Allegri: "Urlare non serve a nulla"

Allegri: “Urlare non serve a nulla”

Allegri: “Urlare non serve a nulla”

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ alla vigilia dell’importante trasferta di Cagliari. Allegri è stato squalificato per un turno dal giudice sportivo e a meno che non venga accolto il ricorso d’urgenza, non dovrebbe essere normalmente al suo posto. Intanto, l’ex allenatore del Milan, puntualizza che per …

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ alla vigilia dell’importante trasferta di Cagliari. Allegri è stato squalificato per un turno dal giudice sportivo e a meno che non venga accolto il ricorso d’urgenza, non dovrebbe essere normalmente al suo posto. Intanto, l’ex allenatore del Milan, puntualizza che per lui il calcio è anche fantasia e libero sfogo delle proprie attitudini, non solo schemi.

Accusato di essere troppo “morbido” all’interno dello spogliatoio, Allegri sostiene anche che usare sempre il bastone e urlare all’indirizzo dei calciatori, serve a molto poco. “Non sono un maniaco degli schemi – evidenzia – ma un estroso: non posso stare 24 ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni”.

C’è chi dice che la partita si legga meglio dalla tribuna: è per questo che Garcia preferisce essere multato quasi ogni domenica pur di poter parlare illegalmente con un suo collaboratore presente sugli spalti:

È una cavolata dire che la partita si capisce meglio dalla tribuna. Lassù sei fuori, invece devi stare dentro il campo, percepire, cogliere uno sguardo, un momento. Il calcio non è solo tattica e schemi. Qualcuno vuole far passare il calcio per scienza ma non c’è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l’errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer. Possiamo parlare per ore di schemi e organizzazione – evidenzia – , ma le partite le vincono i giocatori. Se hai Messi, parti già quasi da 2-0. Con Ronaldo idem.

Nel recente passato Allegri ha più volte litigato in TV con Arrigo Sacchi, considerato da molti un maestro, il rivoluzionario del calcio. L’allenatore della Juventus, lo riconosce con diversi ma…

Sacchi ha stravolto il calcio ma a quell’epoca era più facile portare novità. Prima che tutto fosse filmato e analizzato, ci si metteva tre anni a capire come neutralizzare il 4-3-3 di Zeman. Oggi non puoi più sorprendere: per questo devi affidarti al talento. Montella? Mi piace come fa giocare la sua Fiorentina.

Poi una frecciatina a Conte e Garcia:

Se l’autorevolezza di un allenatore deriva dall’urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere. Galeone? Ho avuto la fortuna di avere un maestro come lui, che magari non ha ottenuto grandi risultati ma che mi ha insegnato il piacere del calcio. Temo che tiriamo su polli d’allevamento. In Italia le nazionali giovanili convocano quelli più funzionali al sistema di gioco, in Germania chiamano i migliori e poi vedono come metterli. La differenza è questa. Il calcio è cambiato. Il lavoro di noi allenatori – sostiene Allegri – serve a dare un’organizzazione, un’identità, delle indicazioni. A impostare la fase difensiva soprattutto quando stai attaccando. Non sminuisco l’importanza dell’allenatore, ma il suo compito principale è mettere a loro agio i giocatori. Il calcio si fa su un prato di 106 metri per 68, si corre con i piedi, si gioca con i piedi, la palla spesso prende giri strani e si pretende che in queste condizioni la soluzione la diano delle situazioni schematiche? Se gli schemi servissero a vincere, perché il Real Madrid ha speso cento milioni per Bale, che molto semplicemente dribbla, tira e spacca la porta? Bisogna saper andar oltre la tattica, gli schemi sono solo una traccia. Se hai gente come Ibra, Seedorf, Pirlo, Tevez, Nesta, Thiago Silva, Bonucci è a loro che ti devi affidare. A loro e alla creatività. In Italia se vai a vedere una partita, ti segni su un foglietto il modulo, t’addormenti e dopo un’ora ti risvegli, trovi i giocatori esattamente nelle stesse posizioni di prima. In Europa fai invece fatica a capire come gli altri giocano, non c’è rigidità. Ma loro imparano da bambini a occupare il campo per intero, al contrario di noi.

Quanto alla sua Juventus, prima in campionato e qualificata agli ottavi di Champions League, Allegri intravede ancora margini di crescita:

Ho un gruppo di ragazzi in gamba, – ha detto – che si sono rimessi in discussione, che vogliono ancora vincere. E ho detto loro che mi inc*** molto se non migliorano, perché hanno potenzialità tecniche e fisiche veramente notevoli. Lo dico anche pensando alla Champions. Il sorteggio poteva andarci peggio, lo dice uno che ha incrociato un sacco di volte il Barcellona. Il Borussia è alla nostra portata, anche se è difficile capire quale sia il suo vero valore e soprattutto come lo troveremo a febbraio. Ma in Champions – conclude – possiamo fare grandi cose.

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