Calciopoli, nuove rivelazioni di un ex investigatore: "alcune cose prima c’erano e sono sparite, altre non c’erano e sono comparse" | JMania

Calciopoli, nuove rivelazioni di un ex investigatore: “alcune cose prima c’erano e sono sparite, altre non c’erano e sono comparse”

Calciopoli, nuove rivelazioni di un ex investigatore: “alcune cose prima c’erano e sono sparite, altre non c’erano e sono comparse”

Sul Corriere dello Sport-Stadio si trovano delle rivelazioni clamorose di un investigatore che ascoltava le intercettazioni di Calciopoli:  parla, racconta, descrive i contorni più discussi del Grande Scandalo. Un investigatore dei dodici che si dividevano fra le migliaia di colloqui intercettati nelle stanze di via in Selci a Roma. «Eravamo dodici, ufficiali e agenti di …

Sul Corriere dello Sport-Stadio si trovano delle rivelazioni clamorose di un investigatore che ascoltava le intercettazioni di Calciopoli:  parla, racconta, descrive i contorni più discussi del Grande Scandalo. Un investigatore dei dodici che si dividevano fra le migliaia di colloqui intercettati nelle stanze di via in Selci a Roma. «Eravamo dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria. Ma non pensate alle bobine di una volta: ci sono computer, entri con la password…e ognuno seguiva una singola utenza…Poi, alla fine, ogni sera, si faceva la riunione, io ho seguito questo, io quell’altro e alla fine ecco il resoconto…», così Roberto, nome di fantasia. La carta d’identità è sul tavolo: l’investigatore la fa vedere ad alcuni giornalisti e chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. Parla per voglia di verità e lo fa perché spera che qualche magistrato, magari quello dell’appello, lo chiami come teste. Per Roberto «alcune cose prima c’erano e sono sparite, altre non c’erano e sono comparse…». L’investigatore sente che è arrivato il momento (il suo) per fare chiarezza su alcuni passaggi dell’inchiesta, da lui svolta sotto gli ordini dei suoi superiori. Così, Roberto, si sofferma sulle sim svizzere («Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro cosa hanno fatto? L’hanno chiesta, ma, nel frattempo, hanno già attaccato il telefono, ma, a quel telefono, non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente…), ripercorre il giorno del pranzo che, secondo l’accusa di Calciopoli, rappresenta l’architrave del patto per salvare la Fiorentina quando Diego ed Andrea Della Valle incontrano l’allora designatore Paolo Bergamo e l’allora vice presidente della Figc Innocenzo Mazzini in un ristorante sopra Firenze («…io so che non hanno parlato di niente, sono sicuro che l’audio c’è…) e precisa come, fra i suoi stessi superiori, ci fosse chi avrebbe voluto che l’indagine si fermasse non portando a nulla di rilevante («Arcangioli disse basta, Auricchio voleva andare avanti…»). Attorno a Calciopoli c’è un mondo in movimento: ieri l’ex arbitro Paolo Dondarini, condannato con il rito abbreviato, ha presentato un esposto alla procura di Roma sulle intercettazioni inutilizzate.

Qui potete scaricare la trascrizione completa dell’articolo (thanks to Antonio Corsa, Uccellinodidelpiero.com)

Credits: Corriere dello Sport-Stadio, La Stampa
Fracassi Enrico

12 commenti

  1. Ripeto sino allo sfinimento:una federazione che non solo non ci rappresenta,ma non ci ha tutelato, non merita una società come la nostra.Svestiamo i ns calciatori di azzurro, e prepariamoci ad emigrare in un campionato estero.Perbacco l’Europa è unita solo per le banche e lo spread?Via da questa fogna maleodorante , i cui miasmi ci hanno avvelenato sin dal 2006.Verrebbe quasi da dire parafrasando la celebre canzone del grande G.Gaber:-Io non mi sento italiano, ma per fortune o PURTROPPO lo sono………..

  2. SCAN…….DA……LO…….SO !!!!!!!!!!

  3. una sola grande certezza: dal 2006 al 2010 solo prescrizione e cartone

  4. … quando la corruzione arriva fino a coloro che devono giudicare, in presenza di prove certe, non c’è giustizia che tenga in un processo.
    Se poi consideriamo il “sentimento popolare antijuventino”, la stampa indifferente, allora tutta questa INGIUSTIZIA non fa scandalo…

