Abete: "Giustizia sportiva non è giustizia sommaria" | JMania

Abete: “Giustizia sportiva non è giustizia sommaria”

Abete: “Giustizia sportiva non è giustizia sommaria”

Dopo gli ultimi deferimenti del Napoli e di alcuni suoi tesserati, gli imminenti provvedimenti nei confronti di altri club tra cui la Lazio, continua a tenere banco la questione della riforma della giustizia sportiva. ‘Tuttosport’ di oggi ne ha parlato con il presidente federale, Giancarlo Abete, che dichiara: “La giustizia sportiva da sempre, come avviene …

Dopo gli ultimi deferimenti del Napoli e di alcuni suoi tesserati, gli imminenti provvedimenti nei confronti di altri club tra cui la Lazio, continua a tenere banco la questione della riforma della giustizia sportiva. ‘Tuttosport’ di oggi ne ha parlato con il presidente federale, Giancarlo Abete, che dichiara: “La giustizia sportiva da sempre, come avviene peraltro per ogni assetto normativo anche statuale, si evolve e tiene conto delle nuove fattispecie e delle nuove esigenze, che emergono nel mondo dello sport. Per quanto riguarda il calcio è evidente che gli eventi collegati alle scommesse sportive e agli effetti che queste hanno determinato e stanno determinando per società e tesserati richiedono una riflessione a bocce ferme e una rivisitazione di alcune norme e di alcune prassi che nel tempo si sono consolidate”.

Secondo Abete, dunque, è possibile ipotizzare che al termine dei processi per il calcioscommesse si metta davvero mano al codice sportivo:

Certamente occorre attendere la fine dei processi per una riforma più organica, anche perché soltanto a conclusione dei processi sportivi si potrà fare una valutazione complessiva sui punti di forza e sulle criticità che si sono manifestate. Peraltro, la stessa riforma della giustizia sportiva è stata oggetto del lavoro dei saggi, insediati dal Coni un anno fa e che hanno concluso i loro lavori a gennaio, e non ha trovato ancora attuazione. Il recepimento dei nuovi principi presso le federazioni sportive nazionali è stato procrastinato al 30 giugno 2013, giusta le decisioni della Giunta del Coni dell’8 ottobre. Ciò perché, come ha evidenziato lo stesso presidente Petrucci, è opportuna una fase di riflessione alla luce delle nuove problematiche emerse con gli eventi criminosi collegati alle scommesse sportive.

Molte rimostranze, sono state fatte sul criterio di selezione dei giudici, che spesso si trovano in procedimenti unici sia dalla parte dell’accusa sia della difesa. Nessun problema, secondo Abete:

A me sembra che l’attuale meccanismo di selezione dei giudici risulti di estrema garanzia. Gli statuti del Coni e delle Federazioni, infatti, da un lato garantiscono la qualità professionale e comportamentale dei prescelti, dall’altro richiedono il requisito dell’esperienza e della conoscenza in materia sportiva per poter essere nominati negli organi di giustizia sportiva. Più della metà delle domande che sono state presentate in esito ai bandi indetti nei mesi scorsi per gli organi di giustizia sportiva della Figc non ha superato il vaglio della Commissione di Garanzia insediata presso la Federazione, composta da illustri magistrati come De Lise, Borrelli, Capotosti, Mirabelli e Squitieri. La valutazione di idoneità non è rimessa al Consiglio Federale ma è rimessa alla Commissione di Garanzia. Il Consiglio Federale su proposta del Presidente Federale nomina i giudici che risultino già dichiarati idonei dalla Commissione di Garanzia. È questo un meccanismo innovativo previsto dalla riforma del Coni varata il 2 febbraio 2012. Personalmente, come è noto, ho proposto, acquisendo il consenso unanime del Consiglio Federale, il rinnovo del mandato per i Giudici Sportivi, i vertici della Procura Federale, della Commissione Disciplinare e della Corte di Giustizia Federale. Si tratta di illustri professionisti che operavano in Federazione sulla base di una nomina effettuata nel 2007 dalla stessa Commissione di Garanzia allorché la Commissione, oltre a fare la valutazione di idoneità provvedeva direttamente alle nomine. Rimane la disponibilità ad ogni approfondimento per il futuro, attesa lassoluta trasparenza fin qui testimoniata dalla Federazione.

