10 (più che buoni motivi) per cui Calciopoli non convince | JMania

10 (più che buoni motivi) per cui Calciopoli non convince

10 LA PRESCRIZIONE Sono garantista, e rispetto l’istituto della prescrizione, un fondamento del nostro sistema giuridico, una tutela indispensabile per ogni imputato, un diritto fondamentale. Vale per tutti, anche per l’Inter. Ed è della durata di 4 anni, non di 8 (come da modifica dei codici avvenuta nel luglio 2007). La si potrebbe bypassare con …

10 LA PRESCRIZIONE
Sono garantista, e rispetto l’istituto della prescrizione, un fondamento del nostro sistema giuridico, una tutela indispensabile per ogni imputato, un diritto fondamentale. Vale per tutti, anche per l’Inter. Ed è della durata di 4 anni, non di 8 (come da modifica dei codici avvenuta nel luglio 2007). La si potrebbe bypassare con un atto “politico”, ma questo è un altro discorso, che non mi interessa. Restiamo alle regole e alle interpretazioni “di diritto”: c’è.

Fine? No.

Perchè quello che è successo dal 2006 in poi non è così facilmente banalizzabile. La Procura di Napoli ha ufficialmente chiuso le indagini il 7 aprile 2007. In un Paese normale, prima, non si sarebbe dovuto sapere niente. Niente intercettazioni sui giornali, niente forca, niente processi mediatici e, men che meno, niente processi sportivi. La prescrizione, alla quale ora gli Onesti si aggrappano, sarebbe valsa in grandissima parte anche per la Juventus. Ma non è successo. Perchè? Perchè, nel maggio del 2006, qualcuno ha pensato di “stopparla”, facendo finire interi libroni pieni di trascrizioni (e addirittura qualche file audio) alle varie testate giornalistiche a tiratura nazionale che, pur di pubblicare il tutto, hanno persino dimenticato di censurare i numeri di telefono. Una corsa allo scoop che ha travolto alcune squadre ed interrotto la prescrizione. Moggi era il mostro e, per la Juventus (e le altre coinvolte in Calciopoli-1), la prescrizione non è scattata solo perchè qualcuno ha fatto finire tutto, in maniera illegale, sui quotidiani. Le telefonate dell’Inter, invece, non ci sono finite (nel maggio 2006) per vari motivi (leggi: parzialità delle indagini condotte da Auricchio, immobilismo della Figc che  – nonostante abbia interrogato De Santis, Bergamo e Pairetto, e nonostante  tutti e tre avessero confermato al “super”procuratore Borrelli di aver avuto contatti telefonici, e non, anche con l’Inter – non ha mai inteso indagare in tal senso ritardando fino all’aprile 2010 l’apertura di una nuova inchiesta, ormai prescritta). Solo per questo, ora, il club nerazzurro può invocare la prescrizione.

E allora non va bene.

Perchè, nel caso della non prescrizione della Juventus, è avvenuto un fatto illegale – una fuga di notizie – ad interromperla. Ma, per l’Inter, si è arrivati a prescrizione solo ed esclusivamente perchè la Figc, pur avendo avuto già in mano delle carte dalla procura, pur avendo avuto confessioni di soggetti interrogati e, persino, pur avendo avuto in mano le carte dei pedinamenti e delle intercettazioni illegali Telecom disposte nei confronti di alcuni tesserati (Fabiani, Moggi, ecc..), si è “dimenticata” (diciamolo diplomaticamente) di aprire una nuova inchiesta contro i nerazzurri.

Va bene perciò, e l’ho fatto in premessa, dire che è tutto prescritto. Ma, per onestà intellettuale, bisognerebbe anche spiegare il perchè.

9 GLI ERRORI DELLE INFORMATIVE E DI DE GREGORIO

Ve ne sono davvero tantissimi, decine. C’è di tutto: gol annullati mai avvenuti, risultati alterati, ammonizioni dolose di giocatori in realtà non diffidati, espulsioni mai avvenute, espulsioni dolose a seguito di un pugno in faccia. Una compilation di orrori, che rendono poco credibile l’intera indagine e, purtroppo, anche la sentenza per il rito abbreviato di De Gregorio. In particolare, c’è un episodio che mi ha particolarmente colpito, e riguarda l’ex arbitro Paolo Dondarini, condannato a due anni di carcere. Vi riporto quello più inquetante, e riguarda uno dei due capi d’imputazione per i quali è stato condannato.

Faccio riferimento alla partita Chievo-Fiorentina 1-2.

Così la sentenza della Corte di Appello Federale (CAF) presieduta da Cesare Ruperto a proposito della partita arbitrata da Dondarini che dolosamente favorì la Fiorentina negando un rigore a tempo scaduto al Chievo (ovviamente il tutto inserito nel contesto di salvataggio della Fiorentina dalla retrocessione, con coinvolti i Della Valle, Lanese e ovviamente Moggi e Bergamo. Quella parte ve la risparmio): per la Corte è illecito sportivo, art. 6.

