Cannavaro: "Juve da rafforzare, non da demolire" | JMania

Cannavaro: “Juve da rafforzare, non da demolire”

Non si sente anziano, e nemmeno bollito, solamente più… esperto. Fabio Cannavaro, alla vigilia del match con il Catania si racconta a La Stampa. Al giornale torinese, il capitano della nazionale confida di voler continuare ancora con la Juventus «perché altre offerte non le ho neppure prese in considerazione, ho un pre-contratto con la Juve, …

Non si sente anziano, e nemmeno bollito, solamente più… esperto. Fabio Cannavaro, alla vigilia del match con il Catania si racconta a La Stampa. Al giornale torinese, il capitano della nazionale confida di voler continuare ancora con la Juventus «perché altre offerte non le ho neppure prese in considerazione, ho un pre-contratto con la Juve, ma è anche giusto che dopo un’annata così una società possa voler cambiare». Ma se vincesse il mondiale? «Smetto all’istante». Ecco uno stralcio dell’intervista…

Fabio Cannavaro, pentito di essere tornato alla Juventus?
«Per niente. Anzi, sono stato felice di aver ritrovato vecchi compagni e molti amici».

Nessun rimpianto?

«Ho sempre dato il massimo».

Non è bastato.

«C’è il grande rammarico per questa stagione di alti e bassi, di obiettivi falliti e di un allenatore esonerato, che è anche un amico, e per questo l’amarezza è stata ancora più grande. Poi l’eliminazione dalla Champions e dall’Europa League. Colpa di tutti, la responsabilità va divisa in parti uguali».

Invece i fischi se li sono presi in pochi, tra cui lei.

«Diciamo che non sto molto simpatico agli ultrà (e sorride, ndr) , ma quello che succede fuori non mi interessa. Dico solo che non può essere solo colpa di Cannavaro e Grosso. Sono anni che gioco, e ogni tanto mi è capitato di vincere qualche scudetto o la Coppa del Mondo».

Il peso degli infortuni?

«Premesso che non mi piace cercare alibi, dico che averne avuti oltre sessanta ti condiziona per forza: quando non puoi schierare due volte di fila la stessa formazione un po’ pesa. Guardavo l’altra sera l’Inter: sta facendo una grande stagione, ma ha pure giocato cinquanta e passa partite con gli stessi giocatori. Come faceva Capello».

Quante chance ci sono di rivedere Capello alla Juve?
«Poche. Perché sta bene in Inghilterra e sa che lo stare all’estero ti dà qualcosa in più».

Magari si ritrova Benitez.

«Mi piace molto, un allenatore a 360 gradi. Ci ho giocato contro, ed ero così curioso che chiesi di lui a Dossena, in Nazionale».

Andrea Agnelli presidente: sorpreso?
«Per niente. L’avevo conosciuto sei anni fa e si vedeva che aveva grande passione. E poi la Juve fa parte della sua storia: dovrà ricostruire, cercando di accorciare i tempi».

È una Juve da demolire?

«Macché, vanno fatti cambiamenti, ma ci sono stagioni in cui tutto ti va male».

Non si sente invecchiato?
«Solo più esperto (sorride, ndr). Per esempio non finisco più con il culo per terra, come mi diceva Ancelotti. E poi serve qualcuno che consigli i giovani, come successe a me in azzurro, con Ferrara o Maldini».

Il consiglio più ripetuto a Chiellini?
«Forse la posizione del corpo, anche per evitare di fare falli. Ma lui è talmente forte che sull’avversario ci arriva anche con la sigaretta in bocca».

Pessima Juve pessima Nazionale, si dice.

«Un’altra chiacchiera. Primo, la Nazionale è diversa dal club e non è detto che se hai giocato male un campionato poi lo fai anche al Mondiale. Secondo, non è detto che il mister porti in azzurro tutti quanti, anche se di certo qui ci sono tanti italiani».

Ottimista?

«Sì, perché c’è un bel mix di gente esperta e di giovani: possiamo andare in Sudafrica a difendere il titolo nel miglior modo possibile».

Ultimo viaggio azzurro?
«È arrivata l’età e uno capisce che dopo il quarto mondiale non puoi metterti subito a giocare le qualificazioni a settembre. E se lo vinciamo, smetto del tutto».

La Juve ha pronta l’istanza su Calciopoli.

«Mi fa piacere che la società abbia preso posizione. Quello che pensavo delle telefonate lo dissi già nel 2006».

Cioè?

«Che era un brutto vizio. Di molti».

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