Beccantini: "Juve, ringrazia San Rigorino" | JMania

Beccantini: “Juve, ringrazia San Rigorino”

San Valentino, san Rigorino. Contro la Lazio, non c’era. Contro il Genoa, neppure. Del Piero che si butta in area; Del Piero che, toccato, si schianta fuori. Saccani e Mazzoleni ci cascano. La Juventus ringrazia e parcheggia a meno uno dal quarto posto, l’ultima meta. Il gol di Legrottaglie in fuorigioco a Livorno può fare …

roberto-beccantiniSan Valentino, san Rigorino. Contro la Lazio, non c’era. Contro il Genoa, neppure. Del Piero che si butta in area; Del Piero che, toccato, si schianta fuori. Saccani e Mazzoleni ci cascano. La Juventus ringrazia e parcheggia a meno uno dal quarto posto, l’ultima meta. Il gol di Legrottaglie in fuorigioco a Livorno può fare il paio con la rete, regolare, che all’andata, proprio contro il Genoa, venne annullata a Iaquinta. Questione di mischie, di centimetri. I rigori, no. Sono episodi che i protagonisti avrebbero dovuto sollevare con maggior cautela. Degno di Del Piero è lo squillo dopo il pallone sradicato a Criscito e lo scambio radente con Diego; non il resto. Visto che siamo in tema di arbitri, il calcio di Totti a Bovo, sabato nell’anticipo Roma-Palermo, era da rosso, altro che giallo (vero, Tagliavento?).
Non vinceva, la Juventus, dal 6 gennaio (2-1 a Parma) e in casa, addirittura, dal 5 dicembre (2-1 all’Inter). Continua a prendere gol (undici partite), continua a giocare male, soprattutto in fase di impostazione, ma è apparsa viva e, a tratti, persino aggressiva. Si era rialzata a Livorno, dopo lo schiaffo di Filippini, ha reagito ai ceffoni di Marco Rossi e alla papera di Buffon: per fortuna, la prova tv anti-bestemmia non è ancora in vigore.
Due pareggi e una vittoria, in bilico fra pali, erroracci e omaggi il «cul di Zac» comincia a macinare. Gasperini presentava un assetto d’emergenza. In trasferta, poi, i suoi concedono troppo: otto sconfitte in dodici gare non possono essere ascritte esclusivamente al destino cinico e baro. Aveva il pareggio in pugno. Amauri, da parte sua, non segnava dal 28 ottobre, doppietta alla Sampdoria. Un cross decente, un’incornata all’altezza: è un brasiliano d’aria, non di terra, va servito così. Amelia gli ha dato una mano. I problemi rimangono, a cominciare dagli sbalzi di serenità e dall’ingorgo di classifica in cui si trova bloccata la squadra. Squallido e repellente lo scambio di petardi e bombe carta fra tifosi genoani e juventini, a testimonianza di un calcio così radicalmente malato da far sembrare la marcia verso gli Europei 2016 una terapia di (esagerato) lusso. Oggi, a Nyon, Abete presenterà il dossier a Platini; avversari, Francia e Turchia.
Partita all’inglese, Napoli-Inter. Per una ventina di minuti i campioni soffrono le girandole dei rivali (traversa di Hamsik, miracolo di Julio Cesar), salvo poi guadagnare metri e mettere in ghiaccio il risultato (traversa di Muntari). Rosetti era atteso al varco dal rancore post Udine e dalle statistiche di Mourinho. Un braccio di Aronica agita forti sospetti di penalty. La ripresa si riduce a un ruvido tamburello, dalle occasioni di Pandev e Milito al palo di Quagliarella. Al San Paolo, l’Inter aveva perso le ultime tre sfide. Punto e a capo: più sette sulla Roma, più nove sul Milan (una partita in meno). Mourinho ha sempre lo scudetto in tasca.

(Di Roberto Beccantini per la Stampa)

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