Grazie alla pressante iniziativa di Mazzini era ottenuta la designazione dell’arbitro Dondarini della quale il Mazzini metteva al corrente il Mencucci (conversazione telefonica del 5 maggio 2005 ore 13:26 – prog. 12528) rivendicando per sé il merito della vittoria della Fiorentina e l’apporto determinante dell’arbitro Dondarini che, in effetti, nei minuti di recupero del secondo tempo aveva negato al Chievo un evidente fallo da rigore commesso sul calciatore veronese Cossato (conversazione telefonica dell’8 maggio 2005 ore 16:59 – prog. 12779);

Per la sola cronaca, il fallo lo commise Ujfalusi, ed effettivamente ci poteva stare (mia valutazione personale).

Di seguito l’interpretazione della Corte Federale presieduta da Piero Sandulli che derubrica ad art. 1 il comportamento dei soggetti protagonisti delle telefonate di “contorno” alla partita, e che assolve Dondarini perchè è impossibile dimostrare che l’illecito si sia davvero compiuto dolosamente (e che, insomma, l’errore non sia stato solo un errore).

La CAF ha ritenuto provate tutte le accuse d’illecito formulate con riguardo alla gara Chievo Verona-Fiorentina dell’8 maggio 2005 e concernenti, come già ricordato, Diego Della Valle, Andrea Della Valle, Sandro Mencucci, Innocenzo Mazzini e l’ACF Fiorentina SpA per condotte tendenti all’alterazione della gara e l’arbitro Paolo Dondarini per avere ricevuto ed accolto da Bergamo indicazioni e direttive specifiche circa il comportamento da tenere nel corso della stessa allo scopo di garantire un arbitraggio favorevole alla società toscana. I primi giudici hanno conferito peso determinante a colloqui telefonici intercorsi tra i vari incolpati (ad eccezione di Dondarini), che avrebbero avuto valore preparatorio del risultato illecito auspicato, e ad un colloquio telefonico, di poco posteriore alla gara avvenuto tra il Presidente Lanese ed un giornalista, di commento negativo della prestazione dell’arbitro, al quale, secondo lo stesso giornalista, sarebbero stati “mandati segnali”. Ora, la Corte ritiene, in accoglimento dell’appello degli incolpati, che manchi la prova sufficiente della commissione dell’illecito di cui si discute, fatte salve le precisazioni che seguono relativamente alla prospettabilità di condotte sanzionabili ex art. 1 CGS. In particolare, il giudizio di inadeguatezza probatoria deriva, in modo preponderante, dall’impossibilità di ritenere accertata la sussistenza del segmento tecnico. Ed infatti, nulla prova, né consente il sospetto, che l’arbitro Dondarini fosse stato messo al corrente dell’altrui disegno illecito, che vi avesse prestato, in qualsiasi forma, adesione, che egli abbia improntato a favoritismo verso la Fiorentina la propria direzione di gara, che il presunto (solo alla stregua di una malevola conversazione telefonica tra terzi) errore tecnico fosse viziato da dolo, né che fosse stato raggiunto da qualsivoglia “segnale”. Mancando, per le ragioni appena esposte, il segmento arbitrale – ciò che, ovviamente, comporta il proscioglimento di Dondarini dall’incolpazione per la quale è stato deferito, con conseguente riforma sul punto della decisione impugnata – viene, come effetto naturale, irrimediabilmente incrinata la prospettata struttura dell’illecito addebitato alle altre persone deferite, ai cui atti deve disconoscersi la necessaria efficacia causale al raggiungimento dello scopo. Ed invero, le varie conversazioni telefoniche svoltesi nei giorni immediatamente precedenti la partita avevano, ancora una volta, carattere generico ed alludevano sempre alla necessità che la Fiorentina si sottraesse all’incombente pericolo di retrocessione. Ma in nessuna di esse si parlava di interventi volti ad influenzare la designazione arbitrale; né vi sono, negli atti del processo, colloqui concernenti la designazione concretamente avvenuta o prove di interventi presso l’arbitro. Altrettanto generica si rivela la telefonata, post gara, tra Mencucci e Mazzini in cui verosimilmente si definisce “fallo di confusione” quello che non sarebbe stato fischiato dall’arbitro in area di rigore della Fiorentina: nulla prova che tale riferimento implicasse la mala fede o la connivenza di Dondarini, potendosi ragionevolmente presumere che l’affermazione fosse il prodotto dell’euforia per la vittoria della squadra di Mencucci. La Corte ritiene, tuttavia, uniformandosi al ragionamento già posto a supporto di decisioni relative a fattispecie analoghe, presenti in questo procedimento, che le condotte di tutti gli incolpati (ad eccezione, ovviamente, di Dondarini, la cui posizione appare assolutamente tersa e lontana da ombre di qualsiasi natura), rivelatrici di impropri, inopportuni ed eccessivamente confidenziali rapporti telefonici tra soci e dirigenti di una società ed il Vice Presidente Federale (che avrebbe dovuto essere garante della terzietà ed imparzialità della federazione, piuttosto che attivo sostenitore di una delle società affiliate e propulsore di ulteriori contatti tra Diego Della Valle ed uno dei designatori arbitrali) non possano non riverberare, nell’ottica dell’articolo 1, per la loro carica di slealtà e scorrettezza.

