Conte live con i tifosi: "La panchina mi manca" - video integrale | JMania

Conte live con i tifosi: “La panchina mi manca” – video integrale

Conte live con i tifosi: “La panchina mi manca” – video integrale

Il tecnico della Juventus, Antonio Conte, dopo mesi di silenzio è tornato a parlare nel corso di una video chat con i tifosi del club bianconero che si sono interfacciati con il mister via social network. La decisione è stata presa proprio perché i tifosi sono coloro i quali caricano al massimo Conte: “Il tifoso …

Il tecnico della Juventus, Antonio Conte, dopo mesi di silenzio è tornato a parlare nel corso di una video chat con i tifosi del club bianconero che si sono interfacciati con il mister via social network. La decisione è stata presa proprio perché i tifosi sono coloro i quali caricano al massimo Conte: “Il tifoso è tutto per me. Quando sento inneggiare il mio nome è una carica di adrenalina che mi fa rabbrividire. Così come è bellissimo essere fermato per strada dai tifosi che mi ringraziano per aver riportato la Juve in alto”, ha esordito il tecnico. Di seguito alcune delle risposte alle più interessanti poste dai tifosi e riportate da ‘Tuttosport’, insieme con il video integrale di Juventus.com.

Qual è stata la prima cosa che ho detto ai giocatori dopo la vittoria dello scudetto?
Ci siamo abbracciati e abbiamo parlato poco. Abbiamo pianto per la gioia perchè sappiamo cosa è stato per noi arrivare allo scudetto e alla finale di coppa Italia. Conosciamo il lavoro che c’è stato dietro per raggiungere quell’obiettivo. Cercheremo di confermarci anche quest’anno anche se non sarà facile.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=1IbMRvXt2Os[/youtube]

Quanto mi manca la panchina?
Me ne sono fatta costruire una in casa da mia moglie. E invito anche quelli dello staff, cos’ quando vedo la partita alla televisione riesco a litigare con qualcuno. Ovviamente mi manca tanto. Il mio lavoro si è dovuto triplicare in questi tre mesi perchè se prima riesci ad intervenire fisicamente, adesso è più difficile. Ho comunque dei collaboratori ottimi e dei calciatori molto responsabili che sono prima degli uomini e poi degli ottimi professionisti. Ci sta aiutando molto il fatto di essere insieme da più di un anno e il nostro metodo di gioco ormai è assimilato. Mi manca comunque molto il contatto con l’erba, i tifosi, gli arbitri, i miei ragazzi e gli avversari.

Quanto rimpiango il pari in terra danese?
Mai guardarsi indietro ma sempre avanti. Ora pensiamo alla Lazio, impegno probante e poi affrontare la sfida con il Chelsea. In Danimarca è stato un pari ingiusto. Abbiamo dominato ma non siamo riusciti a vincere. Mi ha fatto sorridere che loro vengono considerati una squadra di serie C del nostro campionato. Invito i critici a vedere le partite dei danesi contro le altre squadre del girone. Loro mercoledì sera hanno perso grazie ad una grande Juve e non perchè loro sono scarsi. Ho letto anche che l’impegno contro il Pescara è stato semplice: non è vero. Siamo stati noi con il nostro approccio alla sfida a rendere facile il match.

Lo scudetto più bello, quello del 5 maggio o questo da imbattuto?
Permettetemi di scegliere e di dire quest’ultimo perché è il mio primo successo da allenatore. E’ una soddisfazione enorme che senti maggiormente perché è la tua creatura che hai messo in piedi grazie alla società. Anche la vittoria della Supercoppa mi ha regalato grandi emozioni. Solo nei sogni migliori potevo sperare in un esordio così sulla panchina della Juve.

Io il Ferguson della Juve?
E’ un calcio intenso e stressante, quello che si gioca in Italia. Quello che noi affrontiamo ogni anno sono pesi calcistici ed extracalcistici. Mi auguro di esserlo per tantissimo tempo perché sono nel posto dove mi auguravo di essere quando ho cominciato ad allenare. Spero di continuare a crescere assieme alla mia squadra e di proseguire questo rapporto il più a lungo possibile.

