Ferrara: "Sì, possiamo vincere" | JMania

Ferrara: “Sì, possiamo vincere”

In meno di sei mesi Ciro Ferrara ha vissuto parecchie situazioni. Salvatore della patria (garantito il secondo posto, subentrando a Ranieri, a fine campionato). Nuovo Guardiola (4 vittorie di fila all’inizio del nuovo). Forse immaturo per guidare una Ferrari, non legge bene le partite (primi scricchiolii). Non va bene, cacciatelo (dopo il 2-3 col Napoli). …

ferrara_serioIn meno di sei mesi Ciro Ferrara ha vissuto parecchie situazioni. Salvatore della patria (garantito il secondo posto, subentrando a Ranieri, a fine campionato). Nuovo Guardiola (4 vittorie di fila all’inizio del nuovo). Forse immaturo per guidare una Ferrari, non legge bene le partite (primi scricchiolii). Non va bene, cacciatelo (dopo il 2-3 col Napoli). Però, forse va bene (adesso che la Juve è di nuovo seconda). Commento dell’interessato. “Un ricordo, più che un commento. Ho 18 anni, vado ad allenarmi al San Paolo in motorino, di più non posso permettermi. I tifosi mi gridano: Ciro, quand’è che ti compri la macchina? Un giorno prendo a prestito la 126 beige di mio padre e vado allo stadio. I tifosi mi gridano: Ciro, hai fatto i soldi e ti sei montato la testa. Per dire che sono vaccinato. Avevo messo tutto in preventivo. Bene e male, giudizi e pregiudizi. Tanti anni di grande calcio a qualcosa servono”.

Lei ha giocato in A 500 partite tonde, 247 nel Napoli, 253 nella Juve. Si sente un uomo diviso?
“Mi sento napoletano, felicemente ambientato a Torino. Direi che Napoli è la mia casa, Torino il mio ufficio, ma suona un po’ riduttivo perché a Torino ho anche amici veri. Napoli è la vacanza, la famiglia allargata. Lì come calciatore ho avuto tutte le soddisfazioni. Torino è il lavoro, qui mi sono rimesso in gioco e sono arrivate altre soddisfazioni”.

Si può fare una classifica dei ricordi?
“No, sono ugualmente impressi. C’è un prima e c’è un dopo. Mi rivedo portiere, non perché ero scarso ma perché ero il più giovane. Il mio idolo era Zoff. I miei primi allenatori. Sergio Palmieri alla Salvator Rosa del Vomero. Faccio un provino da centrocampista ma lui per mia fortuna capisce che è meglio impostarmi da difensore. E Riccardo De Lella al Due Palme di Agnano, quante sedute per migliorarmi il piede sinistro. Col sinistro qualche gol l’ho fatto, ma migliorato molto non sono”.

Sembra molto distante dal cliché del napoletano, quello più diffuso almeno.
“Non ho meriti. La mia famiglia semmai. Sono cresciuto in via Manzoni, sulla collina di Posillipo. Lì non si giocava a palla in strada, ma per fortuna c’era un cortile. In casa Ferrara il lavoro è sempre stato una cosa seria, come il rispetto degli altri, il rispetto degli impegni presi, lo studio. I miei fratelli si sono laureati e anch’io ho terminato gli studi all’Isef discutendo una tesi sull’irrorazione del torace. Siamo profondamente napoletani: lo si andava a vedere in famiglia, il Napoli di Diaz e Krol. Le canzoni di Pino Daniele le canto, anche se mi dicono che sono stonato. La pizza mi piace, tant’è che ho investito in pizzerie, ne avevo tre e me ne resta una, a Torino. Ma mi sento lontano dal macchiettismo che fa di Napoli un luogo comune o una caricatura”.

Ha visto le immagini dell’uomo ammazzato al rione Sanità, coi passanti che scavalcano il corpo sul marciapiede?
“Sì, purtroppo. Oltre al gesto in sé, fa paura l’assuefazione. Credo che tutti dobbiamo impegnarci per ridare un’educazione alla legalità. Insieme con Cannavaro ho dato il mio nome a una fondazione che lavora a Scampia e in altre zone disagiate e si occupa di bambini poveri. Non è una scuola di calcio. Ne è responsabile mio fratello Vincenzo. Si lavora d’intesa con altre organizzazioni, sul territorio. Abbiamo ristrutturato stanze di ospedali pediatrici, dato un’ambulanza al Federico II, creato una ludoteca intitolata ad Annalisa Durante, uccisa nel corso di una sparatoria a Forcella”.

