Due giorni di bufera a Napoli | JMania

Due giorni di bufera a Napoli

Due giorni di bufera a Napoli

(Di Eldavidinho) Mentre a Genova nubifragi, alluvioni ed esondazioni creavano il panico tra la povera popolazione, a Napoli sono stati due giorni di bufera nonostante la posizione geografica piuttosto sfavorevole a questo tipo di clima. Direttamente coinvolto nel bel mezzo della bufera è stato tutto l’ambiente juventino degli ultimi 6 anni: squadra, dirigenti, tifosi, ex …

(Di Eldavidinho)
Mentre a Genova nubifragi, alluvioni ed esondazioni creavano il panico tra la povera popolazione, a Napoli sono stati due giorni di bufera nonostante la posizione geografica piuttosto sfavorevole a questo tipo di clima. Direttamente coinvolto nel bel mezzo della bufera è stato tutto l’ambiente juventino degli ultimi 6 anni: squadra, dirigenti, tifosi, ex dirigenti e rispettivi avvocati. Tutti ce la siamo fatta fare sotto il naso sia al chiuso che all’aperto, sia tecnicamente al S. Paolo che nell’aula 216 del Palazzo di Giustizia: in due giorni, abbiamo probabilmente perso la vetta della classifica anche se provvisoriamente , continuità negli ultimi felicissimi risultati sportivi ma soprattutto credibilità a livello manageriale. Da un lato. Dall’altro abbiamo probabilmente perso quella battaglia che rappresentava la più importante degli ultimi 5 anni, proprio nell’aula 206 della Sezione Penale di Napoli; hanno dovuto far alzare bandiera bianca a Moggi e a quasi t
utti gli imputati maggiori. Dopo anni passati a fare controinformazione, la sentenza del tribunale di Napoli è parsa molto simile a quella sulla radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini di qualche mese fa quando si giudicò tutto a “sentenze rese” ovvero con un nuovo procedimento penale (che ha allungato, o meglio, spostato,  i tempi di prescrizione) fatto su fatti già commessi e senza che gli imputati avessero la possibilità di difendersi, proprio come accaduto nel 2006 nel processo sportivo. Con questa sentenza, siamo già a 3 precedenti di sentenze molto, molto simili tra loro nel procedere e nel giungere a conclusione con una pecca comune. Non si è voluto attualizzare il processo sulla radiazione (che tra l’altro, è ancora in corso a Roma) ma non si sono volute utilizzare neanche  intercettazioni uscite sui giornali ma già dal 2006 nelle mani della Federazione e che, nel 2006, si decise, nel processo sportivo, di “occultare”. Tra l’altro, non è stato preso in considerazione neanche e soprattutto  il teorema delle sim svizzere(come si potrà vedere tra le motivazioni) più volte confutato (non per assurdo ma con prove accertate). Per questo c’è Fabiani assolto. Un altro assolti di lusso che fa rumore è la Fazi ma qui è merito della Morescanti, una dei migliori avv. del processo. Persino il “rapporto di esclusività” che avevano i designatori Bergamo e Pairetto con la presunta cupola è stato smontato poiché i contatto con i designatori non erano vietato e lo stesso Bergamo ha più volte ammesso che Moggi non era il solo a rivolgersi con certe pretese e che era la stessa Figc a invogliare il dialogo tra rappresentanti delle società e della federazione. Tra le sentenze stilate velocemente dalla Casoria è emerso ancora che “Moggi viene condannato e assolto per gli stessi motivi”: assolto per metà dei capi d’imputazione e condannato per gli stessi motivi per i quali ha già scontato, a partire dal 2006, la pena: sotto questo punto di vista ha fatto sorgere dubbi pure Lotito, presidente della Lazio, colpito e affondato come Moggi da punizioni già scontate in questi anni. Moggi viene condannato soprattutto per alcune intercettazioni nelle quali sarebbe protagonista per aver salvato la Fiorentina dalla retrocessione ed è il motivo principale per il quale (altra stranezza emersa dalle sentenze) la Juve, parte civile di questo processo, ne è uscita del tutto pulita e non dovrà pagare alcun risarcimento, persino estranea ai fatti e assolta per “Dissociazione organica” (e quest’altra parola da dove l’hanno pescata? Si sono inventati un’altra cosa simile “all’ Illecito strutturato”?). Come dire che Moggi lavorava