Blatter: "sui goal fantasma e le nuove tecnologie si decide ad ottobre" | JMania

Blatter: “sui goal fantasma e le nuove tecnologie si decide ad ottobre”

Evviva Nelson Mandela, e complimenti, di cuore, all’Africa. Se solo fosse quel dittatore che dicono, Sepp Blatter avrebbe ridotto la conferenza del giorno dopo a questi due flash d’agenzia, tanto sinceri quanto doverosi. Invece no. Per un’ora ha finto di battagliare con i giornalisti, sbucciando problemi tutti o quasi legati ad argomenti tipicamente calcistici come …

Evviva Nelson Mandela, e complimenti, di cuore, all’Africa. Se solo fosse quel dittatore che dicono, Sepp Blatter avrebbe ridotto la conferenza del giorno dopo a questi due flash d’agenzia, tanto sinceri quanto doverosi. Invece no. Per un’ora ha finto di battagliare con i giornalisti, sbucciando problemi tutti o quasi legati ad argomenti tipicamente calcistici come gli arbitri, i gol fantasma e le nuove tecnologie.
Hai voglia di citare Mandela («Lo incontrai per la prima volta nel 1992, aveva un sogno, portare la Coppa del Mondo nel suo Paese. Insieme, lo abbiamo realizzato. Il merito, però, è tutto suo») e di rendere onore agli sforzi e alla creatività del Sudafrica e dell’Africa tutta («Rispettando promesse e impegni, hanno dimostrato di meritare sino in fondo la nostra fiducia»). Qui è Webb e qui bisogna saltare. Howard Webb, l’arbitro della finale. Gli olandesi sono ancora moderatamente furibondi: troppo fiscale con noi (otto ammoniti, un espulso) e troppo poco con loro (cinque gialli); e poi, un attimo prima del gol di Iniesta, c’era un calcio d’angolo, clamoroso, per noi. «La finale è una partita molto difficile da arbitrare, specialmente quando i giocatori non aiutano il direttore di gara come è successo domenica sera», ha chiosato il presidente della Fifa. Traduzione: Webb non è piaciuto neppure a me, ma non posso dirlo; peggio di lui hanno fatto le squadre, e lo dico. Poi, improvvisa, la pastorale: «Vi prego, non dimenticate mai il lato umano del calcio, le sue imperfezioni, la sua fallibilità. Dirigere una partita così delicata costituisce un duro, durissimo, lavoro. Per questo, preferisco pensare al calcio come a una scuola di vita, basata sulla disciplina e il rispetto delle regole, dove si insegna, non solo a vincere, ma anche a perdere».
Sacrosanto. Però il gol di Lampard che solo un cieco non poteva vedere. Però il gol di Tevez in flagrante fuorigioco. Troppi però. Blatter ha una memoria di ferro. Chiese scusa a inglesi e messicani, garantì di non essere contrario a una «tecnologia immediata e sicura». Ci siamo, allora. I Mondiali sono finiti, comincia il lungo e travagliato «dopo» che ci porterà, fra quattro anni, in Brasile. Il tempo non manca: a patto di crederci sul serio. Domanda: Blatter ci crede sul serio? «Confermo, ho detto sì alla tecnologia mirata, esclusivamente, alla linea di porta (gol fantasma). Il 23 luglio ne discuterà, a Cardiff, l’International Board. A ottobre, nuova riunione ad hoc e decisione in merito».
La rivoluzione di ottobre sarebbe una svolta epocale. In questi casi, meglio essere prudenti. Non è la prima volta che Blatter simula di calciare a destra (ben venga la scienza a supporto di un calcio sempre più trasparente) e invece tira a sinistra (no ai giudici di porta perché fanno confusione, no alle moviole perché costano troppo e non tutti possono permettersele). Nel 2011 sono in programma le elezioni. Per ora, contro Blatter, c’è solo Blatter. Le nazioni affiliate alla Fifa sono 207: le moviole ne agitano sì e no una decina. Gli sponsor, loro che avrebbero interesse a un Mondiale pulito, se ne lavano le mani. Morale: si parte da Blatter e si torna da Blatter.
Un guizzo anti invasione straniera («Ricordo sommessamente che la Spagna ha vinto anche perché ha schierato all’inizio undici elementi che giocano in patria, ma non è questo il momento di alzare i toni») e poi il finale: liscio, vellutato, quasi romantico. Che voto darebbe agli arbitri, il presidente della Fifa? Blatter sorride e accetta la provocazione: «Preferisco dare il voto al Sudafrica. Un bel nove in pagella. Il dieci è sinonimo di perfezione, e la perfezione non esiste. Le due finaliste dell’ultima edizione, Italia e Francia, sono uscite nella prima fase, eppure siamo andati avanti. Siamo sopravvissuti a tutto, anche alle vuvuzelas». E persino ai gol fantasma. Fino a quando?

Credits: La Stampa
Fracassi Enrico – Juvemania.it

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