  5. Ho impiegato qualche anno in più per laurearmi in giurisprudenza, lo ammetto, le tentazioni della gioventù sono tante. Altro tempo l’ho perso per specializzarmi in professioni legali e diventare avvocato ( un concorso farsa che offrirebbe la ragione più plausibile per le tanto decantate e mai attuate liberalizzazioni). Al contrario, però, ci ho messo veramente poco per capire, in quell’infausta estate del 2006, che era in corso una vera e propria operazione di linciaggio mediatico-giudiziario ai danni della mia amata Juventus. Purtroppo dietro le quinte agivano lobby e potentati contro i quali ben poco si poteva fare, anche perché, probabilmente, molti di questi poteri bazzicavano dalle parti di Torino. Il ritiro del ricorso al TAR – fondatissimo – confermò queste mie ultime impressioni.
    Da quel maledetto linciaggio ad oggi sono passati più di cinque anni, e di acqua sotto ai ponti ne è passata. Il fango che sgorgava a fiotti dalle sputafuoco dei nostri nemici, pian piano è diventato meno torbido, più limpido. In alcuni casi la corrente ha anche cambiato direzione, e la massa di melma maleodorante si è riversata indelebilmente anche sugli smoking, ormai non più bianchi, di chi ha cercato di sottrarsi all’inevitabile corso degli eventi.
    Ci hanno raccontato che i campionati erano stati alterati, le partite truccate, i sorteggi camuffati.
    Ed invece:
    «Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. ..”
    Ci hanno raccontato che Moggi era un capo mafia alla stregua del boss del clan dei Casalesi, ma:
    «Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a…. Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa… E’ una questione di prestigio, di carriera».
    E poi le telefonate dell’Inter, il piaccia o non piaccia di Narducci, che in realtà “ ci stavano sì…..Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c’era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all’inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C’era una cartellina con il nome”.
    Tanto poi, comunque, c’era “ Auricchio e Di Laroni che decidevano cosa mettere o non mettere nell’informativa è un altro discorso…”.
    Ma insomma quelle con i baffetti rossi che fine facevano santa miseria: «Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire…. Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone”
    Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che mai nessuno si sia reso conto della labilità dell’impianto accusatorio, dopo che già i giudici di Torino, notoriamente non amici della Juve, avevano gettato la spugna. Un uomo giusto insomma, qualcuno che non appartenesse al club dei gomorriti: «Sì, Arcangioli (il capo di Auricchi n.d.r.). Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».
    Beh mica si possono lesinare forze dell’ordine e denaro pubblico quando si indaga su personaggi peggiori di Totò Rina: “Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l’autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa… In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro”
    D’accordo, però di fronte alle sim svizzere,che altro potete eccepire caspiterina?? (p.s. è la risposta datami da un giornalista milanisti del blog “giornalisti nel pallone” del corriere della sera dopo che gli avevo fatto notare che le intercettazioni più eclatanti erano quelle del suo amico Meani): «Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».
    Ma vogliamo mettere allora i sorteggi truccati, i colpi di tosse?? Quel tal Martino è stato chiaro, inconfutabile: «Un esempio di quello che non c’era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi . Quando l’abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura… Diceva: “io non so niente, non ‘è successo niente, ma quando mai… “. E piangeva sul fatto del posto di lavoro… “come faccio… non posso lavorare più, mi devo sposare…”. Dopo un po’ di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio…. quando lui ha cominciato ad essere interrogato…. improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po’ meno da…. » (N.B. Questa è gravissima, si legge fra le righe la probabile subornazione del teste).
    Io non so chi sia questo carabiniere, il perché abbia deciso di parlare così colpevolmente in ritardo. Però conosco il diritto, i tribunali, i giudici e mi fregio di avere un minimo di senso del pudore – quello che a Milano hanno perso da tempo – e vi posso assicurare che sono letteralmente schifato.
    Agnelli dove sei? FC Juve che fai?? Ecco il vostro tavolo della pace. Servito su un piatto d’argento grazie ad un’intervista trapelata da uno sparuto giornale sportivo.

  6. La verità non si saprà mai. Noi nel frattempo siamo stati distrutti e ci siamo fati distruggere
    Non c’è la volontà nenache da parte di Agnelli di svelare l’arcano.
    Era indispensabile fare fronte comune con Moggi e Giraudo ma non è stato ccosì forse per paura di affondare ma per me era l’unico modo per svelare una volta per tutte il vero imbroglio.
    Che questi pseudo investigatori dicano la verità davanti ad un giudice se vogliono pulirsi davvero la coscienza.
    La realtà è che da squadra più forte del mondo ci siamo ridotti a trattare Borriello. E’ davvero triste.
    E la colpa è solo della dirigenza.
    Che ne pensi Numero 7

  7. C’è il link all’articolo di ACB per leggere il resto 😉

  8. C’è un pezzo dell’articolo, che non avete messo, che parla di strani blocchi dei server che al loro rientro in funzione mostravano dei buchi nella lista di telefonate su cui l’operatore lavorava. E questo avveniva DA ROMA.

    Fantozziano…

  9. [email protected]

    pentiti ? si come no….brucerei la terra per poi pentirmi….risultato ?

    terra distrutta e con se anche l’umano….troppo tardi a dire il contrario adesso….vergognatevi un processo fasullo….

  10. Stefano - Uliveto Terme Pisa

    Credo che con la denuncia fatta dal presidente DELLA VALLE, si inizino a vedere i primi frutti cioè, l’autore delle dichiarazioni emerse sul quotidiano dimostra che il lavoro delle intercettazioni è stato fatto seriamente a 360 gradi, il resto è stato effettuato da Auricchio & Company….. Moratti ne sa qualcosa??????????
    Una cosa è certa, l’investigatore si dissocia dal resto di quanto emerso!!!!!!!

  11. non sarei così pessimista. il fatto che della valle, che non mi sembra un cuordileone, si stia esponendo così, mi sembra il segno che qualcosa che bolle in pentola c’è. e lo pensa anche il pentito.

  12. Notizia e non notizia perchè si è capito che dietro ci sono poteri forti difficili da stanare, a partire dal ratto fino a baldini, infatti auricchio a narducci sono andati a fare gli assessori a napoli, quindi credo che neanche quest’ investigatore se mai esiste potrà fare qualcosa per giungere alla verità perchè sarà messo sicuramente a tacere con metodi leciti e meno leciti

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