Personalmente, dalle carte a disposizione che si possono leggere, mi pare l’interpretazione più razionale e garantista. Non sta ovviamente a me formulare questi giudizi, ma una opinione è lecita darla.

Così infine il GUP De Gregorio nelle motivazioni della condanna penale nel processo abbreviato di primo grado nei confronti di Dondarini. Vi riporto solo un estratto, pag. 157.

D’altra parte in questa fattispecie deve sottolinearsi che Dondarini, annullando un gol al Chievo per motivi non chiari ed addirittura nei minuti di recupero, adottò una decisione determinante del risultato favorevole alla Fiorentina e compatibile con la ritenuta sua parzialità.

Siamo al gol annullato, mai segnato!! Anche questa è, se volete, Calciopoli. Ed è esattamente per questo che non è credibile.

8 LO SCUDETTO ASSEGNATO DA NESSUNO

Chi l’ha assegnato lo Scudetto 2005/06? Sentiamo un pò di pareri dei diretti interessati..

Cesare Ruperto, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex Presidente della Commissione di Appello Federale (CAF) della Figc durante Calciopoli. Emise la prima durissima sentenza, il 14 luglio 2006.

« Andatevi a rileggere la mia sentenza: revoca dell’assegnazione del titolo di campione d’Italia 2004/05; non assegnazione del titolo di campione d’Italia 2005/06 ».

Piero Sandulli, ex Presidente della Corte federale della Figc durante Calciopoli. Emise la seconda sentenza, il 25 luglio 2006.

« A suo tempo espressi parere negativo sull’assegnazione dello scudetto 2006 all’Inter, perchè gli scudetti vanno conquistati sul campo e non a tavolino. Sarebbe stato più opportuno non assegnarlo, come quello del campionato precedente. Non so se ci furono pressioni da parte dell’Uefa affinchè il titolo fosse assegnato comunque ma la nostra stessa decisione lasciava trasparire che non era opportuno assegnare quello scudetto. La nostra fu una condanna etica per aver violato ripetutamente l’articolo 1 del codice, quello della lealtà sportiva».

Luca Pancalli, presidente del Comitato Paraolimpico ed ex Commissario straordinario della Figc nell’immediato post-Calciopoli.

« Fretta nell’assegnare lo scudetto all’Inter? L’ex commissario Guido Rossi in quel periodo si affidò al parere del comitato dei saggi che delineò la situazione spiegando bene che lo scudetto poteva essere assegnato o non assegnato. Alla luce di quella che era la decisione dell’epoca Rossi decise di assegnarlo all’Inter. Io ho sempre detto che poteva anche non essere assegnato ».

Gerhard Aigner, ex segretario generale dell’Uefa, uno dei tre saggi nominati da Guido Rossi per vedere se vi erano i presupposti per l’assegnazione dello Scudetto all’Inter, come richiesto da Masismo Moratti.

«Fu Rossi e non io a dare lo scudetto all’Inter. Da me arrivò solo un parere positivo in base agli statuti alla generica possibilità di riassegnare il titolo dopo la revoca alla Juventus»

Roberto Pardolesi, professore ordinario di Diritto privato comparato alla Luiss Guido Carli e anche lui uno dei tre saggi nominati da Guido Rossi.

«Se ci fossero elementi nuovi, evidentemente il procedimento andrebbe reistruito. È ovvio che se si configurassero elementi nuovi rispetto a quelli che sono stati offerti alla nostra valutazione, questa dovrebbe essere fatta ex novo o quanto meno reintegrata. Se il materiale che abbiamo avuto a disposizione fosse stato incompleto, la nostra valutazione sarebbe superata dai fatti, ma questo io non lo so. Se emergessero fatti nuovi, questi potrebbero essere esaminati; bisognerebbe aprire un nuovo procedimento e dunque sotto questo profilo non ci sono ancora i termini per la prescrizione».

La Uefa ha un suo regolamento. In particola c’è l’art. 1.02 delle regole della competizione secondo la quale i nerazzurri sarebbero stati considerati comunque «winner of the top domestic league championship», anche senza ottenere il titolo di campione d’Italia. E avrebbero perciò partecipato regolarmente alla successiva Champions League senza passare dai preliminari.

Franco Carraro, presidente della Figc dimessosi subito dopo lo scoppio di Calciopoli.

« Un grave errore di politica sportiva commesso dal Commissario Guido Rossi. Ho letto sui giornali che le motivazioni sono state le sollicitazioni da parte dell’Uefa e del CIO. Escludo qualsiasi tipo di sollecitazione ».

Resta solo Guido Rossi, che però – siamo pur sempre in Italia – ha a sua volta rigettato al mittente l’accusa dicendo che ad assegnare lo Scudetto all’Inter sono stati Luciano Moggi e Franco Carraro (assolto) con i loro comportamenti.

Uno scaricabarile indegno. Una cosa è certa: l’ha ufficialmente chiesto e ottenuto Massimo Moratti.