Tra le proposta al vaglio, la possibilità di ridurre a due i gradi di giudizio, per consentire maggiore approfondimento:

Sono favorevole alla riduzione a 2 dei gradi di giudizio – aggiunge Abete – perché ciò consentirebbe attesi i vincoli temporali esistenti nel processo sportivo fisiologicamente un maggior approfondimento. Occorre privilegiare la dimensione dell’approfondimento e del confronto senza correre il rischio che la previsione di più gradi di giudizio vincoli le tempistiche e non realizzi l’obiettivo primario che è quello di analizzare in modo organico le fattispecie oggetto di deferimento. Peraltro l’ordinamento sportivo ha addirittura un terzo grado di merito presso il Tnas non previsto nell’ambito del giudizio ordinario dove vi è il doppio grado di merito e il giudizio di legittimità in Cassazione; Cassazione che non entra più nel merito della causa ma valuta soltanto se nella fase precedente vi siano state da parte dei giudici di merito erronee applicazioni delle disposizioni processuali o della legge penale oppure se le sentenze siano palesemente illogiche e contraddittorie nelle motivazioni.

Il processo per le scommesse, ha dimostrato che spesso si condanna a prescindere, senza prove, basandosi sulle dichiarazioni di qualcuno. Cosa che lede addirittura i diritti dell’uomo e del cittadino. Questa la replica di Abete:

L’impianto del nostro ordinamento sportivo è in linea ed anzi è molto più garantista rispetto agli ordinamenti vigenti a livello internazionale. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia – pur essendo una nazione calcisticamente importante – è uno dei 209 paesi associati alla Fifa e dei 53 associati alla Uefa. La responsabilità oggettiva è un caposaldo dell’ordinamento sportivo internazionale. Penso peraltro che, anche nella giurisprudenza che sta maturando per gli eventi collegati alle scommesse sportive, si stia ridisegnando di fatto un livello di valutazione della responsabilità oggettiva, in capo alle società, più equilibrato rispetto al passato. Tutto è migliorabile e può essere migliorato senza stravolgere i principi fondamentali dell’ordinamento sportivo internazionale. Si è fatta troppa confusione fra procedimenti penali e procedimenti sportivi. A livello penale non è reato non onorare i principi di probità, correttezza e lealtà; a livello sportivo il mancato rispetto dell’articolo 1 del Codice di giustizia determina deferimenti e conseguenti sanzioni.

Come spiega Abete ad un profano quanto successo ad Antonio Conte: patteggiamento a 3 mesi saltato, richiesta di cinque volte tanto (15 mesi) da parte dello stesso procuratore che aveva patteggiato, condanna a 10 per due capi di imputazione, ricondanna in appello a 10 ma per un solo capo di imputazione, riduzione a 4 mesi del Tnas…

Gli organi di Giustizia hanno – ognuno nel rispetto delle norme vigenti piena autonomia ma ciò che vale per gli organi di Giustizia sportiva vale per la giustizia statuale. Nel corso del procedimento che ha riguardato Antonio Conte sia la difesa sia l’accusa hanno portato nei vari gradi di giudizio elementi non noti a chi aveva assunto precedenti decisioni . Ciò è avvenuto in sede di Corte di Giustizia Federale; ciò è avvenuto in sede di Tnas. Stiamo comunque parlando – a partire dal patteggiamento non accolto di fronte alla Commissione Disciplinare per arrivare all’arbitrato del Tnas – di un peso ponderato diverso relativo ad una sanzione, inizialmente oggetto di un’ipotesi di patteggiamento e poi oggetto di un arbitrato conclusivo. È sempre opportuno che più organi di giustizia si pronuncino su tematiche così importanti che hanno riguardato e stanno riguardando decine di tesserati e decine di società.

5 commenti

  1. incompetente

  2. incompetente

  3. incompetente

  4. Abbate Stefano

    capitan sparrow, che fai, gli rispondi pure? TEMPO PERSO!!

  5. capitan sparrow

    Cosa sarebbe allora?

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