Giovinco: "Quest'anno ci divertiremo" | JMania

Giovinco: “Quest’anno ci divertiremo”

Intervista al talento rilanciato da Ferrara: «Non ho mai pensato di aver sbagliato a restare. Nel nostro calcio non c’è equilibrio nei giudizi, un giorno sei un mago, quello successivo uno qualsiasi». Piccolo e abbastanza diretto, ma per lo meno Sebastian Giovinco, anni 23 il prossimo 26 gennaio, è una persona schietta. Che va interpretato …

giovincoIntervista al talento rilanciato da Ferrara: «Non ho mai pensato di aver sbagliato a restare. Nel nostro calcio non c’è equilibrio nei giudizi, un giorno sei un mago, quello successivo uno qualsiasi».
Piccolo e abbastanza diretto, ma per lo meno Sebastian Giovinco, anni 23 il prossimo 26 gennaio, è una persona schietta. Che va interpretato e non preso di punta. Forse la Juventus ha fatto bene a non “prestarlo” in giro, forse lui ha fatto benissimo a non lasciarsi prestare. Il resto è vita, anzi pallone.

Sebastian Giovinco, ben­tornato in paradiso…
«In paradiso? Grazie, grazie, ma sono sincero: un po’ mi girano. Perché il calcio italiano è fatto in modo strano: oggi sei un mago, domani sei uno qualsiasi, la vecchia storia dell’altare e della polvere. E’ sufficiente sbagliare un paio di partite e, zac, vieni martellato. Ho davanti ai miei occhi cosa è accaduto l’anno scorso a Buffon: all’improvviso sembrava che non fosse più capace a parare. E parliamo del miglior portiere al mondo, non di uno qualunque. Mi creda, ci vorrebbe più equilibrio » .

Dunque?
«Io sono vero e corretto, non riesco a fingere. Soprattutto, per indole dico sempre quello che mi salta in testa» .

Un passo indietro. Quest’estate dichiarò preventivamente che avrebbe rifiutato il trasferimento, in Italia e all’estero. Perché?
«Perché gioco in una delle squadre più forti del mondo e perché ho anche la fortuna di farlo nella mia città. Per quale ragione avrei dovuto accettare l’idea di andarmene? E poi, me lo consenta, si tratta pure di consapevolezza nei propri mezzi».

Nei mesi passati, non l’ha mai sfiorata il dubbio che sarebbe stato più congruo per la sua carriera fare il titolare lontano da Torino piuttosto che l’alternativa di lusso in bianconero?
«Onestamente no. E c’è un motivo. A Empoli ho capito che posso giocare con continuità in una provinciale, ora la mia sfida è riuscire a giocare tutte o quasi tutte le partite nella Juventus. Guardi, non sono presuntuoso, sono soltanto testardo. Se mi fisso su una cosa, cascasse il mondo…».

Ci spieghi come è riuscito a conquistare la fiducia di Ferrara.
«Semplice: con i fatti, perché nel calcio le parole contano zero. E i fatti, nello specifico, sono gli allenamenti ».

Insomma, un lavoro di metodo, giorno dopo giorno.
«E pensi che la scorsa stagione circolava voce che mi allenassi in maniera svogliata, con un atteggiamento sbagliato. Invece non è mai stato così. A volte sembra che mi estranei dal gioco, ma si tratta di sensazioni fasulle».

Il nuovo sistema tattico, il 4-2-3-1, le è stato un po’ di aiuto per riemergere?
«A mio avviso no».

Per lo meno ha aiutato la Juventus…
«Ancora no. Il nostro rilancio non è dovuto al tipo di gioco ma alla determinazione, alla voglia, all’intensità che abbiamo messo. Prerogative che in alcune partite sono venute a mancare e di cui abbiamo preso coscienza. Il 70- 80 per cento dei nostri problemi scaturiva dall’approccio e dall’interpretazione delle sfide. Ripeto, il modulo non lo considero determinante».

Diego è davvero bravo?
«Lo è, lo è… A me hanno impressionato i tempi d’inserimento e la capacità di leggere con largo anticipo lo sviluppo dell’azione. E poi segna».

Cosa che lei non fa più.
«E che sinceramente mi manca. Io non sono un attaccante, però il gol dà sicurezza, aumenta la stima in se stessi. Prendete Amauri: dopo sette mesi vissuti a secco, adesso si è liberato e subito scatenato. Ci sono meccanismi che scattano dentro, vai a sapere…».

E quando tornerà Del Piero?
«Il mio compito sarà farmi trovare pronto dall’allenatore e sfruttare le occasioni che mi saranno concesse. Chiaro che mi piacerebbe ci fosse spazio per tutti e tre, magari contemporaneamente » .

Con la soluzione a una punta, meglio avere da­vanti Amauri o Trezeguet?
«Uguale. Assolutamente uguale. Ripeto, il nocciolo della questione sta nell’approccio, dell’atteggiamento, nella determinazione del gruppo. Rombo o 4-2-3-1 è la stessa faccenda».
(Credits: Calciomercato.com)

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