Così si espresse infatti il 16 luglio 2006: «Lo scudetto ci spetta perché è necessario fare un distinguo fra chi ha portato avanti un certo sistema e chi invece si è sempre comportato secondo le regole: fra chi ha barato e chi è onesto. Sì – continua -, sarebbe un messaggio sbagliato non assegnare lo scudetto. Un brutto segnale non solo all’Italia sportiva, ma a tutto il mondo. Un qualcosa che autorizzerebbe a pensare che proprio tutti erano sporchi. Noi no, alziamo la mano e urliamo: “Noi no. Con questo sistema sporco proprio non c’entriamo”. Ripeto, direi le stesse cose se al terzo posto fossero arrivate altre squadre. Lo scudetto è un diritto di chi si è comportato bene, il titolo va dato a chi si è distinto più di altri». Patetico.

7 IL RUOLO DI GALDI, DELLA GAZZETTA DELLO SPORT

Vi riporto uno splendido final firmato da Enzo Ricchiuti:

Conosco (di vista) Maurizio Galdi. L’inviato della Gazzetta al processo a Napoli. E’ un pacioso e silenzioso signore. Spesso in ultima fila. Pochi appunti, il telefonino, qualche giornale. Il profilo più basso di tutti, quasi a toccare terra. Sembra a disagio. In un’altra dimensione. Come se contasse scazzato e fiducioso solo il tempo che passa. Come stesse a una visita di circostanza fatta per non essere scocciato. Avulso dal frenetico contesto. Tra l’assorto e il disturbato. E non ci sono controesami che tengano. In quella batteria di gente che dubita e curiosi da ogni dove, l’unica costante è il suo disinteresse. In quella benedetta stanza delle udienze può cambiare tutto per non cambiare Galdi. Ed il fatto che si muova così: da (sopra) immobile. Insomma. Una certezza. L’unico dubbio era se tutto ciò fosse imbarazzo o semplicemente noia. Ma pure su quello abbiamo messo un punto fermo.

Dal verbale di assunzione di informazioni della Procura della Repubblica di Roma sulla fuga di notizie sulle indagini di Calciopoli.

Dichiarazioni del maggiore Auricchio:

“Galdi era una fonte utile per le indagini sul mondo del calcio…I contatti con Galdi sono iniziati dalla fine del 2003. Siamo amici e io l’ho anche utilizzato per apprendere notizie investigative nell’ambito delle indagini sul calcio. Mi chiamava frequentemente per tenermi informato su tutti i fatti che conosceva all’interno del mondo sportivo. Lo faceva perché era gratificato dal collaborare con gli investigatori…”

Dichiarazioni del maresciallo Di Laroni:

“Durante le indagini per la procura di Napoli abbiamo utilizzato Galdi per chiedere informazioni sul calcio, soprattutto per cercare siti web che fossero utili per le indagini ma anche informazioni in genere. Aveva contatti con il maggiore Auricchio e con me; i contatti erano sporadici, a volte a voce a volte al telefono. I contatti sono avvenuti soprattutto all’inizio delle indagini, negli ultimi mesi del 2004; mi chiamava frequentemente per chiedermi notizie sulle indagini; io lo chiamavo per avere le notizie che mi interessavano…Durante le redazione della seconda informativa noi cercavamo di comprendere le modalità del sorteggio arbitrale e io chiesi notizie al Galdi ed egli sulla casella istituzionale di posta del reparto mi inviò una mail che conteneva le norme in base alle quali i designatori avevano stabilito di fare i sorteggi. Io gli ho fatto per cortesia un ricorso avverso una sanzione per violazione al codice della strada…”

“… Aggiungo che il Galdi, dopo la fuga di notizie, si lamentò con me ed il maggiore Auricchio del fatto che lui aveva fornito apporto alle indagini senza nulla ricevere, a differenza di alcuni suoi colleghi”

Carta dei doveri del giornalista:

Principi: “… Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale. Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento…”

Presunzione d’innocenza: “In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo…”

Incompatibilità: “… Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione“

6 COLLINA MAI PUNITO, NE’ INDAGATO: PERCHE’?

Come abbiamo potuto apprendere ascoltando le telefonate “piaccia o non piaccia” in questi giorni, l’ex arbitro e attuale designatore arbitrale Pierluigi Collina intratteneva rapporti molto amichevoli con Leonardo Meani, e si rivolgeva ad Adriano Galliani (e alla Fazi?) per sponsorizzare la sua candidatura a futuro designatore arbitrale. Un fatto inaccettabile (immaginatevi se Moggi avesse intrattenuto rapporti con De Santis, e se lo stesso si fosse rivolto a Bettega per fare carriera una volta appeso il fischietto al chiodo..). Ma il 10 aprile 2010 abbiamo appreso dalle parole del “cretino che conta” Giancarlo Abete che “l’intercettazione tra Collina e Meani uscita nei giorni scorsi e pubblicata come nuova in realtà è vecchia, nota ed è già stata valutata dagli organi di giustizia sportiva”.

Valutata? E come? Approfondiamo.

