De Santis | Calciopoli | "Dovevano colpire Moggi e Giraudo"

De Santis: “Calciopoli? Se Moggi e Giraudo non si fossero dimessi…”

De Santis: “Calciopoli? Se Moggi e Giraudo non si fossero dimessi…”

Massimo De Santis, ex arbitro di Serie A è stato l’unico fischietto a pagare per i fatti di Calciopoli: “serve un magistrato che voglia indagare davvero”

Massimo De Santis, ex arbitro di Serie A è stato l’unico fischietto a pagare per i fatti di Calciopoli. A dieci anni di distanza da quei fatti, l’’ex fischietto ancora non si dà pace e in un’intervista rilasciata oggi al ‘Corriere dello Sport’, dice sostanzialmente che da allora il calcio italiano e la società in generale non ha imparato nulla:

“Tutto iniziò nel maggio del 2006. Dovevo andare ai Mondiali – racconta De Santis – , ma quando arrivarono i Carabinieri a Coverciano, capii che era tutto finito. Ci radunarono in Aula Magna per consegnarci gli avvisi di garanzia. Già allora ebbi la sensazione che quella storia era senza sostanza. Dieci anni dopo, quell’esperienza non ha insegnato nulla. Ancora oggi il calcio conserva lati oscuri. Ma arbitri e partite non c’entrano, anche se al primo errore di un direttore di gara si grida subito al complotto. Il vero problema è di natura economica, sono le plusvalenze che stanno rovinando tutto. L’attuale serie A, paragonata a quella pre-Calciopoli, è poca cosa. Anche dal punto di vista arbitrale”.

Tutte le sentenze, sia quelle sportive, sia quelle penali, sono legate da un filo conduttore: nessuna partita è stata alterata, nessun campionato è stato falsato, ma c’era un sistema che condizionava. Chi e che cosa?

“Il campionato 2004-2005 fu regolarissimo. Le sentenze sono chiare: nessuna gara alterata. Tutti gli arbitri sono stati assolti – continua De Santis – . Le uniche tre gare finite agli atti come “taroccate” non sono mai state provate ma solo teorizzate. C’erano falle che né la Corte d’Appello, né quella di Cassazione hanno avuto voglia di scoprire, seguendo la teoria iniziale invece di cercare la verità”.

De Santis: “Indagini basate su un dossier Pirelli”

La storia delle Sim svizzere è stata sostanzialmente smontata nel dibattimento: erano intercettabili eccome, perché non ci sono le telefonate su quei numeri? E ancora, che fine ha fatto il video del sorteggio ‘taroccato’ sostituito con una sequenza fotografica poi risultata tutt’altro che attendibile. Insomma, i lati oscure, le stranezze sono ancora tante, ma la più grande riguarda le telefonate nascoste: perché il pm disse “piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di altre squadre”, invece oltre a quelle della Juventus successivamente ne sono uscite migliaia che, se prese inconsiderazioni, avrebbero riscritto la storia di Calciopoli e nessuno si sarebbe salvato con la prescrizione?

“Le sim straniere? Io non ne ho mai avute – sottolinea ancora l’ex arbitro De Santis – , l’ho provato nella documentazione presentata ai processi. Io unico arbitro a non essermi disincagliato dalle secche dell’accusa? All’inizio fui visto come promotore dell’associazione, poi solo come semplice associato. Si doveva appurare la verità, non incastrare le persone in un teorema figlio dei dossier Pirelli. Dopo il gol annullato a Cannavaro in Juve-Parma mi fu appioppata la nomea di juventino. Ma, stando alle telefonate, io ero proprio l’arbitro che la società bianconera non voleva… Calciopoli è nata per colpire Moggi e Giraudo, e se non si fossero dimessi magari avremmo visto un’altra storia. Le intercettazioni protagoniste della vicenda? Sì, soprattutto quelle nascoste: “piaccia o non piaccia non ci sono intercettazioni di altre società” fu detto dal pm, invece fossero state messe sul tavolo tutte, forse oggi avremmo un calcio davvero più pulito. La “Combriccola romana”? Solo il nostro polo d’allenamento, alle Tre Fontane o al Forum. Calciopoli non è servita: se oggi un magistrato volesse indagare, ma per davvero – conclude – , altro che Calciopoli verrebbe fuori…”.

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