Calcio moderno: gli stadi si svuotano, ma non dappertutto | JMania

Calcio moderno: gli stadi si svuotano, ma non dappertutto

Sono giorni intensi in Lega Calcio in cui si discute di diritti TV, di stadi ma soprattutto in un’ottica di business e merchandising. A tal proposito vi invito a riflettere su un bell’articolo dell’amico Francesco Federico Pagani. Il calcio, è banale dirlo, è un universo molto dinamico in continuo cambiamento. E, come tale, diventa quindi …

corteo tifosiSono giorni intensi in Lega Calcio in cui si discute di diritti TV, di stadi ma soprattutto in un’ottica di business e merchandising. A tal proposito vi invito a riflettere su un bell’articolo dell’amico Francesco Federico Pagani.

Il calcio, è banale dirlo, è un universo molto dinamico in continuo cambiamento. E, come tale, diventa quindi un fenomeno molto complesso e variegato, da studiare.

La storia di questo sport è fatta di grandi campioni, di partite che hanno scritto pagine memorabili, di goal strepitosi, di parate fantastiche, di infortuni tremendi, di gioie e di dolori… di emozioni. E’ fatta di tifosi, di colori, di cori, di striscioni, di stadi stracolmi, di campi sterrati ai bordi della tangenziale, di spiagge assolate, di corse sotto la pioggia…

E poi, sempre di più, è fatta di soldi. Ma del resto, nella nostra società, non può essere altrimenti: tutto gira sempre più attorno al denaro ed uno sport come questo, capace di veicolare l’attenzione di così tanti milioni di persone nel mondo, non poteva certo pensare di poterla scampare, riuscendo quindi a non finire con l’essere trattato a mo’ di business.

Nel passato pubblicai, proprio su questo blog, la storia dei trasferimenti record: dal trasferimento di William Groves, datato 1893, dal WBA all’Aston Villa per gli attuali 117 euro a quello, risalente all’estate scorsa, di Cristiano Ronaldo al Real Madrid, per la stratosferica cifra di 94 milioni di euro.

Sono i soldi, insomma, a farla ormai da padrone.

In questo senso i tifosi diventano quindi una parte fondamentale per l’ingranaggio-calcio: da sfruttare non tanto più per il supporto che essi possano dare ai giocatori in campo, quanto per mungere quanti più soldi possibili, ingrossando sempre più il giro d’affari che gravita attorno a questo sport.

Alla cosa non sono rimaste indifferenti nemmeno le tv, che hanno iniziato ad offrire sempre più servizi in cambio di abbonamenti sempre più costosi, andando quindi, di riflesso, a coprire di soldi le società. Facendo, fondamentalmente, diventare il calcio uno sport da salotto: ormai è infatti possibile seguire la propria squadra del cuore in qualsiasi competizione, dall’amichevole estiva più inutile alla finale di Champions League o del Mondiale per Club. Bisogna solo essere disposti a pagare per poi mettersi comodi in poltrona e godersi lo spettacolo: ad intrattenere il pubblico, oltre agli attori principali (i giocatori), ci pensano telecronisti, opinionisti, bordocampisti, telecamere che possano dare le prospettive più disparate e moviole d’ogni tipo.

E in tutto questo il tifo più puro, quello che spinge la gente a recarsi allo stadio con qualsiasi condizione atmosferica pur di poter sostenere i propri beniamini, che fine ha fatto?
Beh, è stato sicuramente un po’ frustrato dall’ingresso massivo delle tv nel calcio (perché di solito si dice che è il calcio ad andare in tv, ma guardando come sia stato il calcio ad essere colonnizzato direi più che altro che è successo il contrario).

Questo ha quindi portato, in alcune zone del mondo, ad un abbandono più o meno significativo dello stadio da parte dei tifosi che, sempre di più, preferiscono farsi viziare dalle tv piuttosto che recarsi allo stadio.