Cosa vuol dire Juventus per me?
Juventus è emozione e una parte di vita professionale importantissima, determinante. Mio padre era juventino e questo la dice tutta su come siamo nati e cresciuti anche nella mia famiglia. Io ho avuto la fortuna di giocare nelle due squadre del mio cuore: Lecce e Juventus. Io ora sono un professionista e ho amato le squadre che ho allenato, dall’Arezzo al Bari, fino all’Atalanta e al Siena. Ora sono tornato a casa, alla Juve ed è tutto molto bello.

Quanto crede in Pogba?
Paul ha 19 anni e io non ci ho pensato neanche un attimo a dargli una maglia da titolare e responsabilizzarlo. Io ho esordito in A a 19 anni, quindi mi riconosco in lui. Pogba ha qualità e mezzi straordinari. Ora sta a me e a lui farlo crescere e farne un campione. Ha potenzialità enormi e può diventare tra i numeri uno al mondo. Però non deve mai perdere la bussola. A 19 anni basta una partita giocata bene per farti perdere la testa.

Quanto risente la squadra della mia assenza in panchina?
Ho già detto prima quanto mi manca il campo, però abbiamo la fortuna di avere alle spalle un anno in più di lavoro con calciatori che non potrei pretendere di meglio di ciò che ho a disposizione. Nonostante la mia assenza, stiamo facendo cose straordinarie che i media non mettono, secondo me, in dovuto risalto.

Perché non do continuità agli attaccanti, preferendo la continua rotazione?
Continuità far giocare per 2-3 partite consecutive gli stessi attaccanti e quindi lasciare in panchina gli altri. A me quello che interessa è che ci sia sempre una grande risposta da parte dei miei 5 attaccanti. Io non ho gerarchie, ho attaccanti che si equivalgono, pur avendo caratteristiche diverse. Io li valuto durante gli allenamenti. Per il momento ho sempre avuto grandi risposte da parte di tutti. Purtroppo è inevitabile che ci siano sempre polemiche, create ad arte. Quagliarella è stato utilizzato il giusto, non è vero che l’ho usato poco. Mi spiace che in Italia si pensi solo alle polemiche e non ai risultati. Così prenderemo sempre schiaffi in Europa, come stiamo facendo adesso.

La più grande difficoltà di allenare un club come la Juve?
E’ quella di vincere. Mi devo confrontare con un malcostume che non riguarda l’aspetto sportivo ma il tifo. Si dice sempre che la Juve o la si odia o la sia ama. Io penso che si dovrebbe essere più educati e rispettosi del lavoro altrui. Dire anche che la Juve ha giocato un bel calcio, che per 49 partite è stata imbattuta. Queste cose non vengono mai fuori ma solo un grande “tifo” soprattutto tra i giornalisti. La professionalità dovrebbe sempre prevalere sul tifo. Mi spiace per ciò che è accaduto dopo Juventus-Nordsjelland quando ho visto in sala stampa ascoltare un boato e mi è dispiaciuto vedere dei professionisti esultare per il gol di una squadra estera (il Chelsea, ndr.). Mi ha dato molto fastidio la mancanza di rispetto di quelle persone e mi sono vergognato per loro, per quei giornalisti.

Cosa si prova ad aver riportato la Juve in alto dopo Calciopoli?
Provo grande gioia e anche un po’ di stanchezza. Però poi ripenso a ciò che è accaduto lo scorso anno e allora mi torna il sorriso. Questi successi sono figli di un lavoro costante e degli sforzi importanti. Lo scudetto dell’anno scorso deve essere motivo di orgoglio e soddisfazione: con lavoro, passione e umiltà si possono raggiungere traguardi che all’inizio sembrano inarrivabili.

Il ko con l’Inter frutto di una fame meno intensa?
La Juve la fame non l’ha mai persa anche se in alcune sfide avevamo dimostrato meno intensità. Ovviamente la striscia incredibile di risultati utili ci ha dato fiducia ma ci ha portato a sottovalutare quanto sia importante l’intensità. Il ko con l’Inter mi ha amareggiato ma vanno fatti i complimenti all’Inter, una squadra contro la quale rivaleggeremo per lo scudetto.

