «È stata archiviata anche la pratica riguardante gli arbitri che avrebbero a Prato una sorta di Lobby. Collina, Bergamo e altri 17 arbitri. Una cosa strana, che francamente non torna, in conflitto di interesse manda cattivo odore». Cattivo odore che il fiuto del Dottor Palazzi non sente. Sappiamo bene come è stato abile a gestire, con due pesi e due misure, il suo compito. Ed ancora: «Negli stessi uffici una serie di interessi. Io vi faccio due ipotesi: o dietro a tutto questo pasticcione per cui la federazione non prende nessuna misura c’è sempre Moggi e allora davanti c’è Abete, Palazzi; oppure è il contrario, c’è sempre Moggi ma dietro di Moggi c’è Abete, Collina, il Procuratore Federale. Insomma, io vorrei che i giornali parlassero di queste cose qui, scommetto che domani non ci sarà una riga». Scommessa vinta! «Una volta, la Procura della Repubblica di Roma veniva chiamata il porto delle nebbie. Qui rischiamo di avere con la Procura Federale della Federcalcio a Roma, la porta delle nebbie».
Un richiamo costante viene anche rivolto a quelle situazioni che vedono arbitri sotto processo a Napoli e contemporaneamente fischietti di riferimento per Collina. Uno di questi è Rocchi, «sotto processo a Napoli, rinviato a giudizio per calciopoli per frode sportiva, arbitra regolarmente da allora come se niente fosse», l’altro è Trefoloni e i suoi «certificati medici».
I “due pesi e due misure” che non ci abbandonano mai!
Non solo calcio, ma lo sport in generale. «Non è credibile la formula uno! Non è credibile tutto quello che è successo nella guerra tra bande. Non è credibile la squalifica nei confronti di Briatore, il pasticcione vergognoso di Piquet e tutto il resto. È spazzatura».
Ricordate le polemiche di Moggi al Bologna? L’invito che Beha rinnova costantemente è sempre lo stesso e nell’occasione rivolge un appello direttamente ai tifosi bolognesi: «Io credo che il problema lo dovrebbero capire. Non è Moggi, per lo meno non è solo Moggi. È il sistema calcio che ha gli stessi uomini e gli stessi metodi di sempre, quindi dovrebbe essere rivisto tutto il meccanismo. Possibile che i tifosi del Bologna non lo capiscono e se la prendono con un uomo solo? Non si rendono conto che vengono presi in giro dal sistema in questo modo?».
L’odio per ciò che è juventino è stato per anni coltivato e le conseguenze le viviamo anche in questo modo!
Affonda la lama anche sul caso Corsini: «Scandalo enorme. Fasificate dalla federazione le analisi cliniche, quando invece erano buone. Abete, ricevendo Paolo Calabrese, ha detto che procura federale sta indagando e gli hanno regalato una maglia. Queste cose le facevano 3 anni fa anche con Guido Rossi a Coverciano: gli davano la maglia». Arriva l’invito/appello direttamente ad Abete: «Facciamo un’inchiesta seria in tempi brevi o manda una maglia anche a me, e con una bella scritta».
Non può mancare il Mou, il catalizzatore dei media. Beha si rivolge a lui per la polemica dei “bamboccioni”, una delle tante che ha lanciato l’allenatore dell’Inter: «Ha detto che i giovani calciatori oggi pensano soltanto al denaro, sono stravolti. Interessante teoria. Certo sarebbe meglio che tutte le volte che qualcuno fa una polemica con lui, non gli ricordasse che lui guadagna 14 milioni di euro l’anno. Ecco, forse questo non aiuta come coerenza in questo tipo di vocazione pedagogica dell’allenatore dell’Inter».
Le contraddizioni. Ricordiamo anche quella della Corte dei Conti: un «caso all’italiana», come lo definisce il giornalista. «La corte dei conti chiederà a figure cosiddette pubbliche, come arbitri, designatori, 1.200 milioni di euro di danni all’immagine. La cosa buffa è venuta fuori dall’indagine della guardia di finanza: la corte dei conti ha speso 759.855 euro di soldi pubblici per celebrare i processo di calciopoli, 736 euro per giornali e riviste e 33.240 per rinfreschi. Ora, se il buon esempio lo devono dar loro, capite bene che è l’ennesima storiaccia all’italiana».
Ho voluto scrivere questo pezzo, raccogliendo alcune dichiarazioni di Oliviero Beha, proprio a dimostrazione che anche qualche minuto può essere sufficiente per provare ad insinuare il dubbio, stimolare la curiosità e non credere ciecamente a tutto quello che i media ci impongono.
Uno stimolo a metterci in discussione e ad approfondire, che se ben istillato può contribuire alla nostra crescita ed alla ricerca di quella verità che fa sempre più paura.
Paola Cicconofri

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