In questo pezzo non si vuole comunque analizzare tanto i perché della cosa, quanto più dare uno spunto per iniziare un discorso, analizzando dei casi concreti. Sbirciando i freddi numeri un’idea di cosa può essere successo ce la si fa: non in tutti i paesi, infatti, si è avuto un calo di tifosi allo stadio. In alcuni, anzi, si è avuto un aumento di presenze. Questo, Guarda caso, è generalmente avvenuto proprio in quei paesi in cui gli stadi sono moderni e sicuri ed in cui si è creata una cultura che tende a vedere il calcio come uno spettacolo e non come una battaglia. Perché del resto nessuna televisione, per quante telecamere possa mettere in campo, potrà mai portare in casa l’atmosfera che si respira dagli spalti, né riuscirà mai a coinvolgere come può fare l’aria che si respira sulla gradinate.

Di contro là dove si è agito con noncuranza si cominciano a vedere i frutti, marci, di questa malapolitica: stadi per nulla moderni (finanche fatiscenti), scontri quasi all’ordine del giorno, pochi servizi per i tifosi… tutte queste cose non possono che spingere la gente ad allontanarsi dall’arena, che dovrebbe invece essere il luogo principale in cui vivere questa passione.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio i dati che certificano come in alcuni paesi ci sia una crescita delle presenze allo stadio ed in altri una diminuzione delle stesse, di modo che ognuno possa farsi una propria opinione personale.

Partiamo proprio dal nostro Belpaese, l’Italia.

La nostra Serie A ha una media-presenze di 23.899 spettatori a partita e si posiziona al quarto posto euroepo. Meglio del nostro massimo campionato, infatti, troviamo solo Bundesliga (primo campionato in assoluto per presenze allo stadio, 42.790 in media), Premier League (34.088) e Liga spagnola (28.971).
Insomma, in sè non ci va nemmeno così malaccio, no?

Beh, no. Perché dietro di noi lasciamo solo campionati che, senza offesa per gli stessi, ci sono indubbiamente minori tanto da un punto di vista tanto tattico – soprattutto – quanto tecnico. Ligue 1, Eredivisie, Primeira Liga portoghese, Scottish Premier League, Jupiler League belga… insomma, tutti campionati che non possono competere sotto nessun punto di vista con il nostro.

Gli unici che sulla carta potrebbero competere sono proprio quei tre che ci stanno davanti. E da questo confronto ne usciamo con le ossa assolutamente rotte. Rispetto ai tedeschi, che indubbiamente beneficiano dell’effetto Mondiale (con l’innovazione agli stadi che ha comportato ovviamente), facciamo addirittura poco più della metà dei loro spettatori.

E proprio l’Italia è, secondo me, l’esempio più lampante da portare quando si parla, come fatto poco più su, di paesi in cui si è agito con noncuranza, andando a svalutare il prodotto-calcio.
Perché il calcio italiano, al di là del fatto che è bistrattato da molti che pensano si fondi solo sul catenaccio, avrebbe un valore altissimo: storia, bacheche traboccanti, fine tatticismo, professionalità ai massimi livelli e molte altre qualità che ne fanno uno dei vertici mondiali. Proprio in questo senso andrebbe valorizzato, andando a lavorare anche su aspetti, proprio come stadi più moderni e funzionali, che oggi sono assolutamente abbandonati a loro stessi.

In Italia del resto, purtroppo, lo stadio di proprietà è qualcosa di ancora lontano. E questo è assolutamente penalizzante per le nostre società, sia da un punto di vista degli incassi che da un punto di vista della funzionalità degli stadi stessi. Abbiamo bisogno di stadi di proprietà che siano costruiti con un’ottica moderna, che siano ricchi di confort e che diventino un centro ricreativo importante quanto lo sono i cinema adesso. Dobbiamo insomma far diventare lo stadio un punto di aggregazione di persone vogliose di godersi uno spettacolo live, non di assistere, sedendosi su poltroncine scomode ed avendo giusto i servizi essenziali, a quelle che spesso si trasformano, dentro lo stadio o attorno ad esso, in guerriglie urbane.