Perché non gioco con il 4-3-3 contro le squadre più piccole?
A me interessano più i principi di gioco che i numeri. E poi il 4-3-3 è un modulo più difensivo di quello che stiamo utilizzando adesso.

Persone alle quali mi sono più ispirato?
Alla mia famiglia in primis che mi ha portato ad essere ciò che sono ora. Io sono una persona leale, dura che non ama compromessi. Nella mia carriera, poi, ho avuto la fortuna di avere tutti i più bravi allenatori e compagni di squadra incredibili, a cominciare da Zidane e Montero.

Mai pensato di abbandonare tutto in questi mesi?
Domanda che mi fa male perché mi chiede dei miei stati d’animo. Sicuramente ho attraversato dei momenti molto difficili nei quali non riuscivo a trovare un perchè. Io sono una persona molto alla mano e devo trovare un perché in tutto e quando non lo trovo mi sforzo comunque di cercarlo. Mi è stato di grandissimi aiuto il fatto di avere a sostegno, oltre alla mia famiglia, anche Andrea Agnelli che mi ha dimostrato fiducia incondizionata su tutto e tutti. Per me questo è stato molto importante, soprattutto per gestire il mio autocontrollo. Mi piacerebbe che chi ha espresso pareri ‘da paladino’ passasse ciò che sto passando io…

Le mie due partite perfette con la Juve?
La vittoria in Champions da calciatore e quella all’Old Trafford contro il Manchester, quando feci gol. Dopo quella partita incrociai all’aeroporto dei tifosi della Juve che mi diedero una grande dimostrazione d’affetto.

Rapporto con Del Piero?
Sincero e schietto. Con lui abbiamo passato dieci anni da compagni e quindi è stata una storia basata sulla schiettezza e l’onestà. Io lo ringrazierò sempre per come si è comportato lo scorso anno, è stato fondamentale. Sono felice che ora sta facendo bene in Australia. E’ un protagonista assoluto e non poteva essere altrimenti. So che tifa e tiferà sempre per noi.

Giovinco quali caratteristiche ha e cosa può ancora esprimere?
Io ho dato fiducia a lui come a tutti i miei giocatori. Lui è un calciatore nato nel settore giovanile, come Marchisio e De Ceglie. Fa parte della nostra cantera e sono orgoglioso di lui. Sebastian è un giocatore che, rispetto agli altri attaccanti, ha più facilità nell’uno contro uno e decide anche con gli assist le partite. Giovinco deve crescere come tutti gli altri. 

Alla Juve soldatini?
No, qui ci sono professionisti seri e impeccabili. Quando andiamo a prendere un calciatore, le cose che andiamo a vedere sono i suoi requisiti umani perché nei momenti di difficoltà il giocatore viene sempre in secondo piano ed emerge l’uomo. Se dietro l’uomo c’è solo un chiacchierone, allora preferiamo lasciare questo giocatore agli altri.

La Juve può arrivare alla finale Champions?
Vorrei ricordare a tutti da dove arriviamo, anche se non mi piace ribadirlo più di tanto. C’è una strada da percorrere molto lunga. Lo scudetto dello scorso anno era una cosa impensabile a tanti. Ora siamo tornati in Champions ma c’è tanta da strada da fare e se Mancini dice che il Manchester City ha bisogno di 10 anni per vincere la Champions, allora dobbiamo essere pazienti. Per il momento siamo imbattuti e ce la giocheremo contro il Chelsea. Se saremo bravi andremo avanti, altrimenti ci rimboccheremo le maniche e continueremo a lavorare duramente. L’importante è non essere impazienti.

Chi sarà l’antagonista per lo scudetto della Juve?
Inter, Napoli, Fiorentina, Lazio, Milan e Roma sono tutte attrezzate per vincere. Noi guardiamo solo in casa nostra.  Con questo ho concluso. Volevo comunque ringraziare tutti i tifosi bianconeri che in questo periodo, assieme alla mia famiglia, mi hanno dato tanta energia e grinta. Sempre uniti e sempre insieme e forza Juve!

2 commenti

  1. Montero-il-Grande

    Leggete e godete, fratelli, i loro fegati sono cotti!!

  2. Vai Mister, il popolo juventino ti aspetta;)

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