Dagospia: la tattica di Collina per essere confermato designatore | JMania

Dagospia: la tattica di Collina per essere confermato designatore

Ormai è chiaro che il designatore degli arbitri Pier-calvo Collina ha studiato una tattica tutta speciale per riuscire a farsi confermare designatore anche per la prossima stagione e soprattutto riuscire a garantirsi un contratto da 580 mila euro (più spese, giornali compresi) che non trova pari nel mondo arbitrale italiano e nel mondo. Nell’ambito del …

collina_pierluigiOrmai è chiaro che il designatore degli arbitri Pier-calvo Collina ha studiato una tattica tutta speciale per riuscire a farsi confermare designatore anche per la prossima stagione e soprattutto riuscire a garantirsi un contratto da 580 mila euro (più spese, giornali compresi) che non trova pari nel mondo arbitrale italiano e nel mondo.
Nell’ambito del calcio istituzionale soltanto il suo amico c.t. della Nazionale Marcello Lippi guadagna di più. Ma i risultati di Collina ora al terzo anno di carica (senza contare quello da consulente esterno ma molto interno del commissario Cesare Gussoni) sono sconfortanti e gli errori degli arbitri sempre più clamorosi.
collina pierluigiPer non parlare della sua gestione e delle sue designazioni che spesso vengono giudicate incomprensibili anche da esperti del settore, per esempio Paolo Casarin che per sette anni ha svolto lo stesso ruolo con meno soldi e maggiore profitto. E che ora dice la sua su Corriere della Sera, Radio 1 e Controcampo.
Nell’ultima settimana Collina è riuscito a fare uscire dai gangheri l’Inter di Mourinho, il Livorno di Cosmi e la Fiorentina di Prandelli. E Diego e Andrea Della Valle l’hanno chiamato direttamente in causa “anche se sappiamo che tanto non ci risponderà mai”.
E d’altro canto il presidente della Lega Maurizio Beretta ha già insistito più volte su un fatto che ha trovato sconvolgente nel mondo del calcio: “La categoria degli arbitri è l’unica che non dà mai conto a nessuno e di nessuna scelta, cosa che nel mondo moderno non accade davvero in nessuna parte. Il confronto franco e sereno è il modo migliore di instaurare un dialogo costruttivo, di crescita, in cui tutti si prendono responsabilità e ne rispondono, come fanno dirigenti, presidenti di club, allenatori e calciatori, anche tifosi. Gli arbitri e chi li guida sono i soli a pretendere che non si pongano loro neanche domande”.
Il presidente federale Giancarlo Abete, quello che in ogni discoso va almeno cinque volte da monte a valle e si chiede in dieci occasioni non so se mi spiego, è obiettivamente in difficoltà. Anche perché paga Collina in proporzioni da sollevare baccano in consiglio federale. Ma i soldi vengono detratti dalla Lega, come ha già pubblicamente detto Maurizio Zamparini del Palermo secondo il quale “gli arbitri li paghiamo noi e anche a noi devono rispondere: facciamo le pagelle a fine anno”.
Sì, nella sostanza e al di là di partite di giro, i soldi per gli arbitri sono dei club. Abete paga Collina, ma è scioccato dal fatto che Collina davanti agli errori domenicali non ci metta mai neanche la faccia. Al massimo fa una conferenza ogni sei mesi e se la prende con la tv assassina che fa vedere le immagini e becca in castagna i suoi uomini. Che figuriamoci ritiene i più in forma del mondo e i meglio guidati.
I padroni della Fiorentina chiedono conto a Collina non soltanto della sciagurata prestazione e designazione di Rosetti che già non portava bene ai viola e mercoledì non ha visto un rigore clamoroso contro il Milan, poi vittorioso. Ma sarebbero curiosi di sapere da lui come ha fatto da componente della commissione arbitrale dell’Uefa (lì riceve altri soldi per questo compiuto, direttamente in franchi svizzeri e in terra elvetica) a consentire che un truck come Ovrebo venisse mandato a dirigere Bayern Monaco-Fiorentina di Champions League dopo che già alla Fiorentina (ma non solo, chiedere anche al Chelsea) ne aveva combinate di tutti colori.
Ecco, non che Collina da componente della commissione designatrice dell’Uefa debba avere un occhio di riguardo per le italiane, ma di sicuro ha concorso a mandare per quella partita tanto delicata con club di obiettivo impari peso un arbitro e un assistente nettamente incapaci che hanno deciso il risultato a favore dei tedeschi.
Ma agli scarpari a pallini non sfugge per esempio che per l’Inter e per il Milan nella stessa Champions League sono stati mandati dalla stessa commissione arbitri di ben più elevato livello, come a dire che forse pensano che tutti per Collina sono uguali ma qualcuno è più uguale. Insomma, l’obeso Della Valle chiede perché debba essere sempre il calzolaio ad andare in giro con le scarpe rotte. In Italia e in Europa.
Forse Collina ha scelto proprio questa tattica: li faccio incazzare tutti e così dimostro di essere sopra le parti. Perché ad ogni presidente – che pure davanti alla stampa parla bene di Collina perché sa quanto sia sensibile alle critiche – tornano in continuazione in mente quelle telefonate intercettate e supercliccate nei siti di tutto il mondo in cui Collina chiedeva all’addetto agli arbitri del Milan, il ristoratore Meani, di incontrare Galliani ma a notte fonda e quando il suo ristorante era chiuso per turno, così non li vedevano visto che sono ben riconoscibili.
E ai presidenti vengono ancora più pensierini ogni volta che Galliani cerca di placare in Lega il desiderio di tanti di designazione per sorteggio integrale fatto con il computer dal prossimo campionato. Figuriamoci ora ai Della Valle e a Mourinho come girano…
Inoltre. Collina è in netto contrasto con il presidente dell’Aia Marcello Nicchi che si oppone assieme a gran parte della categoria alla richiesta dei presidenti di dividere gli arbitri tra serie A e serie B da luglio quando le Leghe saranno divise. Collina invece è favorevole a questa scelta. Anche perché così ripartirebbe da zero nel cumolo degli anni da designatore.
Una norma attuale prescrive che il designatore non possa stare in carica per più di quattro anni. E per Collina il prossimo sarebbe l’ultimo. Ma se la Can unita di A e B a cui è a capo si divide in Can di A e in Can di B, per lui che diventa designatore di un nuovo organismo quale sarebbe la Can ristretta di A ripartirebbe il conto da zero. E anche i 580 mila euro per altri quattro anni… E Abete? Lui ragiona a monte e a valle. Lo vada a dire al suo compagno di merende Della Valle.

Credits: Dagospia.com
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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