Contratto calciatori, senza garanzie la Serie A si ferma | JMania

Contratto calciatori, senza garanzie la Serie A si ferma

Non per soldi ma per garanzie. I giocatori non scioperano per ottenere più denaro ma per mantenere tutele fondamentali. Leo Grosso, vicepresidente dell’Assocalciatori (Aic), non vuol sentir parlare di “sciopero dei milionari”. Il pallone rischia di fermarsi il 25 e il 26 settembre per la protesta indetta dai giocatori.«È inevitabile un pizzico di demagogia e …

Non per soldi ma per garanzie. I giocatori non scioperano per ottenere più denaro ma per mantenere tutele fondamentali. Leo Grosso, vicepresidente dell’Assocalciatori (Aic), non vuol sentir parlare di “sciopero dei milionari”. Il pallone rischia di fermarsi il 25 e il 26 settembre per la protesta indetta dai giocatori.«È inevitabile un pizzico di demagogia e c’è molta disinformazione. Non siamo così bravi con la comunicazione, obiettivamente», dice intervenendo a Radio Anch’io lo Sport. «Per quanto riguarda il sostegno dell’opinione pubblica, ci abbiamo rinunciato…», aggiunge. «Il punto fondamentale da comprendere è che l’accordo collettivo non ha alcun contenuto economico. Sono previsti i minimi di stipendio per i giovani, ma si tratta di un quadro normativo che prevede garanzie. La Lega, stavolta, molto abilmente ha fatto decadere il vecchio accordo creando una situazione di deregulation. Nei 380 contratti depositati dal primo luglio, sono scomparse le garanzie», dice il legale alla vigilia di un confronto cruciale con la Lega. «Mi auguro che domani si arrivi ad un accordo di massima», dice pensando alla riunione in programma a Roma. «Venerdì scorso abbiamo precisato le rispettive posizioni. Non credo che tutta la base condivida la linea adottata dalla Lega», osserva.
I nodi principali sono arcinoti: i calciatori rifiutano l’ipotesi di trasferimento obbligatorio, che la Lega vuole introdurre ad un anno dalla scadenza del contratto, e non sono disposti a tollerare l’esclusione dagli allenamenti della squadra. «Nel 1978 il mondo del calcio salutò come un fatto di civiltà il fatto che servisse il consenso del calciatore per il trasferimento. Nel 1981, secondo la legge, la cessione del contratto diventava legittima con il consenso del soggetto coinvolto. Ora si vuole tornare alla vendita di un oggetto -dice Grosso-. E un altro punto su cui i giocatori non cederanno è l’esclusione dagli allenamenti. Non sono accettabili gli allenamenti separati che servono per imporre un rinnovo di contratto o una cessione».
La riduzione degli emolumenti per la tutela del sistema non sarebbe un problema. «Quello che non funziona -evidenzia Grosso- è l’introduzione di vincoli a monte». «Abbiamo dato disponibilità sulla flessibilità dei contratti, si può trovare un accordo anche sulla questione delle cure mediche – dice riferendosi ad un altro capitolo complicato. La Lega chiede che il giocatore venga curato nelle strutture scelte dal club. Oppure, il calciatore deve pagarsi le cure se sceglie altre posizioni». «Si potrebbe introdurre un filtro: il tesserato potrebbe scegliere il medico, purchè si tratti di un professionista di livello riconosciuto», suggerisce il vicepresidente dell’Aic. Il presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta, ha stigmatizzato il comportamento dei giocatori che hanno proclamato lo sciopero prima ancora di sedersi al tavolo.
«Noi non siamo riusciti a far capire che non abbiamo anticipato nulla. Il 29 gennaio abbiamo iniziato le trattative, poi la Lega non si è più resa disponibile. Non ha mandato 2 righe per la proroga dell’accordo. Non c’è stato nulla di preventivo da parte nostra e siamo stati messi in una situazione di totale deregulation», dice ricordando che i contatti sono entrati nel vivo solo nell’ultimo mese. La Serie A 2010-2011 ha introdotto l’anticipo domenicale alle 12.30. Ieri, a Bari, il match è andato in scena con temperature estive. Alla fine, tutti si sono lamentati per le condizioni insostenibili. «I calciatori – afferma Grosso – vorrebbero essere sentiti quando vengono stesi i calendari. La tesi di Beretta è che bisogna giocare a tutte le ore per massimizzare le entrate prodotte dai diritti tv. È una scelta di marketing, io ho qualche perplessità. Noi vorremmo essere sentiti, ma la Lega non ci coinvolge».

Credits: La Stampa
Fracassi Enmrico – Juvemania.it

Un commento

  1. Quali garanzie? Rimanere incollati a stpendi favolosi anche quando dovrebbero vergognarsi per quanto hanno profuso in campo?
    VERGOGNA!!

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