Buffon: "Potevano finirci, non lo hanno fatto e siamo tornati"

Buffon: “Potevano finirci, non lo hanno fatto e noi siamo tornati”

Buffon: “Potevano finirci, non lo hanno fatto e noi siamo tornati”

Gianluigi Buffon, capitano della Juventus e della nazionale italiana, ha oggi rilasciato una lunga intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’

Gianluigi Buffon, capitano della Juventus e della nazionale italiana, ha oggi rilasciato una lunga intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’. Il numero uno bianconero ha parlato a 360 gradi partendo inevitabilmente dalle prime gioie della sua lunga e gloriosa carriera:

“La gioia enorme dell’esordio in Serie A – spiega – , il coronamento di un sogno. Poi, naturalmente, la vittoria mondiale nel 2006. Infine, la perseveranza, l’ostinazione e la determinazione che ancora oggi mi permettono di resistere ad alti livelli. Diciamo che rispetto a 7-8 anni fa oggi curo maggiormente l’alimentazione. Niente sacrifici particolari però, solo più attenzione”.

Da tempo in molti si interrogano su quando sarà l’addio al cacio di Buffon che ad oggi rimane ancora uno dei migliori nel suo ruolo:

“Vorrei lasciare a testa alta – continua ‘Supergigi’ – , è l’impegno di una vita: quello di poter guardare dritto negli occhi chi mi sta davanti. E vorrei uscire facendo il giusto rumore, senza esagerare nelle celebrazioni. La nazionale più forte in cui ho giocato? Quella del 2002 era eccezionale dal punto di vista tecnico. Nel 2006 trovammo invece uno spirito di gruppo unico: moralmente fu una squadra inarrivabile. Negli ultimi anni ho rivisto un senso di appartenenza importante. La Juve più forte? Penso alla squadra di Lippi del 2002-03, con la finale di Champions persa ai rigori: gioco e organizzazione. A livello di rosa, titolari e ricambi, il biennio di Capello. Poi non trascurerei il carattere e la continuità delle ultime stagioni con Conte e con Allegri”.

La Juventus di quest’anno è partita col freno a mano tirato, poi dopo la sconfitta col Sassuolo Buffon e gli altri senatori hanno scosso lo spogliatoio e tutto è cambiato:

“Secondo me era l’ultima occasione per rimetterci in carreggiata. Si rischiava di finire risucchiati definitivamente nell’oblio. Io ho pochissimi anni davanti a me, quindi non ho voglia di sprecare tempo e di vivere periodi cupi, senza obiettivi. E’ stata fondamentale la risposta di tutto lo spogliatoio, da chi era appena arrivato a chi vive Vinovo da tanti anni. E penso che anche il mister abbia avuto un ruolo decisivo: ha saputo toccare i tasti giusti per portarci a rendere al meglio. A me piace la matematica – sottolinea ancora – , amo i numeri, e quella sera feci due conti che mi regalarono speranze. Ne parlai solo con i dirigenti, proprio per evitare che nello spogliatoio non si percepisse la gravità della situazione: per vincere lo scudetto o entrare in Champions – dissi – ci servono 25 successi, noi siamo a tre, dunque dobbiamo vincere 22 volte in 28 gare, e per fallire sei partite dovremmo proprio impegnarci… La cosa mi sembrava fattibile e oggi siamo già lì davanti a lottare per lo scudetto”.

Buffon: “L’Inter poteva darci il colpo di grazia”

Secondo Buffon, la partita contro l’Inter è stata il crocevia della stagione: se davvero i nerazzurri fossero stati una squadra di alto livello, avrebbero battuto una Juve in crisi, invece così non è stato ed è partita la rimonta:

“Secondo me lo 0-0 di Milano è stato erroneamente interpretato come un buon risultato per l’Inter e per chi ci stava davanti. In realtà, se quel giorno avessimo perso sarebbe stata la pietra tombale dal punto di vista psicologico. I nerazzurri potevano schiacciarci, non l’hanno fatto. Fu una buona Juventus e mi resi conto che con la testa giusta e ogni cosa al proprio posto saremmo ancora stati un osso duro per tutti. La Roma? Se vinciamo li mandiamo a dieci punti: sarebbe fondamentale, perché parliamo di una squadra pericolosa, temibile. Più lontana è la Roma, meglio stiamo noi”.

Sulla stampa la considerazione della Vecchia Signora è cambiata nel giro di poche settimane, anche se c’era chi effettivamente all’inizio diceva di fare ancora attenzione ai campioni d’Italia in carica:

“Lo dicevano anche quando eravamo più lontani in classifica, e mi veniva da sorridere. Bello e gratificante constatare quanto rispetto e timore sappiamo incutere, ma credo che a un certo punto del campionato tutto fosse nelle mani delle nostre rivali. Nessuno ha avuto la forza di chiudere subito i conti con noi, nessuno ha saputo allungare come la Juve degli anni scorsi. Credo che in caso di scudetto bianconero saranno in molti a doversi mangiare le mani. Detto questo, la strada è lunga e i giochi restano aperti. Napoli e Inter? Sono sullo stesso livello, a maggior ragione in un campionato tanto equilibrato, con la testa della classifica che cambia quasi ogni domenica. L’Inter è senza coppe, cosa che incide tantissimo nell’economia di un campionato. Il Napoli è squadra rodata, ha una fase offensiva fra le migliori in Europa e grazie all’ottimo Sarri ha ora grandi certezze anche in difesa. Il Napoli è da titolo”.

La sorpresa di questa Juve è stata probabilmente Dybala: in molti sostenevano che Marotta lo avesse pagato troppo, invece…

“Dybala è l’ossessione di mio padre (ride, ndr), era più felice lui di me dopo l’affare con il Palermo. Credo che Paulo abbia tutto del campionissimo: testa, umiltà, attenzione ai dettagli, carattere, fame e tecnica. Ha le carte in regola per entrare fra i grandissimi del calcio mondiale”.

Quanto alla Champions, Buffon ammette che il Bayern sia superiore, ma la Juve proverà a giocarsela:

“Un turno nel quale si hanno poche possibilità – ammette -, questa è la verità. Serviranno rabbia, cinismo, grande volontà e un briciolo di fortuna per ribaltare il pronostico”.

In molti hanno sottolineato l’ingiustizia per la mancata candidatura al Pallone d’Oro, ecco la considerazione di Gigi:

“Rispono senza ipocrisie: davvero non me ne è fregato nulla. Ci sarei magari rimasto male se avessi potuto competere per la vittoria, ma arrivare ventesimo o quarantesimo… Anzi, alla fine ho avuto più pubblicità così (ride, ndr)”.

Quando smetterà di giocare, cosa farà Buffon da grande?

“Le emozioni che provi sul campo non le puoi vivere dietro a una scrivania o ricoprendo un ruolo istituzionale. Però, se ti danno la possibilità di incidere, e naturalmente se hai delle idee, perché non chiedo regali a nessuno, credo che sarebbe davvero molto bello cercare di portare qualcosa di innovativo grazie alle esperienze e al vissuto maturati in tanti anni di carriera ad alti livelli”.

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