per la Fiorentina (che, insieme alla Lazio, non è né estranea e né esentata dal pagare danni economici) e non per la Juve (Meani dixit) poiché la società ne era del tutto estranea. Mettiamoci poi l’ormai famoso “urlo d’esultanza e di gioia” di Vitiello, avv. Juve, fuori dalle aule del tribunale ed il conseguente comunicato posto dalla Juve stessa sul proprio sito (nel quale si prendono ufficialmente le distanze da Moggi e da ciò che continuerà a fare in sede penale) e le conclusioni sono tirate: hanno voluto separare volutamente le strade di Juve e Moggi. Hanno indirizzato questo processo in questa direzione istigando, indirettamente la Juve, a prendere le distanze da Moggi. Non ce la faceva più nessuno a sopportare l’idea che, un giorno, Juve e Moggi sarebbero potuti tornare forti insieme, puliti e assolti. La Juve continuerà a lottare per non perdere credibilità ai nostri occhi (sempre che non l’abbia già persa) ma l’unica battaglia che può ancora condurre è quella per la parità di trattamento che astutamente, Agnelli, sa di potersi giocare soltanto con questo benedetto “Tavolo della pace” con Petrucci, Abete, Moratti. Le altre, Tnas ed esposto a Platini, le abbiamo già perse. Proprio il Tnas, dichiarandosi incompetente, non ha lenito il dubbio elementare che assale tutti noi tifosi interessati a Calciopoli: ma qui, chi è competente? È assurdo, nel vero senso della parola, che nessuno sia in grado di decidere o prendersi delle responsabilità: tutti dietro la lavagna! L’esposto al Tar e alla Corte dei Conti, invece, non sono altro che pura formalità di una prassi già cominciata dalla Juve e che, giustamente, deve portare a termine. È notizia di pochi giorni fa che l’esposto all’Uefa è stato archiviato. L’idea del tavolo della pace poi (sperando che assuma i connotati di una tavola rotonda in stile re Artù, per lo meno) non porterebbe a nulla se ognuna della parti chiamate in causa (Figc, Inter, Coni) non si presentasse disponibile al dialogo: Moratti che ha già parlato di coltelli, Abete che resta sulla sue e Petrucci che chiede solo di dimenticare tutto ciò che non è calcio giocato non fa presume nulla di buono se non un tentativo di chiudere la questione almeno dal punto di vista umano dal momento che, i tribunali, non ne sono pienamente capaci. Deve far riflettere che la proposta l’abbia lanciata proprio il presidente Agnelli, la cui posizione è quella di parte lesa e non di manovratore. Faccia tosta Abete che parla di un Agnelli inopportuno nel fare ricorso al Tar nel giorno della commemorazione di Facchetti: “Il bello del calcio”, salvo poi ascoltare noi tutti la notizia della non competenza del Tnas proprio il giorno seguente. Bella roba. E, nonostante la Juve, dimostrandosi del tutto estranea ai fatti di questo processo voglia attestare la propria lealtà, probabilmente continuerà a vedere i 2 scudetti sottratti dal binocolo perché, regola fondamentale per tutto l’ambiente sportivo, è quella di non DIMENTICARE MAI. E tarchiare a vita tutti. Idem Moggi che ha praticamente già perso la battaglia per la radiazione. Nonostante non debba essere così, Napoli non potrà non influire nelle scelte future di  altri tribunali. Nonostante si fa peccato a pensar male, non si può negare che sia stato molto più conveniente salvare oggi la Juve per tenere calmo il presidente Agnelli che non all’epoca di Cobolli Gigli quando si ebbe persino il coraggio di ritirare il ricorso al Tar. Ecco, tutto ciò è emerso in questo processo, svoltosi su due binari paralleli: da una parte, l’accusa che si sbriciola da sola (con teste criticabili come Nucini, Zeman e De Martino) o viene sbriciolata dalle prove della difesa; e dall’altra i procuratori capo che hanno dovuto per forza mantenere i termini del processo su una certa linea, quella tracciata inizialmente dall’accusa. Hanno vinto Palombo, Galdi, Piccioni, Monti della Gazzetta, Capuano , figlio di quei Narducci e Beatrice andati via dal tribunale per altri impegni, quest’ultimo che dice che non è stato un processo farsa ma un processo mediatico condotto per distruggere loro, i PM stessi. I giornalisti Rai che fanno la trasmissione  “Speciale su Calciopoli” (Civoli, Mazzola e il loro esperto giudiziario). Per ora, anche Moratti, Tavaroli, Montezemolo, e tutto il gruppo delle telecomunicazioni Telecom (il cui processo, per fortuna, è ancora in piedi e anche qui, nonostante verità prima indiscutibili che stanno emergendo, non è detto comunque che l’esito finale del processo sia favorevole se tutto dovesse andare avanti come qui a Napoli) che ha diretto questa farsa. Hanno vinto la Melandri, Ruperto, Rossi e Sandulli. PER ORA. Col senno del poi, hanno sbagliato tutti quei tifosi che hanno riposto tutte le loro speranze in una giudice, la dott. Casoria, che per quanto possa aver dimostrato di essere in gamba, pulita, intraprendente, ha comunque dovuto giudicare col suo collegio non del tutto in maniera armoniosa e colloquiale visti i precedenti disguidi giuridici avuti con le due giudici a latere che più volte hanno rischiato di far naufragare il processo facendo di tutto per mandarlo in prescrizi one. La Casoria si è trovata condizionata nella scelta oltre che in inferiorità numerica dopo aver superato 3 richieste di ricusazione e la volontà del dott. Lepore di sostituirla e cacciarla dal processo. Io voglio volutamente credere che la Casoria non sia stata libera di scegliere per l’assoluzione.  Se le ricusazioni le ha scampate tutte, che altro possono averle detto? Che pressioni possono averle fatto in camera di consiglio?  Una camera del tutto ostile alla Casoria ha emesso una sentenza alquanto discutibile e i rumors (nel vero senso della parola) susseguitisi in questi giorni hanno parlato di una camera di consiglio veramente chiassosa, scomposta, urlante, si è parlato addirittura di un litigio furioso: insomma, “scolastica” (se mi lasciate passare il termine) un tutto contro tutti che non lascia adito a dubbi. È stata emessa una sentenza INEVITABILE in primo grado ma CAPOVOLGIBILE in appello qualora lo si volesse, prescrizione e intoppi permettendo. Che  permettano a Moggi di difendersi con le nuove prove non prese in considerazione a Napoli e cioè intercettazioni ”ad personam” tagliate, dunque sabotate, e spionaggio industriale venuto fuori dal processo Telecom. Moggi è condannabile per comportamenti etici e morali (che hanno poco a che vedere con il calcio, in fin dei conti) e, non a caso, pochi giorni fa, è stato condannato giustamente dal tribunale di Torino per aver minacciato Baldini, ma non per scorrettezze lavorative ancora, del tutto, opinabili. Mostro l’hanno dipinto e mostro rimarrà agli occhi di tutti il nostro Direttore. Per sempre, nonostante la controinformazione fatta in questi 5 lunghissimi e faticosi anni, passati comunque con la speranza nel cuore e la convinzione nei propri sforzi. Ma non sarà mai un mostro per noi. Noi che la pensiamo come Ibra. Hanno confermato tutto l’impalco accusatorio dei pm-spazzatura(ebbè, siamo a Napoli), Narducci, Capuano e Beatrice. Non so se dobbiamo farcene una ragione ma la giustizia, quella vera, non c’è più. Anche se subito sul credere che in Italia ci sia mai stata. 5 anni e 4 mesi rispetto ai 5 e 8 mesi chiesti dai Pm precedentemente equivale ad una presa in giro bella e buona. VERGOGNA. Non è servito a niente smontare cupole, teorema delle sim svizzere e sbobinare tantissime intercettazioni ‘oscurate’ nel 2006 e nel processo ‘farsa’ sportivo. Poco importa cosa rappresenti Moggi per noi, bisogna continuare a lottare per far si che non sia il capro espiatorio per gli altri. Gazzetta e Mediaset in primis. è stato subdolo, qualche giorno prima, rinviare anche il big match della 11esima giornata di campionato. Questa volta, rinvio moralmente corretto (forse, dipende dai punti di vista in ogni caso) ma scorretto nella prassi. Ha fatto tutto il Napoli con la città di Napoli: assemblea e componenti napoletani, a tutti gli effetti (De Laurentiis dei film di Natale e De Magistris quello tifoso assai). Ha vinto, per la prima volta, l’incertezza sui regolamenti ufficiali: d’altronde, Napoli è abituata a far parlare di sé, fa parte di uno Statuto quasi Indipendente. La sensazione, dall’esterno, è che si sia deciso sull’onda emotiva di quanto