Quella telefonata tra Collina e Meani è stata vagliata, esaminata e giudicata da Marcello Cardona, procuratore arbitrale nazionale, ed aveva portato al deferimento di Pierluigi Collina “per aver intrattenuto nel corso della stagione 2004-05 e, comunque, fino alla fine del mese di agosto 2005, irregolari contatti con soggetti tesserati dell’Ac Milan aventi ad oggetto argomenti attinenti l’attività arbitrale; in particolare riguardo ai contatti con il tesserato Leonardo Meani. Si contesta la circostante aggravante del pregiudizio arrecato per la notorietà dei fatti all’immagine dell’Aia”. L’atto del deferimento trasmesso da Marcello Cardona alla Figc, stigmatizzava il comportamento dell’ex arbitro: “La condotta tenuta da Collina risulta disciplinarmente significativa per la palese inopportunità dei rapporti intrattentuti con il Meani all’indomani di una gara del Milan da lui arbitrata, con accese polemiche, originate da alcuni decisioni arbitrali. Tale comportamento è stato senza dubbio inopportuno e contrastante con la posizione di imparzialità e di indipendenza che, anche a livello di immagine, connotano l’essenza della figura arbitrale. Giova evidenziare che anche il rapporto con il Presidente della Lega si è rivelato inopportuno, infatti, come Collina ha ammesso, Galliani ebbe modo di lamentarsi per quanto accaduto durante la gara Siena-Milan”. E da Cardona sono state giudicate inaccettabili le giustificazioni di Collina per aver contatto Meani come tramite verso Galliani.

Nello smistamento del 2006 tra fatti, telefonate, squalifiche e deferimenti ora dovrà essere spiegato anche perché qualcuno e in nome di cosa decise che il deferimento di Collina firmato dal procuratore arbitrale Marcello Cardona, dovesse finire dimenticato in un cassetto della Figc e non sul tavolo della giustizia sportiva. La procura arbitrale aveva trasmesso la relazione all’Ufficio indagini e il procuratore Marcello Cardona nell’atto del deferimento chiedeva provvedimenti disciplinari. Quell’atto è finito in un cassetto della Figc e Collina è diventato designatore arbitrale. Chi ha deciso di chiudere quel cassetto? In quell’anno ha pagato una intera classe arbitrale, mentre Collina è stato premiato con la promozione a designatore.

5 LE INTERCETTAZIONI PERSE (O MAI AVUTE) DALLA FIGC

Così il direttore generale della Figc Antonello Valentini il 16 aprile scorso: “Per qualsiasi vicenda di carattere giudiziario noi ci mettiamo in scia alla magistratura ordinaria. Abbiamo accertato con il Procuratore federale (Palazzi, ndr) che non abbiamo mai avuto quei dischetti. Il 15 dicembre 2007 Palazzi chiese i documenti a Napoli e alla vigilia di Natale ci furono recapitati tre faldoni cartacei su fatti che tra l’altro erano caduti in prescrizione sei mesi prima”. Tradotto: in Figc non hanno mai avuto i CD con gli audio di tutte le telefonate intercettate dai Carabinieri. Come l’hanno istruita Calciopoli? Leggendo la Gazzetta?

4 LA FUGA DI NOTIZIE: CHI E’ STATO E PERCHE’?

L’allora maggiore Auricchio ha dichiarato nel 2007 dinanzi alla Procura della Repubblica del tribunale di Roma che le tre informative riepilogative dal suo nucleo redatte su “Calciopoli” erano protette da una password, comunicate ai colleghi che lavoravano assieme a lui alle indagini. La password era nota anche al suo allora superiore Col. Arcangioli (googlatevelo, per curiosità) che chiese ed ottenne di conoscerla. Sabato 13 maggio 2006 il maresciallo Auricchio interroga l’arbitro Gianluca Paparesta, che rilascia “dichiarazioni particolarmente interessanti sotto il profilo investigativo”. Pochi giorni dopo, si verifica una fuga di notizie che finisce nella trasmissione Matrix e, successivamente, sul Corriere della Sera, che riportano le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio. A quel punto Auricchio e i colleghi cercano di ricostruire la vicenda. La domenica successiva all’interrogatorio, sempre l’Arcangioli  chiede e ottiene dai colleghi Di Laroni e Vucetic copia cartacea del verbale dell’interrogatorio. Auricchio vede Arcangioli assieme alla giornalista Sarzanini e Galdi gli rivela di aver visto un fascicolo sulla scrivania della giornalista, probabilmente quello di Paparesta.

Quanto invece alle informative vere e proprie, pur essendo stato L’Espresso il primo giornale a dare notizia delle indagini di Napoli, l’ha fatto, secondo Auricchio, basandosi sulle informative di Torino, e non sulle loro.  Il Libro nero del calcio è stato invece, secondo lui, semplicemente acquistato da altro giornale quando le informative erano già “sul mercato” (a dimostrazione di ciò il fatto che le offrirono anche a Panorama).

Il primo giornale ad aver invece pubblicato notizie dalle loro informative è stato Il Romanista, diretto da Riccardo Luna. Per Auricchio, Luna aveva diversi agganci “istituzionali”.

