Calciopoli: le motivazioni della Cassazione non spiegano le stranezze

Calciopoli: le motivazioni della Cassazione non spiegano le stranezze

Calciopoli: le motivazioni della Cassazione non spiegano le stranezze

Nelle motivazioni della Cassazione spunta un quadro di Calciopoli che non ammette repliche e che probabilmente sarà la pietra tombale sui ricorsi della Juventus. È come se 9 anni di udienze non ci fossero mai stati: si è confermato il quadro iniziale, nonostante diversi castelli siano stati smontati in aula. Si torna a parlare infatti …

Nelle motivazioni della Cassazione spunta un quadro di Calciopoli che non ammette repliche e che probabilmente sarà la pietra tombale sui ricorsi della Juventus. È come se 9 anni di udienze non ci fossero mai stati: si è confermato il quadro iniziale, nonostante diversi castelli siano stati smontati in aula. Si torna a parlare infatti di contatti esclusivi e cene come prova “dell’inquinamento complessivo del sistema”. Lo scorso 24 marzo per Antonio Giraudo e Luciano Moggi, rispettivamente ex ad e dg della Juve, vi era stata la prescrizione, vi era stata la prescrizione e nelle 45 pagine delle motivazioni, si confermano equivoci che sembravano superati, invece…

Da quel “piaccia o non piaccia non ci sono telefonate dell’Inter”, da quel video del sorteggio mai portato come prova e sostituito da una sequenza fotografica strampalata che spacciava una persona per un’altra, da quella ricusazione (anomala) della giudice Casoria da parte dell’accusa (di solito lo fa un imputato tramite i suoi legali), ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure per la giustizia valgono i dogmi del 2006. Solo un arbitro, alla fine, è stato condannato, ma secondo la Cassazione Moggi e Giraudo hanno effettivamente «inquinato» il sistema. Una combinazione per superare, come sottolinea ‘Tuttosport’, il fatto che tutte le sentenze fin qui emesse hanno comunque confermato una cosa: “nessun campionato è stato alterato”.

Le motivazioni della cassazione si basano sostanzialmente sulle “grigliate arbitrali”, ossia sulle poche telefonate selezionate tra ben 190mila intercettate. Del fatto che tutti telefonassero per difendere la propria causa, anzi che fosse la stessa federazione ad incoraggiare i contatti con i designatori, nessuna traccia, anche se la stessa Cassazione ammette che “il sistema delle predisposizione delle griglie era piuttosto diffuso” e che i comportamenti di di Meani e Facchetti (citati nel dispositivo) “non sono stati approfonditi dalle indagini”. Insomma, le grigliate bastavano per condizionare “il sistema”, visto che degli arbitri solo De Sanctis è stato condannato (per una partita in cui tra l’altro la Juve non c’entra nulla), mentre Racalbuto è stato prescritto. Per tutti gli altri assoluzione. Calciopoli si conclude così, con il dilemma delle schede straniere intercettabili e mai intercettate (per poter dire solo chissà cosa si dicevano al telefono quei cattivoni?) e con tutti quegli interrogativi ai quali ormai nessuno più darà risposta.

Un commento

  1. viva l’italia! amen.

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