Perché del resto se analizziamo l’evoluzione delle presenze allo stadio appare lampante come la gente in Italia si stia disinnamorando dello stadio, e di questa cosa sono proprio i vertici politici (calcistici in primis, ma non solo) ad esserne i principali responsanbili.

Del resto se torniamo indietro nel tempo, fino addirittura ai mitici anni sessanta, troviamo dei dati che sono piuttosto simili a quelli di oggi: nel campionato 1962/1963 ad esempio la media spettatori della Serie A si attestò sulle 22.363 presenze. Nel leggere questo dato dobbiamo però tener conto anche del fatto che squadre come Bari e Lazio si trovavano in Serie B (dove fecero comunque una media di quasi 20mila spettatori cadauna) a discapito di Vicenza e SPAL, per dirne due, che fecero invece circa la metà dei presenti. Senza tener conto, ovviamente, che un Bari ed una Lazio in A avrebbero fatto registrare una media ancor più alta di quella fatta registrare quell’anno in cadetteria (tanto che l’anno successivo fecero rispettivamente quasi 2mila e 7mila spettatori in più trovandosi in Serie A).

Dati simili, ma che parlano di un’Italia completamente diversa. Quindi fare un paragone resta pur sempre difficile. Anche recarsi allo stadio, per chi non abitava in città (pensiamo soprattutto a casi come Juventus, Inter e Milan, che hanno ad ogni partita casalinga molti spettatori che vengono da ben fuori città, quando non da un’altra regione), poteva essere molto più complicato (o lungo) di oggi, ad esempio.

Continuando ad analizzare i dati, comunque, troviamo come alla fine di quel decennio le presenze erano già cresciute notevolmente, e darebbero biada ai numeri attuali: nel campionato 1968/1969 la presenza media si attestò infatti a 28.410 presenze, parliamo di quasi 5mila unità in più rispetto ad oggi per ogni partita (in media). Notevole.

Ma il meglio è lì da venire: nel decennio successivo i numeri si alzano ulteriormente, tanto che di quei dieci campionati uno solo (1971/1972) terminò con una media inferiore alle 30mila unità. Il picco lo si ha nel 1973/1974, quando cioè la Serie A registra una media di ben 34.914 spettatori a partita, ovvero sia quasi 10mila presenze in più di oggi.

Ma è nel decennio successivo, più precisamente nella stagione 1984/1985, che il nostro massimo campionato raggiunge il picco di presenze più alto degli ultimi quarant’anni: è proprio all’ora, infatti, che gli spettatori mediamente presenti ad un match di Serie A sono ben 38.872, ovvero sia 15mila più di oggi. Numeri da capogiro potremmo dire, posto che se ci appartenessero ora ci porrebbero dietro alla sola Germania.

Il decennio dei Novanta continua quindi ad essere prolifico da un punto di vista di presenze allo stadio. Meno rispetto a quello precedente ma su livelli ben maggiori di adesso, tanto che, a occhio, le presenze medie si attestarono più o meno attorno alle 30mila. La punta, in questo caso, sfiorò quella fatta registrare negli anni ‘70, con 34.204 presenze nella stagione 1991/1992.

Nell’ultimo decennio, quindi, un lento ma costante decadimento.
Si comincia con la stagione 99/00, con una media di 29.908 presenze a partite. Media che la stagione successiva scende a 29.598, 1% in meno rispetto all’anno precedente. Ma è nella stagione 01/02 che c’è una sorta di tracollo: le presenze medie calano infatti del 12,1%, passando a sole 26.019 unità per partita. In questo caso però, c’è da sottolinearlo, una grossa incidenza l’ha avuta la retrocessione del Napoli in B, che solo fino all’anno prima portava allo stadio quasi 40mila persone ad ogni partita casalinga. Retrocessione solo parzialmente tamponata dal ritorno in A del Torino, che al suo ritorno in paradiso ne fece circa la metà.