“Non credo che la rivelazione delle notizie sia avvenuta per motivi economici perché necessiterebbe una mentalità criminale; ritengo invece che si siano accumulati più interessi, come quello di pregiudicare le indagini”. Così ha concluso la sua deposizione Auricchio. Difficile da credere. Resta la domanda: perchè avvenne allora tale fuga, se pregiudizievole per le indagini? Probabilmente, al netto dell’Auricchiese, perchè di penalmente rilevante c’era poco, mentre sportivamente parlando c’era materiale a sufficienza per imbastire un processo al calcio (che poi piaccia o non piaccia non toccò l’Inter). Senza tale fuga, infatti, è bene sempre ricordarlo, il tutto sarebbe sportivamente caduto in prescrizione, anche per la Juventus. E, sempre per lo stesso motivo, il fatto che allora non uscirono le telefonate dell’Inter ha permesso alle stesse di cadere in prescrizione.

Chi ha avuto interesse a far uscire queste notizie sui giornali? E perchè? La riposta a questa domanda probabilmente risolverebbe parecchi degli attuali misteri di Calciopoli.

3 GLI STRANI INTRECCI INTER-TELECOM-FIGC-FIAT

Intrecci pericolosi, quelli avvenuti sull’asse Figc-Telecom-Fiat. Proviamo a riorganizzare un po’ le idee facendo mente locale:

2006: Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza prima di Pirelli e poi di Telecom, ammette sotto interrogartorio presso la Procura della Repubblica di Milano che Massimo Moratti aveva organizzato un’indagine su Calciopoli con più di due anni d’anticipo ri­spetto al maggiore Attilio Auricchio, ordinando indagini ai limiti della legalità su arbitri, designatori e Juventus. Già dal 2002, insomma, iniziò una indagine – illegale – contro alcuni degli imputati di Calciopoli. Ovviamente la fonte è Giuliano Tavaroli, e la responsabilità di tali dichiarazioni è sua.

16 Maggio 2006: Guido Rossi, ex Presidente di Telecom, diventa Commissario straordinario della Figc. Così lo annuncia Gianni Petrucci: “Dovevamo scegliere una persona fuori dal nostro mondo, come avevamo detto, e il professore è una persona di cui nessuno può dire ‘è amico di… non è amico di.’”. Dichiarazione quantomeno opinabile, non fosse altro che era stato certamente, fra le altre cose, dirigente finanziario dell’Inter e membro del CdA dei nerazzurri. Come se non bastasse, un suo vice, Paolo Nicoletti, è il figlio dell’avv. Francesco Nicoletti, calabrese, che difende da decenni la famiglia Moratti.

23 Maggio 2006: Guido Rossi nomina Francesco Saverio Borrelli come nuovo Capo Ufficio Indagini della Figc, succedendo allo sfiduciato Pappa. Uno dei due vice è Federico Maurizio D’Andrea, tenente colonnello della Finanza del nucleo di Bergamo.

15 Settembre 2006: Dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, Guido Rossi viene nominato nuovamente presidente di Telecom Italia.

20 Settembre 2006: Terminata Calciopoli, Saverio Borrelli e i suoi vice D’Andrea e Falcicchia rassegnano le dimissioni dall’Ufficio Indagini. Il D’Andrea passerà alla Telecom, al servizio security prendendo il posto di Tavaroli. Diventa di fatto il n. 3 di Telecom.

21 Settembre 2006: Il Commissario straordinario della Figc, Guido Rossi, neopresidente della Telecom, rimette il suo mandato, così come i suoi vicecommissari Vito Gamberale e Paolo Nicoletti. Il suo posto viene assunto da Luca Pancalli.

27 Settembre 2006: Dopo un colloquio col nuovo Commissario straordinario della Figc Luca Pancalli, Francesco Saverio Borrelli ci ripensa, e ritira le sue dimissioni.

Marzo 2007: La Procura di Milano invia alla Figc un fascicolo contenente, fra le altre cose, le già citate dichiarazioni di Giuliano Tavaroli sui pedinamenti della Telecom.

Aprile 2007: L’ex arbitro Massimo De Santis accusa la Telecom di averlo illegalmente intercettato e pedinato. Stessa sorte capita fra gli altri a Bobo Vieri e all’ex Dirigente del Messina Fabiani. Leggete cosa ha detto al riguardo l’avv. Silvia Morescanti, difesa Fabiani e Bergamo, durante lo speciale Calciopoli andato in onda su Sportitalia lo scorso 6 aprile 2010:

“Nel processo Telecom a Milano è emerso, ma agli atti c’era gia dal lontano 2006, che alcuni arbitri ed alcuni dirigenti, tra cui Fabiani, sono stati seguiti e pedinati. Tutto questo materiale è arrivato nelle mani del Dottor Francesco Saverio Borrelli nell’aprile del 2007. Nel 2007 la Federazione sapeva perfettamente quello che era successo. Cosa ha fatto nei confronti dell’Inter visto che da quell’indagine è emerso chiaramente che i mandanti per far seguire e pedinare determinate persone del mondo del calcio sono stati Moratti e Facchetti? La Federazione queste documentazioni le ha, io ho le prove, io ho la documentazione e l’ho portata anche al CONI quando ho difeso Fabiani e, addirittura, l’ho mandata per far riaprire il procedimento anche nei confronti dell’Inter. La Federazione ha taciuto ed ha ritenuto di non dover riaprire un procedimento così importante”.

