Dybala: "Alla Juve ti insegnano la voglia di vincere" | JMania

Dybala: “Alla Juve ti insegnano la voglia di vincere”

Dybala: “Alla Juve ti insegnano la voglia di vincere”

Paulo Dybala, centravanti argentino della Juventus si racconta al quotidiano ‘La Repubblica’: dall’Argentina al Palermo infine alla Signora

Paulo Dybala, centravanti argentino della Juventus si racconta al quotidiano ‘La Repubblica’. Dopo aver impiegato un po’ di tempo per immergersi nella nuova realtà bianconera, l’ex Palermo è a tutti gli effetti uno dei trascinatori della Vecchia Signora, ma non rinnega il suo recente passato, anzi ringrazia l’ex tecnico Gennaro Gattuso: “Mi ha insegnato a prenderle. In allenamento mi metteva trequartista e lui mediano. Se lo saltavo, mi stendeva. Così ho imparato a gestire il contatto, a difendermi col corpo, ad anticipare gli interventi. Poi è arrivato Iachini che mi vedeva punta e ho dovuto davvero tenere botta. Se non sei allenato non ce la fai. Prendete Cuadrado, sembra leggero ma le botte le assorbe, non lo butti giù”.

In nazionale da poco, Dybala presto avrà la possibilità di allenarsi con un certo Lionel Messi, il più forte giocatore al mondo, fino a pochi giorni fa fermo per infortunio: “Lo studierò. Conoscerlo è l’unico sogno che non ho avverato. Non gli ho mai parlato, non gli ho mai giocato contro ma lo seguo in ogni cosa che fa, da lui credo di poter imparare tantissimo anche a livello umano. Al contrario di Maradona, non ha vinto il Mondiale e lo attaccano. Però io i paragoni non li faccio. Avevamo Diego, abbiamo Leo e ci lamentiamo pure? Criticare Messi è da pazzi. Quando giocheremo insieme gli darò la palla anche se avrà attorno cinque avversari. Non penso che riuscirò mai a pensarlo come un semplice collega. Se avrei preferito il Barcellona al Bayern in Champions? Non sono masochista fino a quel punto”.

Corteggiato a lungo dalla nazionale italiana, Dybala ha scelto l’Argentina e il ‘Tata’ Martino loo ha subito premiato con due convocazioni consecutive: “Ma io mi sento argentino al cento per cento. Quando ho dovuto scegliere non ho avuto dubbi, so che nell’Italia o nella Polonia avrei avuto meno concorrenza, ma io voglio giocare nell’Argentina e se non ci riuscissi dovrei farmi delle domande, non cambiare bandiera. Non sarei felice in una nazionale che non sento mia. Il mio amico Franco Vazquez – sottolinea – ha la mamma italiana. Io di italiano ho solamente un passaporto grazie a una bisnonna di cui non so nulla. Lui si sente italiano, io no”.

Prima di sbarcare alla Juventus, decisiva la tappa di Palermo: Maurizio Zamparini ha creduto tanto nel ragazzo e i 40 milioni incassati in estate sono stati per il patron rosanero il giusto premio: “Sapevo che se volevo fare carriera non dovevo più dormire a casa – continua Dybala – , così a quindici anni sono andato a vivere nel pensionato del club. Io però mi ero immaginato di giocare due o tre anni nel River o nel Boca, prima di essere pronto per l’Europa. Ma un giorno è arrivato Zamparini con dodici milioni e sono stato costretto ad andare. Mi implorarono di accettare, perché quei soldi sarebbero stati la salvezza del mio piccolo club. Ma guarda caso il presidente è sparito poco dopo avermi venduto e adesso l’Instituto è di nuovo senza soldi. Provo tanta rabbia perché il mio sacrificio non è servito. E ho la sensazione di essere stato usato. Com’è andata in Sicilia? Mi hanno accolto come se fossi lì da dieci anni. Però al principio è stata dura, non capivo la lingua né cosa succedesse, non avevo mai cambiato un allenatore prima e faticavo a credere che, come mi dicevano i compagni, con Zamparini era normale. La retrocessione è stata un trauma, ma poi al Palermo ho imparato quello che avrei potuto imparare al River o al Boca. Io volevo arrivare in una grande, il mio destino è stato arrivarci passando dalla Sicilia”.

Dybala: “Alla Juve ho acquisito la voglia di vincere”

Ora il grande salto con la Juventus: l’avvio non è stato dei più semplici, ma nelle ultime settimane Dybala ha fatto vedere di che pasta è fatto e di cosa sia capace con il pallone tra i piedi. Al resto hanno pensato il feeling con Pogba e Morata, che lo hanno aiutato ad inserirsi meglio: “Se non mi fossi sentito all’altezza sarei rimasto a Palermo. D’altronde non è che dovessi fare quindici goal nelle prime sei partite. E se Allegri non mi fa giocare, non è perché vuole perdere. A Palermo mi è capitato di arrabbiarmi per un’esclusione, qui no. Allegri l’anno scorso ha vinto tutto, non posso permettermi di incazzarmi con lui. Alla Juventus ho acquisito la voglia di vincere, che è una cosa strana e difficile. Dopo la finale di Berlino, tornai con l’aereo della squadra e mi colpì molto un episodio, Marchisio venne a presentarsi e mi disse: “Preparati bene, che l’anno prossimo dobbiamo vincere tutto”. Era incredibile, avevano appena giocato una finale di Champions e invece che alle vacanze pensavano già alla prossima. È lì che ho misurato la distanza tra Palermo e la Juve”.

Infine, la differenza tra i metodi di Iachini e quelli di Allegri: Dybala spiega cosa gli chieda di diverso il tecnico toscano. “Iachini mi voleva prima punta, Allegri mi tiene più indietro. Ho spesso la palla tra i piedi, è il lavoro che faceva Vazquez a Palermo e che qui divido con Morata. Io ho libertà quando attacco purché poi mi impegni a difendere. Avevo in mente di fare quindici goal in tutta la stagione, ma visto che sono già a dieci dovrò cambiare il numero. Sono più avanti del previsto in tutto”, conclude.

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