Nella sua storia calcistica, a livello giovanile, ci sono due Ciro Ferrara.
“Esatto, nati nello stesso anno. Per i compagni eravamo un problema, così decisero di usare i soprannomi: lui Totò, io Stielike”.

Un tipaccio duro, coi baffi. Come mai?
“Forse per il rigore quasi tedesco con cui prendevo il calcio, forse perché giocavo duro anch’io, poi mi sono calmato”.

Prima partita in A contro la Juve, prima in Nazionale marcando Maradona: sembra un destino.
“Con la Juve finì 0-0, riuscii a tenere Boniek, e in amichevole con l’Argentina vincemmo 3-1”.

Lo sente ancora, Maradona?
“Mi ha chiamato quand’ero da poco allenatore della Juve per darmi scherzosamente dal catenacciaro. Quando ha beccato sei gol dalla Bolivia gli ho detto che forse un po’ di catenaccio gli sarebbe servito”.

A proposito: dove sono finiti i grandi difensori italiani?
“E’ venuta a mancare la scuola della marcatura a uomo quando si è deciso di privilegiare la zona. Sacchi non mi ha convocato a lungo perché mi riteneva incapace di difendere a zona, poi ha cambiato idea, e questa è una delle maggiori soddisfazioni della mia vita sportiva. Tanto più che la zona mi ha allungato la carriera. E’ molto più facile passare da uomo a zona che viceversa”.

Contro chi ha sudato di più?
“Gullit e Montesano. Fare una magra contro un campione non è gravissimo: l’altro è un campione, sei già mezzo assolto. Con Montesano a Udine non ho mai visto la palla. È finita 2-2, con lui migliore in campo e io peggiore”.

Oggi chi le piacerebbe marcare?
“Pato, il più veloce”.

Se la chiamano creatura di Lippi, si risente?
“Non vedo perché. Ho giocato 8 anni con lui, ero suo assistente in Germania, posso aver assorbito qualcosa dal suo lavoro sul gruppo. Altri mi trovano più simile a Capello. A me pare che sia troppo presto per i paragoni”.

A me pare che si parli sempre meno di calcio. Si parla di concetti (aggressività, profondità, coesione) che chiamano in causa tutti e nessuno. Oppure è sempre colpa dell’arbitro.
“Ho proposto una domenica senza moviole e, da parte nostra, senza una parola sull’arbitro. Una, giusto per vedere l’effetto che fa. La ripropongo. Quanto al resto, esistono le dichiarazioni in tv e per la stampa, ma a contare davvero è quello che ci si dice, in squadra, ogni giorno. Anche se so che un mio giocatore ha sbagliato, e lo sa anche lui se non è stupido, non andrò mai a colpevolizzarlo in pubblico. Non serve a nulla”.

Parliamo di Juve. E’ piaciuto il suo ultimo 4-2-3-1. E’ un modulo di passaggio?
“E’ uno dei tanti moduli possibili in una Juve in cui l’unico punto fermo è per me la difesa a 4”.

Dopo la sosta riavrà Del Piero.
“Lui e tutti gli altri. Per i rapporti che ho con Alessandro (ndr: Ferrara è l’unico a non chiamarlo Ale o Alex), sarà una scelta di testa, non di cuore. Posso aver fatto qualche errore e lo ammetto, ma credo che questa squadra possa solo crescere. L’Inter è la squadra da battere e noi dobbiamo provarci fino all’ultimo. Il campionato per noi è la priorità”.

S’aspettava un Milan di nuovo in gioco?
“Leonardo è stato più criticato di me e oggi sono contento per lui. Se non solidarietà, credo ci sia un forte senso di vicinanza tra noi due”.

Sorprese, fin qui?
“Per la qualità del gioco la Samp, in assoluto il Bari e i suoi giovanissimi difensori centrali”.

E’ vero che lei non ha un sito su Internet?
“Sì. Non ho niente contro ma non ne sento la mancanza”.
(di Gianni Mura per la Repubblica)

2 commenti

  1. Un po’ di esperienza non gli avrebbe fatto male. Tra un paio di mesi possiamo fare un mezzo bilancio

  2. Ciro…grande uomo,ma resto dell’idea che prima della Juve,doveva allenarsi a Bari o Siena.
    Speriamo che mi sia sbagliato…

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