Così invece Emanuele Cipriani, l’uomo dei dossier Telecom, in una intervista rilasciata alla trasmissione Report di Rai Tre del 16 maggio 2010:

D. Tra i suoi dossier ci sono anche alcuni che riguardano i giocatori dell’Inter, l’arbitro De Santis..
R. Si..
D. ..poi al centro di Calciopoli, no?
R. Si, come no!
D. Queste cose voi le fate su indicazione di chi?
R. L’operazione sull’arbitro De Santis fu richiesta e pagata da Pirelli, mentre la verifica del comportamento – perchè anche lì c’erano voci che questi calciatori c’avessero frequestazioni non troppo ortodosse e potevano non rendere in campo – arrivò sempre da Pirelli, però con l’indicazione di fatturare all’Inter.
D. E veniva informato Tronchetti Provera di questi rapporti, che lei sappia?
R. In mia presenza diverse volte il signor Tavaroli ha alzato il telefono, gli accennava l’esito e, automaticamente, spessissimo – dato che erano le pratiche più delicate – Tavaroli si alvaza, mi lasciava lì e andava direttamente in via Negri dal dott. Tronchetti.

2 Aprile 2007: Giancarlo Abete diventa il nuovo Presidente della Figc succedendo al Commissario straordinario Luca Pancalli.

6 Aprile 2007: Guido Rossi rassegna le dimissioni da Presidente e membro del CdA della Telecom.

Giugno 2007: Francesco Saverio Borrelli si dimette nuovamente.

23 Giugno 2007: il procedimento contro l’Inter per il “caso Telecom” viene ufficialmente archiviato dalla Figc per prescrizione.

1 Luglio 2007: entra in vigore il nuovo Codice di Giustizia Sportiva.

8 Marzo 2008: Fabio Tamburini de Il Sole 24 Ore scrive che Guido Rossi è da alcune settimane consulente FIAT

10 Marzo 2008: L’Avv. Berardino Libonati viene nominato presidente Telecom Italia Media. Tra le tante cose, è il legale di fiducia di Gabetti (Presidente Exor) nella causa intentata da Margherita per far chiarezza sull’eredità di Gianni Agnelli.

Sarà così che funziona l’alta finanza, e saranno tutte persone, quelle scelte, di stimata professionalità e intaccabile moralità. Certo, alcune scelte sono, questo si può dire, un po’ inopportune.

2 PIACCIA O NON PIACCIA, HANNO IGNORATO L’INTER

Vi cito un articolo del 27 ottobre 2008 dell’Ansa:

Napoli, 27 ottobre – ”Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, o con il signor Sensi o con il signor Campedelli, presidente del Chievo…”. Cosi’ il pm Giuseppe Narducci liquida la tesi secondo la quale, nell’ambito dei contatti illeciti tra dirigenti, designatori e arbitri emersi dall’inchiesta Calciopoli, ci si troverebbe in fondo di fronte a ‘’sollecitazioni da parte di tutti nei confronti di tutti”. Una tesi che è stata sostenuta da alcuni imputati del processo e con la quale, a parere degli inquirenti, si intenderebbe soltanto ridimensionare il ruolo e le responsabilità di quanti sono rimasti coinvolti nella vicenda giudiziaria. A confutare tale versione, più volte proposta anche in commenti e interviste, è stato il pm Narducci nel corso della requisitoria in apertura della prima udienza, davanti al gup Eduardo De Gregorio, del processo nei confronti di 11 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato. Una requisitoria che richiederà a Narducci e al pm Filippo Beatrice, almeno altre due udienze a cominciare dal 12 dicembre prossimo. Per il pm napoletano, sono ”balle smentite dai fatti” le tesi sull’esistenza di un sistema generalizzato in cui erano tutti a parlare con tutti. Nelle migliaia di intercettazioni, ha sottolineato il magistrato, ”ci sono solo quelle persone (gli attuali imputati, ndr), perchè solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio”. ”I cellulari – ha aggiunto – erano intercettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti dicono che non e’ vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzino o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle”. E ciò vale anche per le schede ”occulte”, cioè le schede sim segrete che Moggi aveva fornito a arbitri e designatori. ”Schede del signor Moratti e del signor Sensi non ce ne sono, ci sono invece quelle schede di cui abbiamo parlato”, ha affermato Narducci.

Riletto a due anni di distanza, non credo serva aggiungere altro. O forse sì.

Così Paolo Bergamo l’8 giugno 2006 in una intervista concessa a Repubblica:

D. Ma parlava o no al telefono con Moggi?
R. “Con Moggi? Certo che parlavo con lui, ma io parlavo con tutti. Come era logico che fosse. Parlavo con Capello, con Sacchi… Normale, normalissimo”

D. Però i carabinieri sostengono che c’è stato un pranzo segreto a casa sua, a Collesalvetti, con i dirigenti della Juve.
R. “Macché segreto e segreto. Il campionato era praticamente finito, la Juventus giocava a Livorno e aveva già vinto lo scudetto. Sì, Moggi e Giraudo sono venuti a cena a casa mia, e allora?”

