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Damascelli: Marcello Lippi colpevole? C’è chi lo è di più…

Un colpevole? Uno solo? Troppo facile. Troppo comodo. D’accordo, Lippi è il bersaglio a disposizione, già fatto. Poi ci sono gli ex campioni del mondo e le nuove promesse. Già fatti pure loro. E allora? Allora incominciamo a mettere noi davanti allo specchio ma lo specchio deve essere grande, grandissimo, smisurato. Perché i colpevoli siamo tutti, il mondo del calcio italiano ha smarrito la sua antica qualità, non soltanto il catenaccio ma la fantasia, la tecnica, la genialità latina. Abbiamo inseguito il muscolo e abbiamo abbandonato il fosforo, palestre e non più muri, scuole calcio che sfornano polli di batteria, proibito dribblare, meglio fare la diagonale, vietato il tunnel, meglio aggredire lo spazio, gli allenatori sono diventati più importanti dei calciatori. Capita quando questi ultimi sono in inferiorità tecnica, pedine del subbuteo, omini del calciobalilla, tutti uguali. La nazionale battuta e abbattuta non deve stupire, la sua è cronaca di una crisi annunciata. Basta controllare il curriculum europeo dei nostri club in questa stagione, a parte l’Inter che ha stravinto ma non ha italiani e l’unico, talentuoso, è stato lasciato a casa, a parte il club di Moratti, che ha fatto la Roma in Europa? Eliminata dai greci del Panatinaikos! E la Juventus? Ridicolizzata dal Fulham! E la Lazio, fatta fuori dal Salisburgo! Il Genoa dal Lilla! Dice: però il Milan è stato cacciato dal Manchester United, d’accordo ma qualcuno ricorda le prestazioni dei rossoneri? Forse soltanto la Fiorentina può dire di essere stata superata da un arbitro, oltre che dai piedi di Robben e del Bayern di Monaco ma la fotografia di gruppo è questa e la nazionale ne è l’esatta conseguenza.\r\nUna crisi generazionale e un involgarimento del nostro mercato, alla voce «entrate». L’Italia non è più il porto di arrivo dei grandi campioni internazionali, non è più il tempo di Maradona e Falcao, di Platini e Rummenigge, di Zico e Van Basten, di Matthaus e Leo Junior, oggi le bancarelle sono piene di prodotti farlocchi, di merce taroccata, di falsi campioni, raccomandati dai procuratori, accettati da dirigenti che definirei compiacenti. Il nuovo paradiso è la Spagna, il nuovo luna park è l’Inghilterra e il problema non è soltanto fiscale. Il calcio, per un professionista, in Spagna e in Inghilterra è ancora spettacolo, è ancora divertimento, è ancora ricerca del gioco, della qualità, ingredienti che servono ad attirare il pubblico e non il tifo becero, le famiglie e non gli ultras o hooligans che si ritrovano in altre discariche. La latitanza delle vere grandi figure nel nostro campionato ha portato a una depressione tecnica. Chi sono i modelli cui si ispirano i giovani calciatori? Ronaldinho? Diego? Felipe Melo? Mutu? Kjaer? Martinez? D’accordo, ci sono Sneijder o Milito, Maicon o Lucio, ma non si è parlato e scritto più di Mourinho che di loro? La doppia sconfitta, politica e d’immagine, della Federcalcio italiana nella assegnazione dei campionati europei del 2012 e del 2016 è stata letta con la solita dietrologia di bassa lega e non come la manifesta incapacità dell’organizzazione calcistica guidata da Giancarlo Abete a riconquistare la stima internazionale. Alla partecipazione oceanica a dibattiti, al bar, in televisione, nelle radio, sui siti internet, corrisponde un’ignoranza collettiva, una assoluta mancanza di rispetto delle regole, una non cultura del verdetto (non soltanto nello sport). Quattro anni orsono, di colpo, l’Italia aveva messo da parte i suoi difetti. Finiti i giochi abbiamo buttato a mare l’acqua sporca e il bambino, ci siamo ritrovati con i veleni di sempre, con l’odio sempre più cattivo, con gli stadi semivuoti, gli scandali di ogni tipo, dal doping alle intercettazioni, dai passaporti falsi alle schede telefoniche svizzere, dai diavoli condannati alle mammolette oneste a prescindere, dalla guerriglia per la tessera del tifoso alle tasse non pagate. Marcello Lippi ha pensato di volare più in alto sulla marea nera ma ha finito per bruciarsi le ali. Adesso non può pagare da solo, Sarkozy ha riunito gli Stati Generali per capire che cosa stia accadendo al calcio francese, da noi si fa fatica a trovare un accordo nelle assemblee della lega calcio. Tra un mese, comunque, si ricomincia con le beghe di campionato, con le accuse, con gli insulti, la corsa al ranking, la moviola, il processo di Napoli, il calendario. A proposito, in Inghilterra è stato già compilato e annunciato, in Francia pure, tra qualche settimana vedrete che le facce blu del nostro calcio sfileranno davanti alle telecamere per l’inutile evento in diretta tv. Questa è il nostro circo, lo conoscono anche in Paraguay, in Nuova Zelanda e in Slovacchia.\r\n\r\nCredits: Tony Damascelli – IlGiornale.it\r\nFracassi Enrico – Juvemania.it

Commento

  • Gentile direttore,\r\ngrande spettacolo questi soloni del calcio, che il più leggero pesa 150 kili e di questi, poca la percentuale da addebitarsi al cervello.\r\nAnzichè chiedere la testa della nomenklatura romana (di antica divisa blu d’ ordinanza, ultimamente in grisaglina sottotraccia), vera responsabile delle sconfitte e della pochezza del calcio italiano (e di tutto il resto dello sport), i Suoi colleghi sportivi (che sono stati campioni di subbuteo “4 con” abbacchio), da quei cuori impavidi che sono, danno addosso all’unica Persona che mi sia capitato in tutta la mia ormai non più breve esistenza, di sentire prendersi addosso tutta la responsabilità di una sconfitta.\r\nDuro il momento della sconfitta e Marcello Lippi, dopo aver con nemmeno troppi mezzi regalatoci un mondiale, ci ha dato un’ ennesima prova di Signorilità, quella vera non salottiera, di Nobiltà, quella con la N maiuscola, quella dell’anima non dell’araldica.\r\nCosa fanno allora le femminelle pennivendole del nostro giornalismo sinistrosudcentrici? “Allora tifiamo per l’unico vero nostro idolo, Diego”\r\nFulgido esempio di dirittura morale, coscienza civica (deve allo Strato italiano 35 milioni di euro ?, ma passi, avrà chissà quanti figli sparsi in giro per il mondo, ma chi può non averli, allora passi anche questo).\r\nDroga ? Donne ? Camorra ? Sparare ai giornalisti ? Avere dittatori come amici ? No, non stiamo parlando dei desideri dell’ Uomo politico italiano, come le mammolette del pennivendolaio, da 200000 euro l’anno senza conoscere nemmeno l’idioma, vorrebbero farci credere tutti i giorni su tutti gli stracci giornalastri d’Italia, ma delle peculiarità del loro idolo a cui soltanto mancano, Borsalino e Thompson per una perfetta foto ‘ncoppa apposillipo col gessato come unico “guanto” protettivo.\r\nUna bella immagine, un bello spaccato d’Italia\r\nE poi ‘sti deficenti parlano male della Svizzera…

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