Nel 2002/2003 l’ennesimo calo, che porta le presenze medie quota 25.474, con un calo del 2,1% rispetto all’anno precedente. Praticamente invariate, invece, le medie delle due stagioni successive: 25.469 prima, 25.472 poi.
Nelle due stagioni seguenti si avranno quindi altrui due collassi, che porteranno la media spettatori a raggiungere livelli davvero quasi imbarazzanti. Nel 2005/2006 ci sarà un calo, rispetto alla stagione precedente, del 14,8% che porterà ad una media di 21.698 spettatori. Media che scenderà di un altro 14,9% l’anno successivo, attestandosi a 18.473. Ma, anche in questo caso, c’è da fare una sottolineatura importante: la stagione 2006/2007 è infatti sì quella che segue il Mondiale vinto in Germania ma anche, e soprattutto ai fini di queste statistiche, quello che vede la Juventus (e tante altre piazze importanti come Napoli, Genoa e Bologna) in B.

L’anno successivo, con Napoli, Genoa e Juventus tornate nel massimo campionato, si ha quindi una crescita importante che si attesta addirittura al 25,5%, portando ad una media di 23.180.
La scorsa stagione, quindi, si ha avuto una crescita di un altro 8% mentre ad oggi, rispetto proprio al 2008/2009, la Serie A ha perso il 4,6% di tifosi, cosa che porta, appunto, a trovare quel 23.899 che è il dato di presenze medie attuali.

Insomma, ottimi risultati nel passato remoto ed un passato recente, complice anche la vicenda Calciopoli (perché l’assenza della Juve, e probabilmente la sfiducia nel mondo del calcio in generale, incise negativamente anche su molte squadre rimaste in A, che fecero molti meno spettatori di quanto accaduto l’anno precedente), piuttosto grigio.

In netta controtendenza vanno invece le cose in Germania, dove il pubblico invece di diminuire come da noi cresce.

Negli anni sessanta il picco fu molto simile: nella stagione 64/65 la Bundesliga fece una media di 28.704, un picco che non avrebbe però più ripetuto nei tristi anni settanta dove si arrivò a toccare addirittura i 17.476 spettatori di media (stagione 72/73), con un massimo di 27.642 nel 77/78, circa 7mila unita in meno di quanto fatto registrare dal picco italiano di quegli anni. Una situazione davvero da considerare d’altri tempi, se pensiamo ad oggi.

Le cose peggiorarono ulteriormente negli anni 80 quando in ben quattro occasioni non si arrivò nemmeno alle 20mila presenze medie e dove il picco si ebbe nel campionato 79/80, quando la Bundesliga registrò un’affluenza media di 24.294 spettatori, 14mila spettatori in meno del nostro picco di quel decennio.

Le cose iniziarono a cambiare in maniera netta quando arrivò l’unificazione della Germania (i dati precedenti a quel momento si riferiscono alla Germania Ovest). Tanto che da lì in poi l’affluenza crescerà di anno in anno senza sosta sino al campionato antecedente al Mondiale di Francia dove si arrivò ad un picco di 32.733 presenze, di qualcosa inferiore al picco italiano di quel decennio ma di poco superiore alla media avuta nel Belpaese quell’anno. In Italia, infatti, ci fermammo a 31.160 spettatori. Il sorpasso, comunque, era già arrivato l’anno precedente, quando in Germania ci furono circa millequattrocento spettatori più che in Italia, in media.

Vantaggio che sarà quindi destinato ad aumentare, sia per il trend negativo avuto in Italia – e di cui abbiamo parlato in precedenza – sia per il trend positivo vissuto in Germania.

