Ferrara, liberaci dalla Ranierite! | JMania

Ferrara, liberaci dalla Ranierite!

Ci risiamo. Un’altra partita verità per il campionato, un cazzottone da ko, mancato, alla grande. La summa è sempre quella degli ultimi due anni con le piccole in domeniche pomeridiane di sole. Come nel 3-3 con il Chievo, come nel 2-3 con i viola, come nell’1-1 col Catania e con la Lazio, come nelle tante …

camaleonte solidoCi risiamo. Un’altra partita verità per il campionato, un cazzottone da ko, mancato, alla grande. La summa è sempre quella degli ultimi due anni con le piccole in domeniche pomeridiane di sole. Come nel 3-3 con il Chievo, come nel 2-3 con i viola, come nell’1-1 col Catania e con la Lazio, come nelle tante puntate precedenti finite sempre con lo stesso triplice fischio. Basterebbe copiare quello che si scrisse in quelle volte. Si potrà discutere dello svarione di Melo, del buco di Molinaro, delle scelte di Ferrara, di un rigorino non dato a Chiellini, di Amauri che non va, di tattica e di forma fisica. La doccia gelata non arriva per un errore tecnico o per “quel gol”, che, casomai, è solo il coronamento di tutto. Non c’è alcuna scusa, non c’è alcun capro espiatorio. Il problema vero sta nella mentalità, nella testa, nell’atteggiamento. Lo stesso degli anni appena andati. Una mentalità con dei neuroni ancora perdenti, forse ancora influenzate da una Ranierite.
Ricapitoliamo: perde l’inter a Genova, travolta dalla Samp. Sappiamo che vincendo saremmo passati in testa, da soli, con 3 punti di vantaggio su quelli lì: lo abbiamo visto quel Mourinho così nervoso davanti ai microfoni e quel Santon che cappella quando non deve. Segno tangibile della tradizionale paura interista quando messi sotto pressione. Con tre punti sul Bologna, saremmo tornati in testa da soli per la prima volta dai tempi di Fabio Capello. Uno scettro importantissimo e pesantissimo. E chissà che paura sarebbe entrata nell’inter, con un chiaro messaggio di forza, implacabile. Sia verso le avversarie, sia a quelli in campo. Sgretolare senza fronzoli le piccole. Proprio come faceva quella Juve di Capello, l’ultima squadra bianconera capolista in solitario. Ebbene, con il Bologna non è successo quello che speravamo e che ci saremmo aspettati dalla nuova Juve di Ciro Ferrara. 1-0 nel primo tempo, ma senza chiudere la partita. Ed il secondo tempo, orribile e quasi rinunciatario, con il cuore in gola. Con il Bologna che non rinuncia ad attaccare: tutt’altro, sono guai, è terrore. E ci chiediamo: perché la provinciale di turno riesce ad avere il carattere di ficcare il naso nella nostra area di rigore? Perché non riusciamo a condurla con tranquillità fino alla fine, senza frenesia? Perché non siamo riusciti a spaventare la piccola squadra e a renderla rinunciataria come ai tempi di quando eravamo primi? Perché le piccole invece di aspettare solo il fischio finale per la fine dell’agonia di averci incrociato, prendono fiducia, cuore, spazio e fiato di insistere dalle nostre parti sempre più pericolosamente col passare dei minuti? Perché giocare un secondo tempo sciamannato col freno a mano, con la presunzione di avere già la partita in tasca? Perché la partita non è finita nel primo tempo? Perché l’1-1 era nell’aria? Perché è mancata la spietatezza, la freddezza e il cinismo di buttarla dentro chiudendo ogni discorso? Non c’è alcuna scusa accettabile quando si incassa un gol allo scoccare del 93°. E’ mancanza di testa e di autorità da prima della classe. Bisogna essere padroni. Una squadra di prima mentalità mette in ghiaccio queste partite e chiude le quote degli scommettitori. Il Bologna che è stato battuto anche da un milan derelitto, si sarebbe dovuto annichilire ai nostri piedi per manifesta superiorità, non è stato così. Questa squadra ha bisogno di una fortissima mazzata emotiva, uno schiaffone pesante, una scossa per voltare definitivamente pagina. Ferrara ha promesso una nuova mentalità. Chiaro, non si guarisce le tendenze perdenti in poco tempo. Questa dev’essere la prima ed ultima volta che la Juve di Ciro Ferrara perde 2 punti (e non solo) in classifica in questo modo. Non dovrà dichiararsi soddisfatto della prestazione, non dovrà dire che può succedere nel calcio, non dovrà cercare la minima scusante. Ci vuole la strigliata che faccia diventare tutta la Juve quello che è, perché per tornare lì in alto ci vogliono caratteristiche che lui conosce e detiene, a differenza del suo predecessore. Non quelle di oggi. Sa che dovrà partire una strigliata, da grande lezione per il futuro. Perché per una volta, soprattutto se la prima, può anche succedere di cadere in errore, ma senza ripetersi, senza perseverare con continuità: altrimenti, il virus perdente rimarrà ancora dentro di noi, pur spendendo milioni e milioni. Ora è la testa che dev’essere guarita e deve diventare vincente. Perchè le forze e le qualità, ci sono tutte. Via il tafazzismo.
Valerio Fregoni per Juvenews.net

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