Cobolli e Blanc non si rivolgevano la parola | JMania

Cobolli e Blanc non si rivolgevano la parola

La notizia della rottura era attesa negli ambienti bianconeri da tempo. Tra Blanc e Cobolli, i rapporti si erano azzerati. Non si rivolgevano più verbo da un pezzo. Di più, Cobolli aveva provato a fare terra bruciata intorno all’ex direttore generale del Roland Garros. Ma i tifosi e non, lo avevano già abbandonato da qualche …

Giovanni Cobolli GigliLa notizia della rottura era attesa negli ambienti bianconeri da tempo. Tra Blanc e Cobolli, i rapporti si erano azzerati. Non si rivolgevano più verbo da un pezzo. Di più, Cobolli aveva provato a fare terra bruciata intorno all’ex direttore generale del Roland Garros. Ma i tifosi e non, lo avevano già abbandonato da qualche mese, cominciando a scaricare qualsiasi colpa sul suo groppone e glorificando l’operato del pupillo di John Elkann.
Tutto questo fino a ieri, quando il figlio di Margherita Agnelli ha confermato che Blanc, già amministratore delegato e direttore generale del club bianconero, ricoprirà pure il ruolo di presidente. Uno e trino. Fino a gennaio 2010. Poi arriveranno un direttore generale (Montali è volato al Napoli di De Laurentiis) e un direttore sportivo (in pole Marotta, oggi alla Sampdoria). Al posto di Montali entreranno due rampolli: il figlio di Grande Stevens, Riccardo, e un erede di Giugiaro.
Fatto fuori Cobolli, Tuttosport, Gazzetta, La Stampa ed il viral marketing hanno già provedduto ad indirizzare i tifosi verso la squadra e l’allenatore, proprio come accadde lo scorso anno con Claudio Ranieri.
Jean-Claude Roger Gaudérique Blanc è l’uomo per cui Jaki ha perso la testa dopo una cena e che con una cena è finito subito, nel maggio 2005, all’interno del cda della Juventus. Subito idolatrato dal rampollo perché, a differenza di Cobolli, ha portato soldi a valanga alla Juve. Intanto, è volato a New York e ha concluso il contratto con il nuovo sponsor della squadra, la Nike.
Ma soprattutto Blanc è riuscito a fare il miracolo: dotare Torino di uno nuovo stadio, versione inglese, con negozi, cinema, centro commerciale (in mano alla Conad), palestra Virgin senza far spendere un euro alla società. Non solo: la Vecchia Signora ha incassato 65 milioni da un società tedesca, la Infront, che avrà il privilegio di “battezzare” lo stadio con il marchio di un’azienda.
Bene, ora sbirciamo l’altra faccia della medaglia Blanc. I risultati della sua gestione non si sono fatti attendere molto. Già dopo poco più di un anno venne chiamato a non far rimpiangere Giraudo e Moggi, ricoprendo il doppio ruolo di amministratore delegato e direttore generale. A pochi mesi dalla nomina, riesce a perdere per strada Ibrahimovic, due scudetti e la qualificazione in champions ma guadagna la prima retrocessione della storia della Vecchia Signora.
Tornato in Serie A, gli azionisti gli danno in mano oltre 100 milioni di euro di ricapitalizzazione e lui in 3 anni ne spende più di 150, portando alla Juve campioni del calibro (scarico) di Tiago, Poulsen, Almiron, Andrade e Mellberg. Visto che la rivalità, in quel di Torino, è molto accesa, da juventinoverodoc monta un caso estivo strappando Knezevic agli odiati cugini del Toro, un campione che tutti ricorderanno per le sue 3 presenze con la maglia bianconera.
Non ancora del tutto soddisfatto, spende circa 35 milioni di euro per accaparrarsi Iaquinta (’79) ed Amauri (’80), la stessa cifra che il tanto criticato Real Madrid ha speso per il giovane (’87) e prolifico attaccante francese Karim Benzema. Bilanci apposto, sì, ma con qualche espediente (del tutto legale) contabile e tante tante plusvalenze sulla (s)vendita dei calciatori, le stesse che John Elkann riteneva un peccato mortale quando erano altri a farle: «La gestione Giraudo-Moggi suppliva alla gestione ordinaria con le plusvalenze, noi vogliamo un calcio sostenibile».
Senz’altro i meriti di Blanc non si fermano al lato sportivo. Abbiamo già accennato alla resa incondizionata del 2006 che fece brindare l’Italia anti-juventina e tornare allo stadio Marco Travaglio (necessaria per spazzar via la Triade), ma Jean-Claude ha saputo andare oltre.
Un “less is more” che è stato invece applicato alla lettera sul patrimonio calciatori: meno campioni, ma più pagati (ecco perché Buffon se la ride sempre). Lo stesso “less is more” praticato davanti ai giornalisti, meno risultati ma più dichiarazioni ed indiscrezioni provenienti direttamente da Corso Galfer.
Il tutto per spingere quell’ “operazione simpatia”, nata nel 2006, che ridicolizza l’ambiente non solo in sala stampa ma anche negli spot. Come dimenticare il vacanziero e distratto Amauri, che non segna da 8 mesi, o il Buffon prima dedito al karaoke ed oggi a mangiare cereali con la scimmietta?
Un operazione che non punta ad essere simpatici ai propri clienti/tifosi, quanto piuttosto ai rivali. Come spiegare altrimenti la decisione di costituirsi parte civile contro un tifoso/cliente che gli causò ben 20 mila euro di multa con uno striscione?
Eppure le efficaci strategie di marketing di mr. Gaudérique non terminano qui. Chi non ha fatto caso ai flop “Juventus Mobile” e “Juventus Member”? Servizi che dovrebbero far gola a milioni di tifosi e che invece ne raccolgono solo qualche migliaio, una ciaowebbata in piena regola. O la trovata del vendere già ora i biglietti per il nuovo stadio, cioè, nella migliore delle ipotesi, con almeno due anni di anticipo. Un po’ come se qualcuno vendesse oggi i biglietti per lo spettacolo in cui Rocco Siffredi farà outing.
Il tutto appoggiato da un legame storico e d’amicizia con il presidente UEFA Michel Platini, l’altra faccia del calcio sostenibile. Sostenibile, ma così sostenibile, che in UEFA, come nell’European Club Association, c’è anche Ernesto Paolillo, AD e DG dell’Inter, ad occuparsi delle questioni finanziarie. Mentre l’indimenticato Carraro ha ricoperto, anche nel dopo-calciopoli, più cariche all’interno della stessa. Non serve aggiungere altro.
Sempre nella giornata di ieri, un John Elkann colmo di soddisfazioni per i meravigliosi risultati conseguiti, ha infine aggiunto: «Blanc potrà assumere altri incarichi in futuro».
Si mormora che a Marpionne si sia infeltrito il maglione dopo aver letto questa dichiarazione. Lui, che non ha mai avuto concorrenti, non può che sentirsi minacciato da un manager tanto abile.
(Credits: Dagospia)

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