Diritti televisivi, la rovina del calcio moderno | JMania

Diritti televisivi, la rovina del calcio moderno

Il calcio, lo sport più bello del mondo, lo sport più poetico, in grado di raccontare storie affascinanti, indelebili. Da un paio di decenni a questa parte, questi aspetti sentimentali sono stati accantonati per far spazio ad aspetti più materiali. Il motivo è semplice, ed è individuabile nel fatto che attorno a questo sport si …

diritti_tvIl calcio, lo sport più bello del mondo, lo sport più poetico, in grado di raccontare storie affascinanti, indelebili.
Da un paio di decenni a questa parte, questi aspetti sentimentali sono stati accantonati per far spazio ad aspetti più materiali.
Il motivo è semplice, ed è individuabile nel fatto che attorno a questo sport si è ormai creato da molto tempo un vero e proprio business che attira pubblicità e investitori, in altre parole, il calcio attira nella propria orbita gravitazionale milioni e milioni di Euro, dei quali tutti vogliono una parte, come in una torta, tutti vogliono la loro fetta da poter mangiare.
Una disputa che da qualche anno sta aprendo crepe nel mondo del pallone, soprattutto qui da noi in Italia, è quella sui diritti televisivi per trasmettere highlights e partite del massimo campionato nostrano; una battaglia questa che si consuma a suon di milioni e che oppone società, Lega e quanto altro per la divisione di questi introiti.

Ma cosa sono i dirtitti TV??

I diritti calcistici televisivi sono i diritti di riprendere e trasmettere, in diretta o in differita e su qualunque piattaforma televisiva, le partite di calcio.
Data l’importanza in Italia e in molti altri paesi del mondo del gioco del calcio, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello degli interessi economici, la formula scelta per regolare i diritti della ripresa televisiva condizionano pesantemente le squadre, i campionati e lo stesso mondo della televisione.
Storicamente è stata la Rai a detenere i diritti di trasmettere nelle tv italiane il grande calcio, fino quando non subentrarono la pay-tv, che, a suon di milioni compravano i diritti della serie A. Nel 1996 Telepiù inaugurò la sua piattaforma digitale via satellite e si accordò con la Lega Calcio per la copertura pressoché totale della Serie A. Nel 1999 un nuovo regolamento introdusse i diritti soggettivi: non era più la Lega a cedere i diritti di trasmissione, ma ciascuna squadra gestiva autonomamente i diritti delle gare giocate in casa propria. Si venne così a creare una concorrenza fra due piattaforme satellitari: da un lato quella di Telepiù, dall’altro la neonata Stream. Il Campionato veniva a spaccarsi in un duopolio dei diritti televisivi: per quattro stagioni, dal 1999-2000 al 2002-03, era visibile in parte su Telepiù ed in parte su Stream. La contesa dei diritti calcistici televisivi fu parzialmente frenata nel 2003 con la fusione di Telepiù e Stream. I due colossi della tv satellitare diventarono così un’unica piattaforma, chiamata Sky Italia. L’effetto iniziale della nuova situazione di monopolio fu quello di offerte ancora più basse per l’acquisizione dei diritti, soprattutto nei confronti delle società minori. Per contrastare ciò, alcune di queste società si consorziarono contribuendo alla creazione di Gioco Calcio TV, una nuova televisione gestita dalla stessa Lega Calcio. Tuttavia l’illusione di fare concorrenza a Sky durò poco, a causa della debolezza economica del progetto. Gioco Calcio cessava l’attività nel giugno 2004. A partire dal girone di ritorno del Campionato 2004-05, subentrarono le trasmissioni via digitale terrestre di Mediaset e La7, che proponevano le stesse gare a costi molto più convenienti per gli utenti.
Fatto questo breve excursus, è giusto chiedersi sconfinando un po’ nell’ argomento, come mai, nonostante contratti faraonici da parte di queste aziende satellitari, molti club siano in continuo rosso nei conti, dove sono finiti i soldi riversati nelle casse delle società? Cattive gestioni hanno sperperato questi soldi o c’ è altro??Mistero? No, tutt’ altro, questi soldi sono finiti tutti nelle tasche di giocatori, procuratori e direttori sportivi. Le società avrebbero potuto usarli per costruire gli stadi di proprietà e altre attività remunerative.
Ciò che è chiaro, è che queste vicende, oltre che a scavare un solco sempre più profondo tra le grandi e le piccole società, hanno portato a snaturare questo sport lasciando a de Coubertin i propositi di lealtà e parità nello sport, soprattutto nel caso dello sport più amato e seguito dagli italiani. Questa non vuole essere tanto una critica, ma la fotografia di una realtà, almeno in Italia, che si ha grazie ad una normale evoluzione della cultura sportiva che per la sua massa di persone interessate è diventata sempre più imponente. Guardando l’indotto del calcio è facile capire come questo si sia man mano legato sempre più ad interessi economici fatti di grossi investimenti e interessi non paragonabili a nessun’altro sport nella nostra nazione.
Credits: 24OrediSport
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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