D. I carabinieri erano appostati al cancello…
R. “Al cancello, lungo la stradina, ovunque stavano… In passato avevo invitato a cena anche Galliani, dirigenti dell’Inter e di altre società. Scusate, ma che male c’è?”

Sempre lo stesso giorno, gli uomini del pool di Borrelli interrogano Bergamo dalle 9.10 alle 18. Bergamo confessa subito ai vicecapi dell’allora Ufficio Indagini, D’Andrea e De Feo, che sentiva tanti altri dirigenti. Come si può leggere dal verbale d’interrogatorio, questa fu la dichiarazione di Bergamo: “Non ho mai negato di parlare della probabile formazione della griglia, che comunque dovevo confrontare con Pairetto, anche con tutti gli altri dirigenti di società che me ne avessero fatto richiesta. Questa consuetudine di parlare della griglia o di quegli arbitri che potevano andare nella griglia, ribadisco, ce l’avevo anche con altri dirigenti (tra gli altri Facchetti, Meani, Capello, Sacchi). Non so dire se Pairetto si confrontava con altri su questi temi. E preciso che la conoscenza della griglia era il “segreto di Pulcinella” in quanto gli arbitri erano certamente individuabili per gli addetti ai lavori”.

La giornata si conclude, alla sera, con la partecipazione del Begamo ad una puntata di Matrix. “Intervenuto in TV alla trasmissione condotta da Enrico Mentana, Paolo Bergamo ha affermato che le telefonate a lui ed al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. Bergamo ha candidamente rivelato di essere solito parlare con tutti ed ospitare in casa sua, persino per la notte, il presidente interista Giacinto Facchetti. In particolare, ha dichiarato che riceveva spesso telefonate dai dirigenti dell’Inter, squadra a cui è stato assegnato successivamente lo Scudetto 2005-2006. Sempre nel corso dell’intervista, l’ex designatore, ha detto che durante la stagione calcistica 2003-2004 ha parlato più volte con l’allora allenatore della Roma, Fabio Capello”.

Passiamo all’ex arbitro Massimo De Santis: così disse nel corso di una trasmissione su Antenna 3 il 30 aprile 2007:

“Io dichiaro di non aver mai, e dico mai, parlato al telefono con Luciano Moggi e di non aver mai preso da Moggi alcuna sim straniera. Anzi. Dico di più. Ero solito parlare abitualmente con altri dirigenti calcistici. Mi sentivo spesso con Facchetti e Meani. Con Giacinto Facchetti avevo un buonissimo rapporto e devo dire che lui in parecchie circostanze è stato molto ossessivo. (…) Queste cose le sa benissimo anche Moratti. Mi spiace parlare di una persona che purtroppo non c’è più. Ma io sono disponibilissimo a rendere pubblici i miei tabulati telefonici, di modo che tutti sappiano che questi rapporti erano reali. Meani? mi sentivo spessissimo anche con lui e mi viene da sorridere quando viene trattato come un fattorino o una badante”.

Così, infine, Rosario Coppola, ex assistente della Can A, intervistato da calciomercato.com il 6 aprile 2010 che conferma una sua testimonianza resa nel processo di Napoli:

D. Lei raccontò tutto prima in Figc, poi, scoppiata Calciopoli, ai carabinieri.
R. «Quando incontrai i carabinieri rimasi sorpreso dal loro atteggiamento: sembrava che l’argomento non gli interessasse forse perché quello che stavo raccontando non andava nella direzione da loro intrapresa. Furono molto sbrigativi dicendo che sull’Inter non avevano intercettazioni».

D. Oggi, ci sono.
R. «Non sono sorpreso. Ora si parla dell’Inter, ma lo facevano tutti».

D. Perché ha parlato solo lei?
R. «Perché io ho smesso di fare il guardalinee».

Vi ricordo, infine, che grazie al lavoro dell’amico Gabriele Capasso, ho realizzato questo dossier che mette a confronto le telefonate della Sentenza Caf che “inchiodano” Luciano Moggi con quelle emerse di Giacinto Facchetti, allora Presidente dell’Inter. Tutti sicuri che non fossero “rilevanti”?

1 LA SENTENZA “ETICA” APPELLABILE

La Juventus è finita in Serie B con penalizzazione perdendo 2 Scudetti senza di fatto aver alterato alcun risultato sportivo. Nessun art. 6, ma una somma di art. 1 divenuti art. 6. Un “illecito strutturato” creato appositamente per giustificare la durezza della penalizzazione, che doveva venire incontro alle esigenze dal sentimento popolare, che chiedeva pulizia. Non serve aggiungere altro. I precedenti 9 punti sono tutti importanti, ma la realtà è che non sarebbe neanche servito questo nuovo filone di intercettazioni per chiedere la revisione del processo sportivo. Bastava volerlo.

Di Antonio Corsa per Uccellinodidelpiero.com

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