accaduto a Genova. Il pensiero, è che si poteva evitare di confrontare la triste realtà di Genova con quella di Napoli. Almeno per dimostrare rispetto e un po’ di dignità. Perché, stando alle dichiarazioni degli addetti ai lavori e della gente coinvolta, le motivazioni sono svariate e nessuna coincide con la verità assoluta. Il Napoli ha annunciato, dalla sua, che il rinvio è stato dovuto per impraticabilità del campo (che è sempre stato in ottime condizioni sin dalle prime ore del mattino); De Magistris, invece, si è attenuto ai problemi di ordine pubblico e di viabilità che si sarebbero presentati in serata (anche se a Napoli c’è sempre traffico e l’acqua del San Paolo avrebbe potuta aspirarla sin dal primo pomeriggio) e perché “tutto il personale è impegnato su altri fronti.” Il Prefetto, invece, dice che sapeva che il tempo nel pomeriggio sarebbe migliorato ma si è optato per il rinvio per non mettere in allarme la sicurezza delle persone senza considerare “motivi d’impiantistica” assolutamente non all’ordine dei problemi. Il problema è stato quello di aver trascurato le altre componenti sportive, senza aver portato un minimo di rispetto e senza aver avvisare Marotta della riunione in Prefettura. Eh sì, perché qui casca l’asino: sul fatto che in Prefettura, all’ormai famosa riunione, né Marotta né la federazione sono stati chiamati per decidere (o per lo meno assistere a) cosa si sarebbe scelto di fare. Il popolo juventino del web, per niente stupido ma sempre vigile e attento ha naturalmente risposto a questo tentativo del Napoli di pressare la regione Campania al rinvio dell’incontro (anche perché, in provincia, pochissime partite sono state rinviate) con i numeri, i  fatti, le leggi: “l’art 32 dello Statuto della Lega recita che Le gare non iniziate devono essere recuperate il giorno successivo a quello fissato, salvo CASI PARTICOLARI nei quali non rientra l’incontro Napoli-Juve. La sensazione che si sia montato ad arte un teatrino c’è stata quando Bigon ha fatto pressione per recuperare la partita il 14 Dicembre, dribblando ancora una volta le norme calcistiche che prevedono il recupero di un match alla prima data utile per entrambe le squadre, ovvero il 29 Novembre (nel caso in questione). Il quadro non può che essere chiaro: a Napoli, domenica, c’era un sole “che è na b’llezz” e rinviano Napoli-Juve 10 ore prima che abbia inizio su pressione di De Laurentiis e Bigon, gli unici presenti in Prefettura al momento della riunione. Di Marotta (che ha appreso la notizia da Sky) neanche l’ombra. “A Napoli splendono sole e convenienza”, in Campania tutta e in provincia non hanno rinviato neanche una partita. La paura era che  la città potesse andare in tilt a causa del traffico(che a Napoli, comunque, c’è sempre) all’arrivo dei tifosi ma non sono arrivate conferme nè di allagamenti intorno allo stadio, nè all’interno di spogliatoi e campo. E il rinvio non è stato neanche per lutto perchè sui campi di A non si è fatto nessun minuto di silenzio. Alla riunione, il Prefetto si è assunto le responsabilità di “guai potenziali” prima di optare per il rinvio? Una decisione presa “troppo alla leggera”. Il Napoli Calcio ha pensato ai propri interessi dopo l’impegno di Champions, la città di Napoli, invece, ha fatto ancora una volta una magra figura davanti all’Italia tutta. E la volpe di Bigon ha svelato la propria identità nel cercare di manipolare la Figc sulla scelta della data del recupero, insistendo per il 14 dicembre, data a loro congeniale. Anche qui, il regolamento non è stato possibile interpretarlo: il recupero avviene alla prima data utile per entrambe le squadre. To’; martedì  29 Novembre, a cavallo tra la 13° e 14° Giornata. Saranno scintille tra Savoia e Borbone. A Napoli vinciamo. Ma prima c’è la capolista che vola anche senza Olimpia.

Ps. Una riflessione: la sensazione è che la Juve sia entrata in un vortice dal quale non ne uscirà mai più, sia a livello sportivo che giuridico. Niente sarà più come prima, la Juve ha subito qualcosa d’irreversibile sulla quale è meglio ricostruire che tamponare.

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