Nell’ultimo decennio, infatti, le presenze negli stadi teutonici è cresciuta fortemente sino ad arrivare attorno alle 40mila presenze di media a cavallo delle stagioni che racchiudevano tra esse il Mondiale da loro organizzato. Dopo l’ulteriore 8%  di crescita avuto la scorsa stagione (con il risultato incredibile del neopromosso Hoffenheim capace di crescere del 365,4% rispetto all’annata precedente e con i risultati di tutto rispetto fatti registrare da Leverkusen, Moenchengladbach, Herta, Colonia e Wolfsburg, cresciuti rispettivamente del 20.4, 17.2, 14.8, 12.7 e 12.5 percento rispetto all’anno prima), quindi, l’ulteriore 0,5% di crescita su cui si stanno assestando quest’anno, che porta all’incredibile risultato di 42.790 spettatori in media ad ogni partita. Davvero notevolissimo.

La differenza tra chi ha lavorato bene e chi non l’ha fatto, insomma, sembra piuttosto evidente.

Sperando che questo sia un monito importante per il futuro, di modo da riportare il nostro calcio ad avere le affluenze allo stadio che gli competono.

Per finire il discorso sulle medie dei vari campionati andiamo quindi a vedere la classifica europea di affluenza, tanto per avere un’idea generale di come vanno le cose nel Vecchio Continente. Ecco quindi qui di seguito i primi 30 campionati ordinati secondo la media di affluenza:

1

Germania – Erste Bundesliga

42790

2

Inghilterra – Premier League

34088

3

Spagna – Primera Division

28971

4

Italia – Serie A

23899

5

Francia – Ligue 1

20119

6

Olanda – Eredivisie

19319

7

Inghilterra – Championship

18113

8

Scozia – Premier League

15128

9

Germania – Zweite Liga

15056

10

Turchia – Süper Lig

14058

11

Russia – Premjer Liga

12517

12

Belgio – Jupiler League

11839

13

Portogallo – Primeira Liga

10894

14

Inghilterra – League One

9141

15

Norvegia – Tippeligaen

8956

16

Danimarca – Superliga

8410

17

Austria – Bundesliga

8233

18

Ucraina – Premier Liha

8132

19

Spagna – Segunda Division

8112

20

Svezia – Allsvenskan

7928

21

Grecia – Super League

7664

22

Francia – Ligue 2

7291

23

Italia – Serie B

5349

24

Germania – 3rd Bundesliga

5194

25

Polonia – Estraklasa

5114

26

Rep. Ceca – Gambrinus Liga

5111

27

Russia – Pervij divizion

4916

28

Israele – Ligat ha’Al

4415

29

Romania – Liga I

4411

30

Inghilterra – League Two

3843

Come è possibile notare da questa tabella, quindi, è l’Inghilterra a farla da mattatore: nei primi trenta posti piazza infatti le prime quattro divisioni dei propri campionati passando dai 34.088 spettatori che registra la Premier ai 3.843 della League Two, un risultato tutto sommato buono se pensiamo che è solo di poco inferiore ai massimi campionati rumeni ed isrealiani. E parliamo di ciò che in Inghilterra equivale alla nostra Seconda Divisione di Lega Pro, la vecchia C2.

Notevole anche il risultato dei tedeschi, che piazzano le prime tre divisioni nei primi trenta posti passando dai numeri incredibili fatti registrare dalla loro serie di vertice sino ai 5194 spettatori che registra la 3rd Bundesliga, la loro Prima Divisione di Lega Pro. Risultato questo che piazza la loro terza serie davanti a campionati come l’Estraklasa polacca o la Gambrinus Liga ceka e ad un tiro di schioppo dalla nostra Serie B che oltre a fare poco più della metà degli spettatori che totalizza la League One (terza serie inglese) si piazza anche notevolmente dietro alla Ligue 2, la sua omologa francese.

Italia insomma fortemente bocciata, mentre oltre a registrare gli ottimi risultati di tedeschi ed inglesi, oltre ai buoni risultati dei francesi, bisogna anche far notare come anche la Russia piazzi le sue prime due divisioni in classifica.

Molto deludente invece, almeno rispetto a quanto mi sarei aspettato, il Portogallo, che si piazza al tredicesimo posto dietro all’insospettabile Belgio.
Che anche i lusitani abbiano gli stessi problemi italiani nel valorizzare il prodotto calcio e nell’attirare i tifosi allo stadio?

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