Bergamo: "Le griglie erano il segreto di pulcinella" | JMania

Bergamo: “Le griglie erano il segreto di pulcinella”

Il ristorante ha un nome evocativo per i cultori di Calciopoli: «Da Tullio», non il rifugio di Moggi nel cuore di Roma, ma il locale amato da Bonolis e dagli aficionados della Feniglia. Ci scherziamo su sotto la pioggia che allaga pure la Maremma: abbiamo chiesto a Paolo Bergamo di ridarsi un’occhiata alla sua deposizione …

Il ristorante ha un nome evocativo per i cultori di Calciopoli: «Da Tullio», non il rifugio di Moggi nel cuore di Roma, ma il locale amato da Bonolis e dagli aficionados della Feniglia. Ci scherziamo su sotto la pioggia che allaga pure la Maremma: abbiamo chiesto a Paolo Bergamo di ridarsi un’occhiata alla sua deposizione fornita agli inquirenti dell’allora Ufficio Indagini, gli uomini del pool di Borrelli, che l’8 giugno 2006 interrogano dalle 9.10 alle 18 l’allora ex designatore. Quella deposizione è finita in copia firmata nelle nostre mani in queste ore. La curiosità, in questi giorni, era per il caso umano: uno che da quattro anni dice e scrive (sul suo libro) che lo chiamavano tutti e che parlava di griglie con chi avesse da buttare un po’ di credito telefonico, ma non viene creduto da nessuno.
Fa, nero su bianco, i nomi di Facchetti, Meani, Capello e Sacchi, ma potrebbe allungare la serie. Addirittura le sue intercettazioni con altri dirigenti finiscono nel dimenticatoio per quattro anni, non sono segnalate nella trasmissione degli atti nel Natale 2007 dalla Procura di Napoli alla Figc. Insomma: ‘sto Bergamo non se lo fila nessuno, sarà perché ha rinunciato alla tessera durante il processo, s’è sottratto al giudizio sportivo… Mah. Oggi, lui come altri protagonisti (De Santis e Mazzini) sono pronti a raccontare e confermare che certe cose le hanno dette e verbalizzate (Bergamo, De Santis) o le avrebbero potute dire (Mazzini: «Ho una gran voglia di parlare, se mi chiamano…»).
La deposi­zione di Bergamo – riscontrata nel 2006 – avrebbe potuto far aprire Calciopoli 2 molto tempo prima di questa primavera del 2010, in cui da via Allegri, e non solo, si parla troppo di prescrizione dei reati sportivi. Per fortuna che il presidente Abete, qualche settimana fa, ci ha rassicurato: «L’etica non va in prescrizione» (per lo scudetto 2006). Beh, neanche gli eventuali reati sportivi comuni ci sarebbero andati se si fosse indagato subito, partendo dalla confessione di Bergamo, o solo si fosse tenuto aperto un fascicoletto nel quale raccogliere, ai margini del Caso Principale, il materiale raccolto…
Borrelli e Palazzi non l’hanno fatto. Apprendiamo da pagina tre della deposizione di Bergamo (interrotto e fatto ripartire da zero da uno strano collasso del computer federale) che l’ex designatore confessa subito ai vicecapi dell’allora Ufficio Indagini, D’Andrea e De Feo, spiegando la telefonata della griglia con Moggi (9 febbraio 2005): «Non ho mai negato di parlare della probabile formazione della griglia, che comunque dovevo confrontare con Pairetto, anche con tutti gli altri dirigenti di società che me ne avessero fatto richiesta. Questa consuetudine di parlare della griglia o di quegli arbitri che potevano andare nella griglia, ribadisco, ce l’avevo anche con altri dirigenti (tra gli altri Facchetti, Meani, Capello, Sacchi). Non so dire se Pairetto si confrontava con altri su questi temi. E preciso che la conoscenza della griglia era il “segreto di Pulcinella” in quanto gli arbitri erano certamente individuabili per gli addetti ai lavori».

(Credits: Tuttosport)

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