Beccantini: "Zaccheroni peggio di Ferrara" | JMania

Beccantini: “Zaccheroni peggio di Ferrara”

Fidarsi delle apparenze, altro non resta. Persino tra i maestri del fair play (Chelsea-Wigan 8-0, Ancelotti campione), non solo nel nostro pollaio. Inter-Chievo oscilla come un pendolo fra 0-1, 4-1 e 4-3. Roma-Cagliari rimbalza da 0-1 a 2-1, doppietta di Totti. Il Milan perde a Marassi blindata e deserta, con il Genoa, e strappa aritmeticamente …

Fidarsi delle apparenze, altro non resta. Persino tra i maestri del fair play (Chelsea-Wigan 8-0, Ancelotti campione), non solo nel nostro pollaio. Inter-Chievo oscilla come un pendolo fra 0-1, 4-1 e 4-3. Roma-Cagliari rimbalza da 0-1 a 2-1, doppietta di Totti. Il Milan perde a Marassi blindata e deserta, con il Genoa, e strappa aritmeticamente il terzo posto, cioè Champions diretta, mentre la Sampdoria schiva la trappola Palermo e così domenica, contro il Napoli, «servirà » per il quarto posto, cioè Champions con preliminari. E la Juventus? La Juventus è ormai un anno che fa storia e vergogna a sé; le ha prese anche dal Parma – in casa, naturalmente – fra l’immancabile e barbaro strascico di petardi, fumogeni e bombe-carta. Settima era e settima sarà, la qual cosa significa Europa League con sauna. Chiude, Zaccheroni, con una media punti inferiore al ruolino di Ferrara, a conferma che il fallimento è stato verticale e strutturale. Da un lato, quattordici sconfitte (a una dal record assoluto, vendemmia 1961-‘62); dall’altro, nove giocatori nel taccuino di Lippi. Qualcuno, il destino o il ct, ha preso un granchio. D’accordo, il Mondiale dura un mese e consta, al massimo, di sette partite, ma siamo di fronte a un carrello di bolliti senza precedenti. Se la gratitudine che i trionfi producono è una bestia renitente alla frusta del realismo, Lippi è un «santo dopo» e, quindi, molto può permettersi. Molto, appunto: non troppo.
Scudetto in volata, dunque. Domenica pomeriggio, Inter a Siena e Roma a Verona (Chievo). Difficile che la squadra di Mourinho si suicidi, anche se Mezzaroma e mezza Roma tiferanno per il Siena, già retrocesso con Livorno e Atalanta. I campioni segnano comunque e dovunque, gli sfidanti hanno recuperato Totti, un errore di mira non meno clamoroso dello sgorbio di Jeda, poi un gol, poi un altro (su rigore). L’Inter, smontata e  rimontata da Mourinho, ha in pugno il quarto titolo consecutivo sul campo. La Roma si è arrampicata oltre i propri limiti, che erano tanti – di rosa, di carattere – e ha ribadito di incarnare l’alternativa meno vaga affiorata dallo strappo di Calciopoli, come documentano i secondi posti del 2007 e 2008. Un solo crollo, la scorsa stagione, quando all’ombra della Tiranna si infilarono Juventus e Milan, e la Lupa finì sesta. A proposito: Roma, più 17; Juventus, meno 16. Le cifre non tifano, orientano; di punti in meno ne denuncia anche Mourinho (due, 79 a 81), ma ha appena vinto la Coppa Italia, sta per rivincere lo scudetto e il 22 maggio, al Bernabeu, contenderà la Champions League al Bayern.
Gli déi, nel frattempo, sembrano già aver scelto la punizione da infliggere a Ranieri, precettato d’urgenza da Rosella Sensi dopo l’eccesso di zero che mortificò le prime due giornate di Spalletti: fare più punti di Mourinho (oggi, 77 a 75) e finirgli dietro.Un classico.

(Di Roberto Beccantini per ‘La Stampa’)

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